Paesaggi mozzafiato dell’Emilia Romagna dove l’acqua, con la sua bellezza e la sua forza, è regina incontrastata

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Giornata mondiale dell’acqua. Per chi vuole ammirare l’acqua in tutte le sue forme e

apprezzarne il valore, ecco alcune proposte per una domenica alternativa, salutare e istruttiva.

di Alessandra Ardito – Parma 22 marzo 2015 –

Cosa possiamo fare noi, individualmente, per salvaguardare una risorsa così unica come l’acqua?

Chi sposa il messaggio che fa il giro del globo, oggi, con la Giornata mondiale dell’acqua, risponderebbe che questo prezioso liquido dovrebbe essere valorizzato, reso finalmente accessibile a tutti e, in alcuni casi, arginato laddove può provocare catastrofi, spesso cronache  annunciate causate dall’incuria dell’uomo.

La ricorrenza di un giorno mondiale dedicato all’acqua venne istituita dalle Nazioni Unite nel 1992 per sottolineare l’importanza di questa risorsa per l’umanità e per il pianeta e si rinnova ogni anno stimolando Regioni ed enti a proporre iniziative che possono diventare giornate alternative, all’aria aperta.

Ognuno di noi, oggi, può celebrare la bellezza e la forza dell’acqua sentendone il rumore e godendo della natura che con essa si sposa. Come? Visitando alcuni dei numerosi luoghi magici del territorio emiliano, spesso inaspettatamente a pochi chilometri da casa.

Ecco, allora, di seguito, qualche spunto per una domenica a contatto con la natura e con l’acqua.

In provincia di Parma, il Parco naturale alte valli del Cedra si distende lungo le dorsali dell’Appenino parmigiano, tra i passi della Cisa e del Lagastrello. Per le sue numerose conche lacustri è anche chiamato Parco dei cento laghi. Infatti, l’intera zona è caratterizzata dalla presenza di laghi formati dall’azione erosiva dei ghiacciai quaternari.

Sempre nel Parmense, un’altra meraviglia facilmente raggiungibile è il Parco regionale del Taro che si estende per una ventina di chilometri lungo la fascia fluviale di pianura da Ponte Taro fino a Fornovo e comprende i comuni di Collecchio, Fornovo, Medesano, Noceto e Parma. Il fiume Taro dall’aspetto caratteristico di un enorme greto ciottoloso, svolge la delicata funzione ambientale di fare da corridoio migratorio della valle appenninica. (www.parcotaro.it).

Imperdibile il Parco naturale di Carrega che occupa un’area di 1270 ettari sulle colline pedeappenniniche in provincia di Parma. I boschi che ne ricoprono la superficie fanno parte dell’antica riserva di caccia dei Farnese, poi dei Borboni e di Maria Luigia d’Austria. Gli ultimi proprietari furono i principi Carrega. Nei boschi sorprende trovare piante esotiche, soprattutto nel parco all’inglese realizzato per volontà della duchessa di Parma. Qui l’acqua si manifesta con grazia e armonia sottoforma di laghetti artificiali (famoso il lago della Navetta) ottenuti sbarrando il corso di alcuni ruscelli. Caprioli, scoiattoli, cinghiali, verzellini, fringuelli, merli sono gli abitanti in cui è facile imbattersi.

Se ci si sposta verso Reggio Emilia ci si può ritrovare nel Parco naturale dell’Alto appennino reggiano, detto anche Parco del Gigante. Qui l’ambiente è quello tipico d’alta quota.

Chiari sono i segni di modellamento del paesaggio operato dai ghiacciai: ampi circhi glaciali, come quello che ospita le sorgenti del Secchia, racchiudono le acque dei principali torrenti e i depositi morenici ospitano spesso laghi e torbiere. Su questi cieli volteggia l’aquila reale. Particolari forme erosive, simili a canyon, precipitano nelle valli dell’Ozola, del Riarbero e del Secchia.

I gessi triassici si ergono come spettacolari sculture plasmate dalle forze della natura. Riconoscibili per la struttura microcristallina che li rende simili a marmo bianco, a volte con sfumature grigio chiaro, arancio e rosa.

Il Parco naturale Stirone, che si espande fra Parma e Piacenza, protegge una fascia fluviale lunga 14 km arrivando fino a Fidenza.

Quest’area si trova lungo un’importante rotta migratoria per l’avifauna. Visitando questi luoghi si può viaggiare indietro nel tempo visto che si possono ammirare preziosi giacimenti di fossili e di reperti paleontologici che si trovano nelle rocce incise dal torrente. Camminando lungo il greto si passa dagli strati più antichi, i più bassi, a quelli più recenti, nei quali è facile riconoscere le forme di antiche conchiglie. Il torrente è dimora da migliaia di anni di meravigliosi uccelli, oltre che di diverse specie di pesci, anfibi e rettili tipici degli ambienti umidi.

Svetta maestosa nella valle dello Stirone la Pietra nera, uno sperone roccioso e scuro, testimonianza delle più remote vicende geologiche che portarono alla formazione dell’Appennino. Rappresenta ciò che rimane di materiali rocciosi che nel giurassico formavano i fondali dell’antico oceano Tetideo. (www.parchi.parma.it)

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