Parigi, va in scena demagogia e insicurezza

 

Renzi a Parigi con i leader a manifestare con Hollande

Renzi a Parigi con i leader a manifestare con Hollande Foto gov.it

Ma quale 11 settembre europeo. Se un paragone si deve fare è con l’attentato di Boston del 2013. Tutto è sproporzionato dall’attacco alla risposta. Un carico di demagogia mondiale che spaventa più dei terroristi.

di Lamberto Colla – Parma, 18 gennaio 2015 – 

Chapeau al popolo e all’orgoglio francese. In quattro milioni hanno avuto il coraggio di adunarsi attorno al proprio Presidente riuscendo, con questa imponente manifestazione, a nascondere le enormi magagne dei servizi di sicurezza, dei leader di governo e anche delle teste di cuoio. Cuoio che era sicuramente sotto le suole di quella decina di soldati (vedi video) incapaci a risalire il dislivello del giardinetto a fianco del Super Cascher. Ridicolizzati dalle riprese televisive in uno dei momenti più drammatici del sequestro nel supermercato ebreo. Papere e non soldati così come sono sembrati l’armata brancaleone quelle teste di cuoio intente a fare irruzione.  

Figure di “cacca” a ripetizione. Dai servizi segreti che non accolsero l’allarme lanciato dai colleghi algerini che indicarono per il 6 gennaio il probabile attacco terroristico, poi avvenuto il giorno seguente.

A una settimana di distanza da quella che è stata esaltata come la più grande manifestazione contro il terrorismo e per la quale in tutto il mondo si sono consumati quintali di inchiostro intriso di sconveniente demagogia credo sia il momento di esprimere i sentimenti e le oggettive considerazioni che le immagini  e le testimonianze, diffuse dal 7 gennaio a tutt’oggi,  consentono di fare.

L’attacco terroristico è indubbio che sia stato di una violenza e vigliaccheria impressionante, portato a termine contro obiettivi inermi, impossibilitati a difendersi. La dinamica sembrava più una esecuzione di stampo mafioso piuttosto che un atto di terrorismo orchestrato con l’intento di destabilizzare un popolo o addirittura tutto l’occidente come i media europei cercano di inculcarci nella testa. 

Ben lungi, quindi, dal poterlo paragonare all’attacco dell’11 settembre dove ben tre aerei civili furono  dirottati e con sangue freddo pilotati contro le  contro le Torri Gemelle e il  Pentagono. Piuttosto, se una analogia si deve fare, è con l’attentato alla maratona di Boston del 2013 dove persero la vita tre spettatori e altri 269 vennero feriti dalle due bombe azionate dai fratelli di origine cecena, Dzhokhar e Tamerlan Tsarnaev, quest’ultimo morto durante la fuga, mentre per Dzhokhar è iniziato il processo lo scorso 5 gennaio .

L’attacco parigino è stato di ben altra portata dall’attentato delle Torri gemelle! 

4 scalmanati, probabilmente “strafatti” di droga hanno trucidato, a colpi di Kalashnikov, dei giornalisti inermi in una Parigi stranamente deserta e dopo avere addirittura sbagliato il numero civico della redazione del giornale. Uno di loro ha persino perduto una scarpa, un altro la carta di identità e poi, indisturbati, se ne sono andati a oltre 70 km dalla capitale. 80.000 uomini impiegati alla loro ricerca ma vengono riconosciuti da un addetto alla pompa di benzina. Ciononostante fanno perdere le loro tracce. Nel frattempo, un loro amico forse accompagnato dalla moglie che poi si scopre essere in Siria da 5 giorni o da un altro terrorista o forse da solo, distrae l’attenzione della polizia sequestrando personale e avventori di un supermercato ebreo dove si consuma, in diretta televisiva, l’orrore delle forze speciali. Speciali solo nel caos e non nella professionalità d’intervento. Ammassati contro la porta di ingresso come fossero al tornello dello stadio, altri che ruzzolano giù da una scarpatina del giardinetto incapaci di raggiungere il colmo e per fortuna che all’interno un giovane dipendente, peraltro mussulmano, riusciva a mettere al sicuro almeno 5 persone. 

Servizi segreti ridicolizzati, forze speciali inguardabili e 80.000 uomini incapaci di trovare i terroristi già identificati grazie alla carta di identità dimenticata nella prima vettura sequestrata. C’è da esserne certi, se non avessero perduto la carta di identità, l’intelligence francese sarebbero ancora a cercare questi fantasmi. 

No, così non va. 

L’incolumità di ogni cittadino all’interno dell’area di Schengen è protetta dai sistemi di sicurezza di tutti i paesi dell’UE ma soprattutto è necessario contare su quelli dove, per ragioni storiche diverse, i servizi segreti e le forze speciali hanno una tradizione di efficienza e tra questi, oltre alla Francia, vi sono quelli del  Regno Unito, dell’Italia, della Spagna, e della Germania. Dai servizi di queste nazioni ci si attende quasi la perfezione anche perché del problema dell’islamismo radicale se ne discute da almeno un decennio. 

