Nuovo anno, vecchie promesse.

Nuovo anno, vecchie promesse.

 

2015_calendario_cibusMancano 72 ore al 2015. Giusto il tempo per smaltire gli eccessi di Natale e di Santo Stefano  e approntare ogni scaramantico rituale per seppellire il 2014 e caricarsi di fresche speranze, raccolte chissà dove.

di Lamberto Colla – Parma, 28 dicembre 2014 – 

Doveva esserlo il 2009, poi lo sarebbe stato il 2010 e così via sino al prossimo secondo semestre del 2015, ovvero l’alba della ripresa economica.

Ogni anno lo stesso rituale. Lanci di agenzia e TG tutti allineati nell’annunciare la ripresa ormai prossima e puntualmente smentiti dai dati trimestrali di  consuntivo. 

Speranze continuamente disilluse e donne e uomini ingannati. Già perché, e per fortuna che esistono, molti credono a quello che dicono i politici e gli organi di stampa. Molti sulla speranza cercano di immaginare un futuro migliore per sé e per i propri figli. Tirano la cinghia e resistono ma ogni anno aumenta il numero degli indigenti.

D’altronde come potrebbe essere diversamente? I  nostri soldi, il frutto del sudore, li ha in mano lo Stato. Se pensa di ridarne un po’ in mano ai cittadini (leggi TFR) è perché può intascare maggiormente dalla tassazione diversa a cui sarà sottoposto il trattamento di fine rapporto così anticipato.

Gli italiani sono alle prese con una contabilità “millesimata” per poter tirare la fine del mese, giocano anche solo per vincere una pizza e lo Stato, al contrario, ritarda all’infinito la Spending Review.  Si sa soltanto che nel 2016 l’IVA verrà portata al 25,5% se non si raggiungeranno determinati obiettivi di risparmio e/o di Pil (clausola di salvaguardia voluta dalla UE). 

E della lista dei tagli di Cottarelli non si sa più nulla! Il Commissario alla Spending Review dovrebbe avere esaurito il suo compito ma anziché vedere gli effetti di tale difficoltosa elaborazione, che avrebbe dovuto attuarsi tra il 2014 e il 2016, l’unico taglio al quale abbiamo assistito è quello relativo al Carlo Cottarelli stesso rientrato in famiglia a Washington e al suo posto di lavoro al Fondo Monetario Internazionale lo scorso ottobre.

La revisione della spesa pubblica è sempre stata lanciata dai premier come esca, per noi miserabili creduloni, di un nuovo corso che sarebbe stato intrapreso  verso la trasparenza e l’eliminazione del fancazzismo e dei privilegi diffusi.

Invece prima Giarda poi Bondi e infine Cottarelli hanno intascato compensi importanti per non lasciare alcun beneficio in eredità,  probabilmente non per colpa loro, ma solo per prender tempo, metterci in attesa e in atteggiamento fiducioso verso questo o quell’altro capo di governo. Una tattica sospensiva,  una sorta di narcotico per le masse.

 Attendiamo quindi il 2015 e crediamo fermamente che porterà ripresa economica e benessere, lavoro e occupazione, pace sociale e un Governo di larghe intese che operi a favore della collettività.

Babbo Natale è già passato quest’anno e anche se è bello credere che esista prima o poi bisogna svegliarsi! 

Il 2015 sarà duro, probabilmente più pesante del 2014 soprattutto per quanto riguarderà l’occupazione e perciò occorre attrezzarsi per tirare a campare nella speranza che Renzi o chi per esso stavolta decida per noi, semplici e mortali.

E con questo auguro ai nostri lettori un Buon 2015 da affrontare con rinnovata serenità e caparbietà.