Il business del riciclo e la nostra stupidità.

 

Rifiuti_PET_7 CTA_IMG_0533_cibus1,5 cent contro i 15 centesimi della Germania è  il ricavato dal reso delle bottiglie. In compenso si gode se una ditta fallisce solo perché è stata “sponsorizzata” dai grillini. La miope politica della contrapposizione giova  molto a pochi e crea danni a tanti.

di Lamberto Colla – Parma, 11 gennaio 2015 – 

Prendo spunto dall’interesse suscitato dalla stampa locale e nazionale in merito al fallimento  della società Vedelago srl specializzata nel riciclo e portata a esempio dal Movimento 5 Stelle e dal loro Sindaco Pizzarotti che proprio sulla alternativa al termovalorizzatore aveva impostato la campagna elettorale vinta al ballottaggio contro la corazzata PD parmense.

Come non essere d’accordo con Aldo Caffagnini che dal suo “sporco diario” scrive che “Il fallimento di una società non dovrebbe mai far piacere a nessuno.”   

Una difesa d’ufficio con connessi ringraziamenti alla fondatrice Carla Poli “per la grande disponibilità, prosegue il testo di Caffagnini, dimostrata anche noi parmigiani e per i viaggi a vuoto a spiegare che era possibile riutilizzare le plastiche invece che incenerirle. Vedelago ha aperto la strada alla miriade di aziende che oggi hanno bilanci in attivo e sono floride proprio con la gestione dei materiali plastici con l’utilizzo dell’estrusore.”  

La gestione dei rifiuti è un business miliardario sul quale molti vorrebbero mettere le mani ma non tutti con il nobile intento di salvaguardare l’ambiente. 

La gestione separata dei rifiuti genera un flusso economico intenso grazie alla immissione sul mercato di “nuova” materia prima, plastica soprattutto (PET è il più noto), raccolta dalle amministrazioni locali o loro delegati e separata nelle diverse fasce di qualità per la quale viene remunerata dal COREPLA (Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclaggio e il Recupero degli imballaggi di Plastica) che a sua volta pone mensilmente all’asta realizzando anche il doppio del valore pagato. Poche sono le imprese che possono permettersi un Margine Lordo del 100% contando sulla continuità di fornitura e sul governo totale del mercato. 

Anche oltre 600€/tonnellata è il ricavato dalle aste per la migliore selezione (PET bianco o Blue) a fronte di un costo riconosciuto ai convenzionati COREPLA di 366,51€/ton (dicembre 2014) per la medesima qualità conferita.  

E sin qui nulla di strano peccato che di questi vantaggi economici il cittadino non possa giovarne come invece in molti altri paesi accade. Basterebbe distribuire in ogni supermercato un raccoglitore di plastiche e vetro, collegarlo a una macchinetta con stampante e ottenere dei buoni da spendere nel punto vendita e il gioco è fatto. 

Ebbene non è fantascienza ma realtà diffusa in Germania ma poco più di sperimentale in Italia con la differenza che nel paese della Merkel viene riconosciuto un buono di 15 centesimi mentre nelle nostre rare zone solo 1,5 centesimi, ammesso che la macchina funzioni.  

Già perché in Italia siamo bravi a divulgare l’idea e “Striscia la Notizia” ne diede ampio spazio (si veda il video) per poi scoprire che queste attrezzature “miracolose” seppure un po’ “taccagne” sono spesso in sofferenza. Diverso il caso della Germania che, come documenta questo video, non solo sono diffusissime, ben tenute (al coperto), funzionanti e miracolosamente “generose” con il consumatore ben incentivato a riconsegnare il prezioso materiale una volta esaurito il liquido contenuto.

Non vorrei mai che la posizione dominante di COREPLA possa avere influito sulla mancata diffusione, sul ridottissimo riconoscimento economico e sulla bassa resistenza meccanica delle attrezzature o sul non propriamente tempestivo intervento di manutenzione e ripristino delle funzionalità. 

Probabilmente sono in cattiva fede fatto sta che osservo scontri infuocati sui termovalorizzatori e sulla raccolta differenziata a livello di “tifo calcistico” e nessuno invece infierire su una gestione dominante per non dire monopolistica del recupero e riciclaggio delle materie plastiche e degli imballaggi in genere.

I grillini che promuovono (Video di la Tribuna di Treviso relativamente a un comizio di Beppe Grillo) e poi difendono le imprese di separazione come unico modello utile (anche quando falliscono) combattendo i termovalorizzatori anche quando già esistono col rischio di gravare ancor più sui portafogli dei cittadini. Dall’altra parte gli ostinati amanti degli inceneritori che li vorrebbero in ogni comune. Invece un misero cassonetto che eroghi qualche spicciolo al consumatore che consentirebbe una differenziazione molto più pulita e meno onerosa delle materie di rifiuto pregiate non interessa quasi nessuno o almeno non ne viene data sufficiente pubblicità.

Le soluzioni sono a portata di mano ma sino a quando i nostri politici vivono una politica della contrapposizione su tutto continueremo a fare il gioco dei monopolisti, delle organizzazioni criminose.  

Una politica concertata invece potrebbe giovare direttamente al cittadino e magari garantire alle aziende pionieristiche  di operare in un mercato molto più trasparente e poter quindi contare su una aspettativa di vita  molto più lunga con buona pace dei propri collaboratori, dipendenti e delle imprese dell’indotto. Una ridistribuzione del reddito in ambito locale che contribuirebbe a riattivare l’economia del paese.  

Invece, nonostante le montanti difficoltà economiche, continuiamo a assistere a una politica  di contrapposizione dialettica priva di idee e intrisa di demagogia becera.

Che in fondo in fondo, anche inconsapevolmente, siano tutti d’accordo per spartirsi le torte cucinate da cuochi occulti e servite da camerieri di buona scuola? 

Pensare male si fa peccato ma spesso ci si prende, diceva un illustre rappresentante della prima repubblica.

  

 

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