La ripresa per i fondelli

Siamo tornati ad essere un grande Paese. Abolizione dell’IMU e della Tasi, maggiori risorse ai comuni, crescita industriale pari alla Germania (o forse è vero il contrario) e aumento dei contratti a tempo indeterminato. Come non si può riaccendere la fiducia godendo di condizioni così favorevoli. E allora fiato alle trombe di regime. Come rimpiangere la libertà di espressione degli anni 60 e settanta.

di Lamberto Colla – Parma, 13 settembre 2015 –
“Bisogna ridare fiducia” è il Renzi pensiero che nei giorni scorsi ha attraversato l’etere e si è diffuso nei milioni di tubi catodici degli italiani. E se qualcuno fosse stato distratto nel seguire i suoi amici su facebook, tranquilli, l’informazione di regime lo raggiunge anche lì.

Il premio per tanto penare di questi anni di crisi e per le politiche economiche poco efficaci messe in campo dal governo Renzi è l’annullamento della tanto odiata tassa sulla casa. Ecco che l’annuncio a sorpresa di Matteo Renzi squarcia il cielo e giura che l’IMU e la Tasi saranno rimosse e il 16 dicembre sarà l’ultima volta che saranno iscritte nel calendario dei pagamenti degli italiani.

L’annuncio del taglio dell’odiate imposte avviene una quindicina di giorni dopo il garbuglio della pubblicazione dei dati del Ministero del Lavoro che avrebbero dovuto sostenere il precedente claim ottimistico di Renzi “I segnali di ripresa ci sono ma vanno colti”

Dopo il pasticcio del 25 agosto – giorno della pubblicazione di dati del Ministero del Lavoro sbagliati del 100% –  scorso c’era quindi Bisogno di una nuova iniezione di fiducia ed ecco che con la “sparata” del taglio dell’IMU il premier sale in cattedra nel talk show più visto da grandi e piccini, quel “Porta a Porta” che è sempre stato il rifugio sicuro per ogni nostro primo ministro.
Ma l’euforia alle volte gioca brutti scherzi e il nostro pirotecnico Capo del Governo si lancia in regali, premi e ricchi cotillon per tutti, Comuni compresi: “togliamo Imu e Tasi e daremo ai sindaci un assegno corrispondente”.

Una frase che si può interpretare solo in modo, a meno che non si vada rubare all’estero, magari sul PIL della Germania, l’IMU e la Tasi saranno tolte ma, c’è da esserne certi, gli strateghi del ministero delle Finanze riusciranno nell’impresa di inventarne di altre o di fare qualche aggiustamento qua e là di qualche aliquota (già pronta l’Iva al 24% per il 2016), incrementando l’accise sui carburanti o qualche altra diavoleria.

Altrimenti con cosa si potranno alimentare i Comuni? Non certo con il maggior gettito d’Iva che tra riduzione dei consumi e evasione fiscale l’Italia si colloca ai vertici d’europa preceduta solo da Romania Lituania, Slovacchia e Grecia.

La fiducia che tanto si vorrebbe insufflare negli italiani non può venire così rapidamente depressa da incidenti di percorso che, seppure leggeri, sono stati colti da qualche giornalista, vorace di trovare notizie diverse dalle solite e a caccia di ogni dettaglio, sfumatura o inflessione dei rappresentanti del Governo.

Serve una bomba! E bomba sia.

L’ISTAT riesce, scavando a fondo, a tirare fuori il coniglio dal cappello a cilindro. A luglio La produzione industriale segna il +1,1%.

Finalmente una notizia positiva che non verrà smentita. La fiducia nel Governo e nelle sue politiche economiche tornerà a crescere perché, e qui il tocco di classe dell’improvvisazione scenica, “L’Italia è in ripresa, cresciamo come la Germania”.

Peccato che ormai sia la Germania crescere come l’Italia e che il Bluff della ripresa Europea presto o tardi verrà a galla.

Un paio d’anni fa venne introdotto l’artificio contabile di inserire al bilancio nazionale dei Paesi UE, ovviamente nella quota attiva, le presunzioni di ricavi derivanti dal lavoro nero, dalla attività di prostituzione e altre amenità illecite, prossimamente saranno i profughi a dare un’aiutino ai bilanci potendo, stando alle anticipazioni dei giorni scorsi, gli Stati defalcare i costi sostenuti per l’accoglienza dei profughi.

Purtroppo c’é poco da essere ottimisti.

Nonostante gli slogan di fiducia del Premier, ridondati dai media come fossero degli uffici stampa presidenziali, ci sono due dati inquietanti che raccontano di una Italia diversa:
1. siamo il Paese OCSE che registra il maggior numero di crisi aziendali. Mentre gli altri Paesi hanno avviato un processo di arretramento l’Italia ha visto incrementare del 66,3% i fallimenti dal 2009 al 2014.
2. l’ISTAT dal 2012 ha interrotto la registrazione, o meglio la divulgazione, dei dati relativi al numero di suicidi. L’ultimo dato risale al 2010 con 187 casi e 245 tentativi. (121 suicidi nel primo semestre 2015 secondo l’Osservatorio dei Suicidi)


Rimpiango la libertà di espressione degli anni 60 e settanta. Una libertà all’epoca non percepita ma che, a ben guardare (vedi foto di copertina) la rassegna di manifesti esposti nell’archivio del CSAC (Centro Studi e Archivio di Comunicazione
) dell’Università di Parma, la maggior parte di quelli oggi non sarebbero tollerati, gli autori denunciati e perseguiti con enormi ammende economiche stratosferiche.

Se questo è il prezzo della modernità ne farei volentieri a meno.

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