8 marzo. E’ qui la festa?

Park_rosa_cibusDalla bufala del rogo alla conquista dei titoli al femminile passando dalle quote rosa.

di Lamberto Colla – Parma, 8 marzo 2015 –

Stavo facendo la conta per scegliere l’argomento principale di cui avrei voluto trattare nella mia rubrica domenicale – chiamarla editoriale   mi sembra troppo – il campo si era ormai ristretto tra  il brutto esempio che il calcio sta offrendo (dagli hooligans olandesi alla  penosa vicenda del Parma Calcio  e la decisione di sospendere il campionato greco, poi rientrata, da parte del nuovo e indeciso premier Tsipras) e un commento sulla “real politik” stimolato dalla affermazione del vicepresidente della Commissione Ue, Frans Timmermans, il quale in occasione dell’ennesimo naufragio ha lasciato trapelare l’apertura al dialogo con i dittatori. Due argomenti ghiotti sui quali avrei potuto spendere fiumi di polemiche e sfogare la mia rabbia di cittadino immedesimandomi, senza difficoltà, nei milioni di italiani increduli di assistere a tanta orgogliosa incapacità degli uomini e delle poche donne che a vari livelli ci governano.

E invece, osservando il calendario, folgorato sulla via di Damasco, non ho saputo sottrarmi dalla mischia delle banalità e delle demagogie penose che l’8 marzo riesce a stimolare alla pari di quelle nere pilloline purificatrici.

Una giornata nella quale si disperdono fiumi di parole di circostanza, copia incolla degli articoli di decenni precedenti, che con il passare del tempo hanno perduto l’antica origine ai quali si contrappone l’anima consumistica che, almeno per un giorno, fa felici i ristoratori e i fiorai.

Poco o nulla è rimasto della festa originale nata  per ricordare tutte le conquiste delle donne in campo economico, politico e sociale ma anche le discriminazioni e le violenze cui le donne sono state sottoposte in molte parti del mondo Italia compresa. Quasi tutti i sacrosanti giorni la cronaca nera ci sbatte in faccia la realtà. Tragedie familiari nelle quali la stragrande maggioranza sono vittime le mogli o le figlie a dimostrazione che i cambiamenti culturali all’interno delle società avvengono di gran lunga più lentamente di quanto ci si possa immaginare. Quindi tutti i giorni andrebbe celebrata la donna, quell’altra parte del cielo senza la quale non ci sarebbero figli e sulle quali grava gran parte dell’educazione della prole e della gestione familiare. Contabili esperte che in caso di necessità riescono a fare miracoli di spending review. Così impegnate tra il lavoro, la casa e la cura dei bambini che non hanno spazio nemmeno per consumare una lacrima in solitudine.

E’ a tutte queste donne che la società deve dare protezione. A loro che sono la base e il punto di riferimento familiare e quindi della società tutta che occorre dare sostegni e servizi concreti senza  se e senza ma. E’ nel rispetto che si deve a loro, in quanto cittadine, donne e madri che la politica deve orientare l’attenzione concreta e non demagogica, a partire dalla scuola.

L’8 marzo è invece diventata la sagra delle  banalità, e dimostra come certe donne interpretino l’emancipazione acquisendo e addirittura inasprendo i difetti del genere maschile.

Ancora tanti sarebbero gli obiettivi di conquista di cui il genere femminile potrebbe farsi portabandiera. Dalla difesa della dignità delle minoranze alla lotta per la riforma della società attraverso la meritocrazia abbattendo nepotismi e scambi di favori, sessuali compresi.

E infine se veramente le donne intendono onorare il loro genere chiedere, a gran voce, di annullare questa ricorrenza che sta esaltando la discriminazione offrendo un brutto esempio  di emancipazione piuttosto che la celebrazione delle conquiste di un passato ormai remoto. Oppure, in alternativa, porsi nuovi obiettivi di conquista.   

Uno di questi obiettivi lo suggerisce, da quasi un anno,  la Signora Presidente della Camera, Laura Boldrini, la quale ancora pochi giorni fa proprio in previsione della festa della Donna ha nuovamente richiamato i colleghi parlamentari a utilizzare i titoli al genere femminile quando ci si rivolge a una donna.  Quindi Avvocata, dottora e, seppure queste parole non abbiano una sonorità gradevole è giusto abituarsi, per principio, a utilizzarle nel rispetto delle signore.

L’ultima “grande conquista” risale a pochi anni fa con l’introduzione delle “Quote Rosa”.  Alla pari dei  centri commerciali e dei Park scambiatori anche la politica ha voluto riservare alcuni stalli al mondo femminile.

Una conquista non da poco se si pensa che finalmente, alla pari degli uomini, anche il genere femminile può offrire il peggio negli organismi rappresentativi pubblici. Il principio della meritocrazia calpestata non poteva essere di esclusiva pertinenza maschile.

Buona Festa!

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