Burocrati, permalosi con qualche scheletro nell’armadio, e un piano segreto?

 

Matteo Renzi

Matteo Renzi

Qui “gatta ci cova”. La Merkel tace ma parlano per lei Juncker, Bundesbank e gli altri vassalli nord europei.

di Lamberto Colla –

Parma, 10  novembre  2014 

Il travagliato “percorso vita” nella palestra UE di Matteo Renzi è iniziato e con esso anche le schermaglie con i vertici e le corazzate tedesche pronte a intervenire a difesa di ogni piccolo o grande interesse nazionale. 

La “portinaia del condominio europa” tace, raccogliendo, forse, l’invito che abbiamo rivolto dalle colonne di questo giornale o perché, molto più probabilmente, “gatta ci cova” e sta preparando l’assalto finale all’Unione Europea. 

E’ quasi un mesetto che la Cancelliera di ferro non si esprime e nemmeno è intervenuta nella disputa tra Mario Draghi e alcuni suoi oppositori che, guarda caso. sono i vertici “Buba”  (come confidenzialmente viene identificata la banca centrale tedesca Bundesbank) e i rappresentanti di alcuni Paesi nord europei, contrari alla politica finanziaria del “drake” nazionale a capo della BCE. L’apertura della Banca Centrale Europea, proposta e portata avanti con determinazione da Mario Draghi, a politiche finanziarie in grado di sostenere lo sviluppo e la crescita all’interno dell’Unione non piace a Berlino. Già perché alla Germania non va giù che la maggiore contribuzione vada, inevitabilmente, a favorire le economie dei Paesi, in questo momento in maggiore difficoltà di ripresa, ai quali si è aggiunta un’altra potenza economica europea del peso della Francia che ha dichiarato che non rispetterà il vincolo del 3%.  

L’ultima grande arma a disposizione della Bce, l’acquisto di titoli pubblici, è sempre stata osteggiata dai “falchi della Buba” e perciò mai convintamente proposti da Draghi. Ma è giunto il momento, i tassi sono a valori così bassi da non offrire più spazi di manovra.  A rischio la presidenza dello stesso Draghi proprio all’anniversario del suo terzo anno ai vertici di Strasburgo. 

E invece, nonostante l’opposizione mediatica, che indicava Draghi essere un uomo solo in BCE, inaspettatamente il board della Banca Centrale Europea ha accolto la politica monetaria composta di misure non convenzionali proposta dal finanziere italiano.

Ma un altro fronte, in questi giorni era aperto, questa volta tra il giovane premier italiano e lo stesso Presidente della Commissione Europea, il lussemburghese e gran vassallo Juncker, il quale non aveva gradito l’esternazione di Matteo sul “covo di Burocrati di Bruxelles”. Il Presidente della Commissione, dall’alto della sua integrità morale, ha aperto il fuoco di sbarramento pretendendo il rispetto per i rappresentanti delle istituzioni. Proprio lui che, quando era premier in Lussemburgo, favorì lo sviluppo del Granducato Lussemburghese attraverso una politica di privilegi finanziari che ha portato – di fatto – il piccolo Paese del nord a diventare una sorta di “paradiso fiscale”. La conferma è giunta nelle scorse ore dalla pubblicazione di un dossier, realizzato da un gruppo di giornalisti d’inchiesta come riportato dal “Sole 24 ore” lo scorso 6 novembre nell’articolo a firma di Beda Romano “Lussemburgo, i 550 «favori» alle multinazionali che imbarazzano Juncker”. 

E, in tutto questo bailamme la Merkel, si proprio lei la Cancelliera Tedesca, che tutto sa e tutto vuole, tace. Un cambiamento di stato quasi impossibile da credere per una che sarebbe capace di intervenire anche sul colore delle scarpe di chiunque del suo entourage. 

Il silenzio della Merkel e l’accondiscendenza della Buba alle proposte, mai amate nè tantomeno volute, di Draghi fanno riflettere.

Che siano vere le congetture giornalistiche che la Germania stia predisponendo un piano segreto per uscire dall’Euro?

 

 

 

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