Quote latte, una sentenza di assoluzione passata in sordina.

 

Manifestazione COBAS - ottobre 2003

Manifestazione COBAS – ottobre 2003

 Non vi è stata truffa e l’assoluzione è piena perché il “fatto non sussiste”. I giudici della Corte Suprema di Cassazione hanno annullato le pesanti condanne comminate agli allevatori lombardi nei due precedenti gradi di giudizio.

di Virgilio – Parma, 21 gennaio 2015  –  E’ stata depositata in cancelleria nei giorni scorsi la sentenza di assoluzione della Corte di Cassazione che riabilita gli allevatori lombardi in precedenza condannati per truffa e peculato grave.

La storia infinita della penosa vicenda trentennale delle “quote latte all’italiana”  si arricchisce di un nuovo pesante capitolo di storia giudiziaria tutto a favore delle storiche frange contestatrici. 

Una sentenza che, nonostante l’importanza, non ha ricevuto la pubblicità che meritava fors’anche per il fatto che dal 16 ottobre scorso, solo quasi 3 mesi dopo è stata depositata in cancelleria. 

La sentenza della Corte Suprema esclude categoricamente la sussistenza del reato di peculato   in quanto “non è configurabile già in base alla contestazione formale. va, però, osservato che il peculato non risulta configurabile anche perché, in ogni caso, non sussiste neanche la condizione di ipossessamento di denaro della pubblica amministrazione – tale precisazione è necessaria per poter escludere che sussista, comunque il reato di appropriazione indebita che, pur laddove prescritto, andrebbe valutato al fine della conferma delle statuizioni civili”.

I giudici della Corte ivanno oltre e sottolineano come  l’”Assenza di di fondaemento normativo e di ragioni logiche smentiscono gli argomenti dei giudici di merito che, del resto, sono apodittici ed appaiono basati piuttosto che sulla valutazione delle disposizioni di riferimento , sulla esigenza di fondare l’ipotesi di accusa”

I condannati dai da primi due gradi di giudizio vengono totalmente assolti anche dalla accusa di truffa. “In realtà – si legge nella sentenza – in base alla ricostruzione dei fatti da parte delle sentenze di merito, è certamente escluso che possa ritenersi integrato il reato di truffa. Non è stata confermata affatto l’ipotesi di accusa, come detto. Le due sentenze di merito procedono ad una ricostruzione tra loro differenti e ricorrono palesi illogicità delle motivazioni della sentenza impugnata che non individua affatto gli elementi di truffa. E’ allora chiara l’inconsistenza dell’ipotesi si accisa e la palese forzatura della decisione impugnata per farvi corrispondere le vicende accertate.

In conclusione quindi la Corte Suprema di Cassazione Sesta sezione Penale “Annulla senza rinvio la sentenza impugnata nonché quella emessa in primo grado dal Tribunale di Milano in data 29/9/2011 perché il fatto non sussiste.”

Un respiro di sollievo da parte dei ricorrenti che oggi hanno la possibilità di togliersi qualche sassolino dalla scarpa dopo lo scongiurato pericolo.

Come è stato il caso di Giampaolo Maloberti il quale, all’indomani della sentenza, attraverso Piacenzasera.it dichiarava che sulla vicenda “Quote latte, giustizia è fatta”. Maloberti, già consigliere provinciale della Lega e leader dei cosiddetti Cobas latte, attraverso le colonne del giornale piacentino ha fatto sapere che verranno intraprese azioni legale, per danni morali, nei confronti della Federazione provinciale Coldiretti di Milano-Lodi, promotrice di un esposto che ha fatto avviare l’inchiesta, e di tutti coloro Coldiretti, Confagricoltura, Cia e Agea che si sono costituti parte civile contro gli allevatori. “La richiesta di danni morali – sottolinea Maloberti – la dobbiamo soprattutto ai familiari dei tre allevatori che si sono suicidati non sopportando il peso dell’inchiesta e delle maldicenze”. Conclude le dichiarazioni rammentando le polemiche suscitate dall’opposizione quando entrò per la prima volta, in qualità di indagato, in Aula provinciale ”ma anche da quelle sollevate da qualcuno dall’interno del Carroccio che aveva stilato un manifesto degli onesti. Il risultato? Un boomerang”.

Staremo a seguire gli sviluppi di questa sentenza che, di fatto, riapre il fuoco incrociato tra “cobas latte” e organizzazioni professionali agricole proprio alla vigilia dell’entrata in vigore delle nuove regole comuni di mercato.   

 

 

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