Lavoro. Diamo i numeri?

tasse_cibusA seconda del punto di osservazione l’Italia è in ripresa o in profonda crisi.

Ma la realtà è tangibile e inconfutabile ogniqualvolta che occorre metter mano al portafogli, sempre più scontrini e sempre meno banconote.

di Lamberto Colla – Parma, 17 maggio 2015 –

Il balletto dei numeri che quotidianamente ci vengono proposti è quantomeno imbarazzante, almeno per coloro che hanno ancora un po’ di libertà di giudizio, e l’enfasi con la quale vengono declamati è a  scopo meramente propagandistico. 

Il Governo, nonostante gli sforzi e la stragrande maggioranza dei consensi parlamentari, stenta a trovare la strada giusta per ottenere i i risultati promessi, primo fra tutti il rilancio  del  lavoro e dell’occupazione.

OCCUPAZIONE SI, OCCUPAZIONE NO?

E’ proprio sulla questione dell’occupazione che vorrei puntare l’attenzione a partire dalle notizie che si sono rincorse in questi giorni. Una sequenza quasi interminabile di numeri buttati quasi a caso. Dapprima i trionfalistici commenti seguiti alla diffusione dei  dati dell’INPS  secondo il quale sarebbero 470.785  i nuovi rapporti di lavoro stabili registrati nel primo trimestre dell’anno; il 24,1% in più rispetto all’analogo periodo del 2014. Parrebbe la conferma che l’opera del Governo stia maturando i suoi frutti.

Peccato che al contrario l’ISTAT abbia, nelle stesse ore, certificato che la disoccupazione, invece di scendere, sia ancora salita passando dal 12,7% d febbraio al 13% di marzo. Il tasso più alto dal 13,2% di novembre scorso. Ma la “balla” sta anche nel fatto che quei 470.000 nuovi contratti scendono a poco più di 91.000  se vengono conteggiate le solo nuove assunzioni a tempo indeterminato.

PIL, DEBITO e TASSE, GIU’?

Ciononostante Renzi, basandosi prevalentemente sui primi dati INPS, ha colto al volo l’occasione per affermare che si sono fatti “Passi in avanti” sostenuto anche da quel misero +0,3% d’incremento di PIL realizzato ad aprile. E’ bastato questo umiliante indicatore positivo per “urlare” che l’Italia è uscita dalla recessione scordandosi di riconoscere il merito a Mario Draghi e  alla manovra di Quantitative Easing varata lo scorso gennaio, dopo quasi un anno di duelli all’arma bianca  con tutti i capi di governo e delle banche centrali delle potenti economie germanocentriche.

Le cose stanno andando così bene che, è sempre di questi giorni, che il debito pubblico è nuovamente salito raggiungendo quota 2.184,5 miliardi di Euro (il precedente era di 2169).

Il Codacons tra l’altro stima che il debito pubblico pesa oggi su ogni singolo cittadino  addirittura per oltre 36.400 euro, soglia record mai raggiunta prima. In sostanza le tasse per gli italiani continuano a lievitare seppur di poco mentre il debito pubblico non accenna a diminuire.

Ed eccoci giunti a sfiorare l’altro punto dolente e le false riduzioni di tasse, tanto vantate dai vari governi. Come si può evincere dalla tabella che segue (tratta da ESPRESSO-REPUBBLICA) gli unici periodi nei quali le tasse sono state ridotte corrisponde ai due periodi Berlusconiani. I Governi di centrosinistra e tecnici invece hanno immediatamente “corretto” l’errore.

E, se lo dice l’Espresso, c’è da crederci.

Tasse2_Governi_espresso_mag2015

CONCLUSIONI

Un disastro. L’economia non gira e a decollare, invece del lavoro, sono disoccupazione, debito pubblico e tasse. E come potrebbe essere diversamente se le leve economiche investite per lo sviluppo non raggiungono la base sociale. Sinora gli incentivi sono stati concessi alle banche che invece di distribuire i vantaggi a imprese e consumatori hanno provveduto a fare cassa per coprire le loro magagne, o a altri soggetti intermediari come dimostra, ad esempio, il progetto  cofinanziato dall’UE “Garanzia Giovani”.

Un macchinoso quanto astruso meccanismo di selezione, formazione e addestramento di giovani (15-29 anni), privo di coordinamento centrale tanto che le diverse regioni applicano le loro varianti.  prendendo spunto da questo esempio, ancora una volta, invece di incentivare con mezzi semplici, immediati e soprattutto diretti sui beneficiari, l’occupazione giovanile si di fatto sovvenzionati prevalentemente le società interinali e gli enti di formazione professionale senza produrre alcun risultato evidente e tangibile sull’occupazione e sull’economia.

Infatti, questo piano del governo ha generato offerte di lavoro per appena 3 su 100 dei giovani ai quali si rivolgeva. Un flop talmente evidente da essere ammesso dallo stesso presidente del Consiglio Matteo Renzi in persona nel corso di un incontro all’Università Luiss: «I numeri della Garanzia giovani non sono quella botta di vita che ci aspettavamo, anzi che qualcuno si aspettava. Non a caso, io ne parlo abbastanza poco».

Matteo Renzi - fermo immagine intervento Luiss

Matteo Renzi – fermo immagine intervento Luiss

Non meglio però sono le proposte dell’opposizione parlamentare e nello specifico il cavallo, o meglio “asino”, di battaglia del M5S: il reddito di cittadinanza. 800 euro da dare a tutti. Una proposta interessante e appetibile solo a livello teorico che porrebbe in contrapposizione, col medesimo reddito, i neo assunti e i disoccupati sovvenzionati

Una proposta indecente che ben poco incentiverebbe a cercare un lavoro o a investire su una propria attività individuale (artigianale, commerciale o di servizi), narcotizzando ancor più i già storditi e ansiosi disoccupati o inoccupati o sottoccupati sempre più numerosi in questa bell’Italia.

E’ ora di dire basta a balle, balline e demagogiche quanto inutili proposte.

Cari signori politici, siate seri e attivate le uniche leve possibili. Se non le conoscete andate a ripassare le teorie dei grandi dell’economia, Keynes* per primo e applicatele pedissequamente senza alcuna vostra interpretazione o ancor peggio di qualche moderno luminare tecnico.

No Grazie, abbiamo già dato!

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(*) « Il capitalismo non è intelligente, non è bello, non è giusto, non è virtuoso e non mantiene le promesse. In breve, non ci piace e stiamo cominciando a disprezzarlo. Ma quando ci chiediamo cosa mettere al suo posto, restiamo estremamente perplessi. »

(John Maynard Keynes, Autosufficienza nazionale, 1933)

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