Invece, in questa circostanza, la Francia ha fatto rabbrividire e trasmesso una sensazione di insicurezza inaccettabile.

Se L’Italia avesse dato una dimostrazione di inefficienza pari o inferiore alla metà di quella offerta dai francesi saremmo stati sputtanati da tutto il mondo, espulsi dall’Europa, dalla Nato e dalla cartina geografica. I partiti di opposizione e le frange dissidenti del PD avrebbero aperto un fuoco di insulti da fare rabbrividire e le immagini sull’Italia avvolta nel tricolore sarebbe stata declinata nei modi più osceni, ridicoli e offensivi   dai giornali di tutto il mondo.

Invece per Parigi no non si può. Tutti raccolti attorno al “bambolotto” Hollande, tutti tranne Obama, il quale prudentemente ha trovato una scusa per declinare l’invito.  

Le decine di capi di Stato o di Governo  abbracciati a Hollande sono la dichiarazione certificata della insicurezza dell’occidente non della forza di reazione, tant’è che altre minacce sono state subito lanciate al nostro riguardo. 

L’Europa intera, e non solo la Francia, ha dimostrato che 4 smandrapati sono in grado di mettere in crisi i servizi occidentali. Chiunque tra i “terroristi dormienti”, dopo questa dimostrazione di debolezza, prenderanno coraggio pensando di avere gioco facile contro le forze di polizia di tutt’Europa e partiranno alla caccia di qualche obiettivo, mediaticamente rilevante, con la spavalderia di riuscire nell’intento e di farla anche franca.

Quello che si è consumato a livello politico dopo la manifestazione è altrettanto inquietante.

Nessuno d’accordo sul da farsi. Dal chiudere le frontiere alla pena di morte queste le più interessanti proposte che son venute fuori. Certo, torniamo indietro, rimettiamo le barriere per i cittadini europei limitando la loro libertà e la pena di morte per i martiri islamici, proprio quelli pronti a farsi saltare in aria con l’aspirazione di  raggiungere il loro paradiso dopo avere ucciso, col loro sacrificio, gli “infedeli”.

 Un vuoto pneumatico delle intelligenze.

In questi tempi tra conflitti diffusi in tutto il pianeta ed insicurezza globali, le prospettive di ulteriori escalation dell’intolleranza e della violenza risultano altamente probabili. Le risposte politiche e di ogni cittadino devono essere ponderate e intelligenti, aperte verso gli altri ma anche determinate a difendere la nostra libertà. 

I politici devono interrogarsi su quali siano gli obblighi dei paesi civili a protezione del bene comune, della vita umana e del futuro del pianeta. 

Occorre che si facciano i conti con gli errori fatti nell’effimera Primavera islamica, e più indietro in Afganistan e Iraq e così via per quanto riguarda il mondo occidentale e altrettanto devono fare i grandi Paesi di religione Mussulmana per trovare le ragioni degli scontri e i motivi di una nuova convivenza tra due tradizioni e culture antiche che hanno entrambe sbandato sotto l’insegna della “modernità”.

Serve ora una pausa di riflessione. I francesi dovrebbero interrogarsi urgentemente sul loro Governo e sulle loro forze di sicurezza, tutte nessuna esclusa, e gli Stati disuniti d’Europa pensare a come uscire da questa situazione di debolezza su tutti i fronti. 

Se una cosa, noi italiani, dovremmo imparare dai francesi è l’unità del popolo, l’orgoglio nazionale di riunirsi tutti attorno al proprio “capo”, anche se ben lungi dall’essere un Charles De Gaulle e tutti pronti alla difesa e alla reazione. Di de Gaulle è rimasta la portaerei che Hollande, alcuni giorni fa, avrebbe deciso di mandare in Iraq a combattere il terrorismo dimostrando ancora una volta di non capire niente, nemmeno dopo il disastro dell’intervento, voluto dai francesi a tutti i costi, in Libia e la figuraccia di Charlie Hebdo. 

Comunque il Presidente francese faccia ciò che meglio crede, c’è da augurarsi che questa volta gli uomini di buon senso non si facciano trascinare in questa direzione che ha dimostrato di essere inefficace anzi una pessima soluzione. 

In Italia abbiamo una chance per cominciare a intraprendere questo cammino d’unità, l’elezione del Presidente della Repubblica. Staremo a vedere chi i grandi elettori riusciranno a proporre e il parlamento a tirar fuori dal cappello a cilindro. Basta con le mortadelle, confidiamo in qualcosa di più consistente e autorevole. 

 

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