L’Anacronistica politica sindacale della Camusso & C.

 

Sciopero Spazzini - Roma 1920

Sciopero Spazzini – Roma 1920

Un sindacato in crisi di consensi lancia la sfida al Governo con il temutissimo “Sciopero generale” dal sapore retrò infarcito di slogan ma privo di contenuti, che non è diventato appetibile per le nuove categorie di lavoratori, a tutto vantaggio delle aziende in crisi di ordinativi.

di Lamberto Colla –
Parma, 23 novembre 2014 –
Prima di tutto è da segnalare che al comando “avanti con lo sciopero generale” lanciato dalla coppia terribile del sindacato italiano Camusso-Landini, ha quasi da subito aderito la UIL ma si è bellamente defilata la CISL.

I tre maggiori sindacati si separano  proprio nel momento più delicato della trattativa sul lavoro a testimonianza che la mobilitazione “di pensionati e studenti svogliati” che si daranno appuntamento a Roma il prossimo 12 dicembre è esclusivamente una manovra politica e peraltro priva di contenuti.

Alla solita stima di  numeri che segneranno il successo della manifestazione da un lato e l’insuccesso dichiarato da numeri stimati dalla controparte politica noi vogliamo aggiungerne altri: il risparmio delle imprese manifatturiere in crisi di ordinativi.

Già perché a giovarne saranno solo i conti economici di quelle aziende (tante) in crisi di ordinativi che potranno contare di un risparmio stimabile tra 40 e 60 euro per lavoratore che si asterrà dal timbrare il cartellino. Considerando una partecipazione allo sciopero del 50%, una impresa di 150 lavoratori, potrà disporre di una migliore liquidità compresa tra 3.000 e i 4.000 euro. 

Il sacrificio del lavoratore invece si può equiparare a due “pizze”. Una cenetta si può sacrificare a favore della Camusso. La leader CGIL dal polso di ferro che, nel tentativo di recuperare consenso e tesserati, sta percorrendo la strada dello scontro a oltranza su ogni cosa senza nulla proporre per accompagnare l’Italia intera fuori da questo pantano.

Come una casalinga frustrata in preda a una crisi di nervi, la Merkel italiana, ha ottenuto di far fare bella figura a Annamaria Furlan, da poco nominata  alla guida della CISL a seguito del “pensionamento” di Raffaele Bonanni.

Un distacco netto dalla “politica” di Camusso riprendendo addirittura Renzi quando parla di sindacati chiedendogli di non essere generico ma di specificare a chi assegnare meriti o demeriti. ” Smetta di dire sindacati, sia più preciso” è la replica della Furlan indirizzata nelle scorse ore al premier Renzi.

La Cisl, ha dichiarato la neo segretaria in un’intervista a Repubblica, non farà lo sciopero generale con Cgil e Uil perché non ci sono motivazioni valide per fermare il paese”.  Una posizione condivisibile che un effetto ha già generato: dare visibilità a  Annamaria Furlan e al secondo sindacato nazionale , la CISL appunto.

Una posizione che sottrae la CISL dal cono d’ombra disegnato dal tandem Landini – Camusso all’interno del quale è invece rimasto invischiato il segretario UIL, Corrado Barbagallo, anch’egli di recente investitura, chiamato a sostituire Luigi Angeletti. 

In Conclusione

Lo sciopero generale fa bene quasi a tutti tranne che ai lavoratori. Fa bene alle imprese che risparmiano, fa bene alla CGIL che intende accreditarsi come componente politica e non solo sindacale, fa bene alla Furlan che defilandosi si fa notare a tutto vantaggio personale e della CISL, fa bene al Governo che può scaricarsi di responsabilità, potendo anche confrontarsi con una “opposizione” non avendone una in parlamento. 

Delle nuove figure di lavoratori, dei disoccupati in crescita numerica, degli artigiani, dei commercianti e dei microimprenditori in preda a crisi di nervi, invece,  chi ci pensa? 

 

  

 

Torna su