In fuga dall’abbraccio mortale

Euro_vetrofania_Strasburgo_cibusL’Unione Europea in rotta di collisione. L’assedio di Atene non è certamente un buon esempio e prima o poi

toccherà a altri paesi subire lo stesso trattamento. Intanto Regno Unito e Austria sarebbero al lavoro per progettare il distacco dall’Unione.

di Lamberto Colla – Parma, 5 luglio 2015 –

Il sogno di un’europa forte e unita sta trasformandosi in incubo per le economie più deboli. La politica finanziaria ha preso in mano le redini del governo europeo lasciando alla politica, quella di governo, il compito di ratificare scelte attuate dai funzionari, euroburocrati scelti non si sa  bene da chi, dalla presunzione di conoscere il futuro attraverso la mera lettura dei numeri.

La politica dell’Unione in mano a dei “cartomanti”, per di più ben poco convincenti.

L’esempio di questa assurdità l’abbiamo tutti giorni davanti agli occhi.

Con tre fronti di guerra ai confini (crisi Russo-Ucraina, Isis a oriente e nord africa) e un esodo biblico di profughi in fuga dai teatri di guerra nel disperato tentativo di salvare almeno la vita tentando il rifugio nel Vecchio Continente, i premier sono in riunione permanente, da ormai due settimane, per imparare la lezioncina da impartire a Tsipras affinché si convinca di fare morire il suo popolo attraverso una lenta agonia altrimenti sarà una morte rapida. Un’alternativa ben poco allettante soprattutto per chi non ha più niente da perdere.

A questo punto mi domando dove sono finiti quei cantori, menestrelli moderni  fieri di appartenere a quella sinistra radical chic, pronti a organizzare mega concerti in tutt’europa in favore del l’alienazione dei debiti del terzo mondo ma che, a favore della Grecia, non hanno organizzato nemmeno una messa cantata.

Che anche loro siano prezzolati dalla mano invisibile della finanza internazionale?.

Fatto sta che tutti i giorni l’UE mostra i suoi lati peggiori. Prima con l’Italia e la Spagna ora nei confronti della Grecia e del problema immigranti, e domani ancora con l’Italia e forse la Francia, l’Unione Europea non intende modificare la politica dell’abbraccio mortale porgendo così il fianco all’euroscetticismo  dilagante che ha già fortemente contagiato  Regno Unito e Austria. Della decisione del premier d’oltre Manica di aprire un referendum pro o contro la permanenza in UE già si sapeva ma dell’Austria e del suo progetto di fuoriuscita ben poco si è detto e tanto meno promozionato.

Nell’assoluto silenzio mediatico l’Austria, attraverso una petizione popolare (Volksbegehren) sta misurando la temperatura al popolo asburgico.

Secondo i promotori della petizione, che se supererà il numero di 100.000 firme obbligherà il parlamento a discutere e legiferare sulla questione, l’Austria trarrebbe notevoli benefici dall’uscita dall’UE consentendole di fatto di non aderire agli accordi transatlantici di libero scambio tra Ue, Usa e Canada; di recuperare parte dei miliardi di euro versati da vent’anni alle casse di Bruxelles per la “promozione Ue” senza aver alcun potere di codecisione nella destinazione dei medesimi fondi; di risparmiare i versamenti a favore dei «fondi di salvataggio per l’euro»; di risparmiare le obbligazioni di deposito per miliardi di euro a favore del «Meccanismo europeo di stabilità finanziaria»; di reintrodurre sovranità e politica monetaria proprie.

Insomma, anche l’aristocratica Mitteleuropa si è rotta di partecipare o meglio subire una costrizione politica e monetaria, un “Superstato” costruito a misura di Germania sotto la vigilanza di Washington.

Un abbraccio mortale che, sino a quando si possiede qualche energia, varrebbe la pena sottrarsi o impuntando i piedi e facendo valere le proprie ragioni o, in ultima ratio,  salutando l’allegra combricola come stanno proprio pensando di fare i sudditi di Sua Maestà Elisabetta e i ricchi Austriaci e come vorrebbero fare i Greci salvo diverso risultato della consultazione referendaria promossa, a sorpresa e in piena negoziazione con la ex troika, per oggi Domenica 5 luglio. 

Così com’è strutturata e governata l’Unione Europea ha una aspettativa di vita molto breve. Per immaginare un futuro è indispensabile un radicale cambiamento, riprogettando la politica dell’unione sulle basi originarie e relegando da subito i potenti ragionieri nei loro uffici.

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