Ma quale ripresa, ci siam mangiati sin le collane della nonna

reportageRipresa, “I segnali ci sono e vanno colti”, dice Renzi. Una ripresa ci sarà pure, diciamo noi, ma nessuno la vede. Più dell’ottimismo occorre una gran dote di fantasia per leggere i segnali positivi. Se poi i dati da interpretare sono quelli del lavoro, dobbiamo aggiungere i dubbi sulla correttezza delle fonti.

di Lamberto Colla – Parma, 30 agosto 2015 –


“Abbiamo una cornice complicata, ma la ripresa c’è”: “I segnali ci sono e vanno colti”.

Sono per caso i dati dell’occupazione che dovrebbero mettere il buonumore, diffusi il 25 agosto e rettificati, nientepopodimeno che dimezzati, il giorno successivo? O forse dovremmo brindare al prossimo aumento dell’aliquota iva (25,5%) che darà il definitivo colpo di grazia ai consumi e alla ripresa economica?

C’è poco da essere ottimisti, le uniche promesse che siamo sicuri verranno mantenute riguarderanno l’imposizione fiscale che, di governo in governo, è sempre cresciuta, fatto salvo il periodo berlusconiano. L’unica condizione che potrebbe fare sfumare l’introduzione automatica relativa all’incremento dell’aliquota iva (introdotta nella legge di stabilità 2015) sarebbe l’attuazione di una drastica riduzione delle spese (spending review) o una forte ripresa economica.

Considerato che i segnali della ripresa sono debolissimi – l’OCSE ha calcolato che nel secondo trimestre il pil dell’Italia è salito di appena lo 0,2% –  e che di spending review non se ne sente più parlare da quando Cottarelli se ne è tornato al suo ufficio del FMI in quel di New York, ecco che, non può essere diversamente, la definitiva botta ai consumi e di conseguenza all’occupazione, verrà con gli scatti delle aliquote Iva programmate.

Forse per addolcire la pillola o forse per eccesso di protagonismo, dal palco di CL Renzi è tornato a promettere un riduzione delle tasse e soprattutto l’eliminazione di quelle sulla casa per tutti. 

Il tempo di un panino e il Premier è stato prontamente sbugiardato dal ministro Padoan. Così, sempre dal palco del Meeting di Rimini, il ministro, senza ma e senza se, ha richiamato il Premier alla realtà sottolineando che, in merito alla prospettata ipotesi renziana di tagliare le tasse sulla casa per tutti,  «per essere credibili bisogna tagliare la spesa».

fisco_gde

Una pugnalata alla schiena ma è, purtroppo, la sacrosanta realtà.

Il tempo sta per scadere e la bomba a orologeria sta per esplodere se non verrà disinnescata con la spending review.   L’aumento dell’Iva sarà automatico, ossia non saranno necessarie né nuove norme, né decreti, provvedimenti o quant’altro per consentire al governo di valersi di tale clausola di salvaguardia. Clausola di salvaguardia, voluta dall’UE, da applicarsi nel caso in cui non si fosse dato seguito alla revisione della spesa pubblica.

Dunque, se tutto rimarrà così com’è, tra circa 4 mesi scatterà il primo dei tre aumenti programmati. In particolare: dal 10 al 12% nel 2016, al 13% nel 2017 e dal 22 al 24% nel 2016, al 25% nel 2017 ed al 25,5% nel 2018.

Tutto questo è certo, scritto, certificato e sottoscritto.

Difficile che nel corso dell’imminente autunno si riesca a pianificare una riduzione di circa 20 miliardi. L’obiettivo complessivo di 32 miliardi (pari al 2% del PIL) avrebbe dovuto completarsi con la ripresa economica e da realizzarsi nel periodo 2014-2016.

Orbene il 2014 è trascorso e il 2015 sta finendo. I consumi stagnano e la ripresa misura 0,2%. Dei tagli alla spesa pubblica non v’è segnale. Il risultato perciò sarà la deflagrazione dell’Iva al 24% dal 1 gennaio 2016.

Sul fronte occupazionale non è che stia andando benissimo nemmeno lì.

Gli effetti delle manovre (alleggerimento della contribuzione, jobs act e il programma Garanzia Giovani) messe in campo dal Ministero del Lavoro stentano a manifestarsi. I conti non tornano e il ministero del Lavoro, come sopra anticipato, ha dovuto correggere i dati sul numero dei contratti resi noti il giorno precedente dopo che ad accorgersi dell’errore erano stati “Il Manifesto” e “Repubblica”, perché quelli su cessazioni, collaborazioni e apprendistato erano stati calcolati male. In conclusione il numero dei contratti aggiuntivi a tempo indeterminato è stato dimezzato passando da 630.585 a 327.758  rispetto allo stesso periodo del 2014 (gennaio- luglio). Un insieme di valori che comprende anche le stabilizzazioni, favorite dagli sgravi contributivi concessi da gennaio al datore di lavoro che trasforma un contratto a tempo determinato in un contratto a tempo indeterminato.

Non si può  negare che un effetto positivo non ci sa stato, ma i numeri sono ancora irrisori.

E non potrebbe essere diversamente considerato che l’occupazione c’è se c’è lavoro e se c’è lavoro c’è consumo.

Invece i consumi stagnano nonostante tutto.

Nonostante che per restare a galla si sia fatto incetta di ogni catenina, anelli, orecchini sparsi nei cassetti di casa e venduti ai vari “compro oro” e similari cresciuti come funghi in tutta la penisola. ma anche le medagliette d’oro della cresima sono finite e i gli stessi negozi, sorti sull’onda della crisi, stanno chiudendo. Dei 35.000 che erano nel 2011 sono rimasti circa 20.000 e a detta di Oroitaly, l’associazione nazionale che associa tutta la filiera orafa di alta qualità dagli artigiani, alle piccole e medie imprese del settore, dai grossisti ai negozi di gioielleria, “gli italiani hanno esaurito il loro ‘tesorettoafferma all’Adnkronos Gianni Lepre, segretario generale di Oroitaly – hanno venduto tutto quello che avevano, compresi i gioielli che avevano in casa”.

Un’ulteriore segnale che la difficoltà è distribuita sul territorio e prende sempre più in largo e ogni intervento attuato oggi sarebbe in ritardo ma meglio di niente; salviamo il salvabile, ma un ulteriore incremento dell’iva sarebbe insostenibile.

Quello che penso è che il conto alla rovescia è quasi al termine e andrà a termine perché le istituzioni sono nella più totale confusione.

La farsa del funerale di Vittorio Casamonica ne è l’emblema.

Con l’isis alle porte fa venire i brividi pensare che un elicottero sia riuscito a sorvolare Roma spargendo petali rossi.

Ma il siparietto più brutto è stato offerto proprio dai vertici delle istituzioni. Un coro di “non siamo stati avvertiti”, “non sapevamo” che lascia perplessi sulle loro capacità ma anche sulla dignità di chi rappresenta quelle istituzioni, statali, o periferiche e locali che siano.

Finora a farne le spese è stato solo l’elicotterista ma credo che l’elenco dei signori da “decapitare” sia lungo anche se, come è probabile, oltre al commissariamento del Municipio di Ostia non si andrà e l’elicotterista, vista la sua perizia, verrà assunto da qualche corpo speciale.

C’è ben poco da brindare!

Torna su