Festa per il Lavoro. Altro che “choosy”!

Quarto Stato - Giuseppe Pellizza - Olio su Tela 1901 -

Quarto Stato – Giuseppe Pellizza – Olio su Tela 1901 –

Il 1° maggio festeggiato con la disoccupazione galoppante. Unica nota positiva viene dai lavoratori di Expo e la commovente gara di solidarietà (gratuita!) per completare il padiglione del Nepal. 

di Lamberto Colla – Parma, 3 maggio 2015 –

Ancora una batosta arriva dai dati Istat. La disoccupazione cresce ancora e a essere maggiormente colpita è la fascia giovanile. I commentatori, giusto per dare un po’ di speranza, dicono che siamo alla soglia limite e che comunque è troppo presto per dare un giudizio sul “jobs act” e sulle altre misure  messe in campo dal Governo a fine 2014, atte a favorire l’occupazione.

Fatto sta che altri 90.000 posti di lavoro sono stati bruciati. Due grandi imprese commerciali, “Auchan” e “Mercatone Uno” hanno annunciato il loro stato di crisi. La grande catena distributiva francese dovrà ridurre di circa 1.500 unità il proprio organico mentre per il Mercatone Uno i commissari (Stefano Coen, Ermanno Sgaravato e Vincenzo Tassinari) stanno tentando di acquisire  la fiducia dei fornitori per poter procedere nell’attività; in ballo ci sono 3.700 dipendenti. Sono solo gli ultimi due esempi della settimana in corso, ma l’elenco delle aziende in stato di crisi sul tavolo del Ministero dell’Industria e sui tavoli provinciali sono migliaia e si allungherà sempre più se il Governo non si deciderà  a fare una operazione forte non per incentivare l’occupazione ma per stimolare il lavoro.

E’ imperativo abbattere le tasse, magari introducendo la flat tax, almeno in un settore a titolo di sperimentarne l’impatto.

Se le imprese non hanno lavoro come possono  dare occupazione? Le stesse imprese che hanno la fortuna di avere ordinativi continueranno a fare fronte alle risorse umane in carico senza ulteriori acquisti in manodopera strette come sono nella marginalità e dalla stretta creditizia. A tale proposito, la laborioso Emilia Romagna, stando all’analisi di Confesercenti,  è il fanalino di coda nazionale nell’erogazione di credito alle imprese commerciali e del turismo.

In questa situazione di congelamento persistente c’è poco da sperare che un misero incentivo all’assunzione possa stravolgere la situazione dell’occupazione; al limite verranno regolarizzati contratti di lavoro precari, niente più.

Nuova occupazione potrà essere offerta solo se le imprese, soprattutto le micro, piccole e medio imprese, saranno nelle condizioni di tornare a competere sui loro mercati di riferimento. E allora la fantasia , creatività  e competenze degli italiani faranno la differenza e l’economia tornerà a volare.

Basta volerlo! Occorre liberare i  “tori infuriati “ da eccesso di repressione fiscale e allora il mondo economico si troverà invaso nuovamente di prodotti e servizi tricolore.

Ci vuole coraggio a governare e si deve accettare il rischio di non piacere agli “pseudo alleati europei” come invece fece drammaticamente il governo Monti. I rigurgiti della politica di lacrime e sangue continuano a risalire verso la bocca.

E’ proprio di poche ore fa la notizia che la Corte Costituzionale ha stabilito che la norma con cui per il 2012 e il 2013 era stato bloccato l’adeguamento al costo della vita delle pensioni di importo superiore a tre volte il minimo Inps è incostituzionale. Un costo di 5,3 miliardi di euro che va a soffocare il tesoretto appena scoperto di 1,7. La legge, contenuta nel Salva Italia varata dal governo Monti a poche settimane del suo insediamento era stata promulgata “in considerazione della contingente situazione finanziaria”

Una condizione evidentemente non sufficiente per la Consulta che ha sancito nuovamente il principio che “L’interesse dei pensionati, in particolar modo i titolari di trattamenti previdenziali modesti, è teso alla conservazione del potere di acquisto delle somme percepite, da cui deriva in modo consequenziale il diritto a una prestazione previdenziale adeguata. Tale diritto, costituzionalmente fondato, risulta irragionevolmente sacrificato nel nome di esigenze finanziarie non illustrate in dettaglio” (sentenza numero 70 depositata giovedì 30 aprile, di cui è relatrice il giudice Silvana Sciarra.)

Ancora una volta i professoroni ci hanno dato dimostrazione di quanto sia distante la pratica dalla teoria.

Infine che dire del tormentone che ha attraversato la stampa più autorevole circa i migliaia di giovani, i choosy per dirla alla Fornero, che avrebbero rifiutato 1.300€/mese offerti da Expo2015. Una campagna di falsità alimentata gratuitamente e e senza un apparente scopo se non quello di attrarre lettori affamati di gossip e senzionalismi. Quella stessa stampa autorevole che pur di raccogliere consensi tradotti in “click”, “Mi piace” e commenti sgrammaticati, posta quotidianamente articoletti sulle “10 cose da fare per soddisfare una donna o un uomo”, piuttosto che selfie desnudi con bacio saffico di starlette dello showbiz  internazionale e altre amenità pruriginose.

Ebbene, questa autorevole stampa ha dovuto fare retromarcia solo dopo che la “stampa libera”, rappresentata dai social media, ha raccolto le testimonianze di questi “schizzinosi” che invece di 1.300€ ne avrebbero presi 500 dovendo sopportare anche le spese di trasferta o  di coloro i quali, dopo mesi spesi in attesa di una risposta da parte della società di selezione, hanno dovuto declinare l’invito perché, nel frattempo fortuna loro, avevano trovato altro impiego.

Così, in un momento di crisi di lavoro, si calpesta la dignità di chi cerca, non trova, e addirittura, piuttosto che restare a casa, lavora gratuitamente solo per acquisire esperienza nella vana speranza che un giorno possa diventare spendibile.

Nel giorno della ricorrenza del 1° maggio, festa del lavoro per chi ce l’ha, sarebbe il caso che Governo facesse un esame di coscienza e prendesse il coraggio di agire, mentre la “stampa”, orfana dei governi di Berlusconi”, indirizzi i suoi strali verso i detentori di privilegi statali tornando a assumere il ruolo di testimonianza e di critica, indispensabili per alimentare una sana democrazia. 

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