Dopo “Un’anno di Governo”, meglio tornare alle “serali”.

 

Matteo Renzi

Matteo Renzi

A scuola. Bisogna che tutti si ritorni a scuola. Abituati a comunicare con gli “emoticons”, i moderni geroglifici

tanto in uso con i vari Twitter, Facebook, iMessage, WhatsApp, che stiamo dimenticando l’uso della parola e le basi grammaticali.

di Lamberto Colla – Parma, 1 marzo 2015 –

Matteo Renzi e ancora prima il popolo M5S ci ha catapultati nella politica 3.0. Twitter sembra essere diventato l’organo di stampa ufficiale del Premier, ma anche di Matteo Salvini e via via più giù sino a Federico Pizzarotti, sindaco di Parma e grillino della prima ora.


Ma si sa, la comunicazione via “digital media” è più consona alla tempestività che alla correttezza, alla “viralizzazione” piuttosto che alla meditazione e, come è ovvio, nella fretta ci casca l’errore.

Così che, tra abbreviazioni ormai entrate nel “nuovo lessico 2.0” e lo smodato utilizzo di “faccine gialle” e altre iconografie in constante aggiornamento, un nuovo linguaggio si sta diffondendo e, aimè, sta invadendo barbaricamente la lingua italiana abbattendo i dogmi grammaticali così come i talebani e gli jihadisti hanno abbattuto i millenari monumenti afgani e siriani.

La velocità del fare deve andare di pari passo con la velocità del pensare. Mai come in questi tempi l’esclamazione “Detto fatto” è diventata uno stile di vita, soprattutto politica.

A inaugurare la nuova stagione della velocità “uber alle” è stato proprio il nostro giovane premier Matteo Renzi con lo slogan: “Una riforma al mese”. Alcuni mesi dopo, a seguito della prorompente vittoria alle elezioni europee, il cronoprogramma si è trasformato in un “piano dei mille giorni” e verifiche “passo dopo passo” ma pur sempre di corsa.
Parlamentari obbligati a nottate in parlamento per discutere le riforma o meglio per ascoltare l’ostruzionismo delle opposizioni. Un pesante impegno al quale non erano abituati e che tanto fa felice il popolo nel vederli sgobbare e loro fieri dei privilegi e compensi che adesso, finalmente, risulta noto a tutti che meritano.

Intanto il Premier da Firenze vola a Roma o viceversa, poi in men che non si dica si apprende, dal suo “cinguettio”, che è a Bruxelles o in medioriente e magari nel frattempo si è concesso una sciatina flash e, giusto per non perder tempo, durante la risalita in seggiovia, ha molto probabilmente convocato un direttivo del PD (posto che è ancora il segretario rottamatore del partito di maggioranza relativa) o una qualche  commissione parlamentare, prima di presenziare alla inaugurazione di un edificio scolastico in precedenza danneggiato da qualche terremoto o alluvione del recente passato sperduto in qualche remoto angolo della bell’Italia.

Un folletto (da non confondere con il noto marchio d’aspirapolvere), uno gnomo che della velocità e onnipresenza ha fatto il suo principale strumento di lavoro  e il cinguettio ne garantisce la presenza.

Ma non tutti riescono a tenere il suo passo. Riesce la giovane, brava e bella ministra Maria Elena Boschi la quale, nei giorni scorsi, commentava che un tempo faceva le 5 del mattino in discoteca e adesso le fa in Parlamento.

Fatto sta che corri di qua, corri di là, twitta e convoca, l’errore è sempre alle porte.

La legge di stabilità approvata di corsa a fine anno, dimenticando il mondo delle giovani partite iva, ne è un tragico esempio.
Infine, e non vorrei essere nei panni del grafico, il volantino distribuito per celebrare un anno di successi nella scuola, nella sua prima stesura pubblica, riportava in alto a sinistra, un errore grossolano di grammatica che, proprio per l’argomento che trattava, si è trasformato in barzelletta.

Abbiamo cominciato con la scuola perché sappiamo che se non c’è Istruzione non c’è l’Italia” recitava il comunicato stampa al quale era allegato il volantino celebrativo ignorante di una regola fondamentale che si impara, appunto, a scuola: “un anno” deve essere scritto SENZA apostrofo e non, come nel volantino, con l’apostrofo come se fosse un sostantivo femminile.

Un errore di cui si è accorto il giornalista Danilo Chirico che ne ha segnalato, via twitter, l’errore consentendo al PD di cancellare il post sostituendolo con quello corretto ma, come si sa, la viralizzazione e il web sono una brutta bestia così che il volantino resiste ancora in rete.

Un refuso, si è giustificato il PD fatto sta che l’errore da matita blu c’è e, quel che è peggio, “in collaborazione con il dipartimento istruzione del partito democratico”. Ma per “gli Stati Generali”non è la prima volta che il Pd inciampa in “refusi” tanto da far credere loro che siano veri e propri errori grammaticali.

A onor del vero dobbiamo però segnalare che la frase “save the date” è riportata correttamente quindi un bell’otto in inglese non glielo toglie nessuno!

Il Volantino con l'errore postato da Danilo Chirico in Twitter

Il Volantino con l’errore postato da Danilo Chirico in Twitter

 

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