Grandi manovre al Parmigiano Reggiano

 

Giuseppe Alai

Giuseppe Alai

Alai: servono strategie condivise. Il Parmigiano è in un mercato che non è il suo.

La strada della polverizzazione  del latte potrebbe essere il prossimo obiettivo da porsi all’interno del comprensorio.

di LGC – Parma 19 novembre 2014 —

Modulazione della produzione, qualità e distintività riconoscibile sono le leve sulle quali convergere le forze di tutti per riprendere in mano i mercati tipici del Parmigiano Reggiano. 

Questi i punti emersi dalla relazione del presidente del Consorzio di Tutela del Formaggio Parmigiano Reggiano, Giuseppe Alai, illustrati al folto pubblico di operatori presenti all’incontro organizzato, ieri mattina alla sala civica del municipio di Noceto, dal centro di consulenze Agriverde.

da sinistra - Pattini, Alai, Rainieri, Scaccaglia, Venturini

da sinistra – Pattini, Alai, Rainieri, Scaccaglia, Venturini

E’ la preoccupante situazione in cui versa il re dei formaggi il motivo scatenante del confronto tra gli imprenditori di settore e il presidente del Consorzio di Tutela.  Il presidente, in più circostanze, ha inteso sottolineare quanto sia indispensabile individuare e condividere delle scelte strategiche da portare avanti tutti, nessuno escluso. “Il Consorzio è in grado di guidare la volontà delle persone? – sottolinea il presidente – No, il consorzio fa delle delibere che poi si traducono in buoni consigli che se uno vuole li rispetta e se non vuole non li rispetta. E veniamo all’esempio più pratico. I piani produttivi 2011- 2013 dicevano produzione 2010 + lo 0,8%. Si partiva con 3.040.000 forme e si arrivava con 3.100.000 unità. Questo era quello che aveva detto di fare il consorzio. La soglia delle 3,1 milione di forme fu superata di 200.000 forme. Allora non abbiamo fatto quello che ci aveva detto il consorzio.”  Una quota che, evidentemente, il mercato non ha potuto assorbire a discapito perciò del prezzo del prodotto.

“Il consorzio, rimarca Alai, è una associazione di caseifici in cui si aderisce volontariamente e ci si impegna, non ci si obbliga, a fare quello che viene stabilito. Oggi per me il tema è quello di costruire una mentalità che ci faccia vedere la situazione nella complessità.”

E’ opinione del presidente la necessità di lavorare sul prodotto esaltandone gli aspetti di tipicità e di territorialità che siano distintivi e unici, quindi ben riconoscibili rispetto al Padano e ai prodotti similari. 

La quota eccedente di produzione che il mercato, in questi ultimi anni,  non è stato in grado di assorbire è un’importante concausa della crisi di valore del re dei formaggi.

Pubblico in sala

Pubblico in sala

 La rimodulazione dell’offerta, con una riduzione del 5% della produzione di formaggio, è la proposta alla quale l’assemblea consortile sarà chiamata a esprimersi nelle prossime ore.

“In questo momento abbiamo  la necessità di smaltire le scorte, prosegue Alai, quindi si dice produci 95% e se fra due anni l’economia si riprende diremo produci il 102%. Ma le quote non le ridurremo ai produttori. Chiederemo quindi una modulazione della produzione di formaggio, momentanea di un anno soltanto, e il latte che si produrrà in più cercheremo di dargli un’altra destinazione accompagnato da un’indennizzo che va da 4 a 10€ al quintale. I 4 euro servono per indennizzare il 5% di minor trasformazione casearia che pagherebbe  5,6€ per la  di marchiatura differenziata e  fanno 9,6 euro. Se qualcuno può offrire latte alimentare gli diamo 10€ in aggiunta al  valore di mercato (46€ circa totali – ndr). Facciamo questa  differenza consapevoli che non tutti i caseifici sono attrezzati per la vendita del latte.”

In sintesi l’obiettivo del Consorzio, sempre che domani (19 novembre) venga approvata la proposta, è un programma di  scolmatura che dovrebbe consentire una ripresa di prezzi pur senza ridurre la produzione di latte dei singoli allevatori. “Domani andremo quindi a proporre una riduzione della produzione, conclude Alai, cercare una alternativa per il latte trasformato in modo diverso,  inoltre  cominceremo a tracciare quello che può essere un percorso  futuro di quello che è il radicamento del nostro prodotto sul territorio. Dovremo trovare un equilibrio tra il significato di tipicità e il significato di territorialità con l’attenzione ai costi perché ogni  vincolo è una quota di costi aggiuntivi”.  Obiettivo di breve termine sarà perciò quello di individuare il giusto equilibrio tra costi, vincoli e tipicità. Un percorso non semplice che, molto probabilmente, proprio in forza della delicatezza dell’argomento, porterà a innalzare il tasso di discussione tra le diverse anime che compongono il Consorzio di Tutela.

Già la proposta di riduzione produttiva del 5%  è frutto di una negoziazione che vedeva una quota di produttori favorevoli a una percentuale maggiore di latte da sottrarre alla trasformazione casearia. 

In conclusione, Alai, non vedrebbe male l’introduzione di un polverizzatore di latte che consentirebbe di “fare 15 prodotti diversi” aumentando perciò anche le opzioni di destinazione produttiva degli associati. Una terza opzione che andrebbe aggiungersi alla trasformazione casearia e alla destinazione lattiera.

Monica Venturini - Vicepresidente Consorzio Tutela Parmigiano Reggiano

Monica Venturini – Vicepresidente Consorzio Tutela Parmigiano Reggiano

Lo strumento che consentirà di monitorare la produzione è già operativo e dal 12 novembre scorso è on line il “registro  delle quote latte parmigiano reggiano” illustrato dalla vicepresidente Monica Venturini introdotta dal presidente di Agriverde Alessandro Rainieri.  “L’accesso è diretto dal sito del Consorzio, illustra Monica Venturini, e la scelta è stata molto importate e complicata da applicare. Una strada però coerente con gli indirizzi comunitari”. L’importanza dello strumento, secondo quanto illustrato dalla relatrice, è confermata dall’interesse che ha suscitato nel sistema bancario. “E’ un valore capitale che le imprese hanno, prosegue la Venturini, tanto è vero che ci sono già dei pignoramenti sulle quote latte registrate”. 

La grande novità, unica in europa,  è che la quota è di esclusiva proprietà degli allevatori: questo significa che potranno scegliere se utilizzarla per mungere latte da destinare a Parmigiano Reggiano o, eventualmente, per trasferirla a terzi o usarla come elemento di garanzia per ottenere credito.

 

 

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