Emilia, tre alluvioni in due anni.

PC_alluvione_Roncaglia_VVFF (1)A una settimana dalla piena del Nure, si cerca ancora il corpo di Filippo Agnelli di Bettola, travolto dal fiume insieme al figlio Luigi, ritrovato invece senza vita, così come Luigi Albertelli di Pontedellolio. E mente si fa la conta dei danni e il premier Renzi annuncia lo stato di emergenza, ricordiamo anche le alluvioni che, nel 2014, hanno colpito anche Parma e Modena.

 

PIACENZA – Nelle due ore che Matteo Renzi ha trascorso a Piacenza, lo scorso 17 settembre, il premier ha potuto valutare di persona, sorvolando la zona con un elicottero, l’entità dei danni causati dallo straripamento del Nure che, una settimana fa, ha travolto due intere valli e provocato la morte di due persone. Si tratta di Luigi Albertelli, 56 anni, guardia giurata di Pontedellolio, e Luigi Agnelli, 43, di Bettola, entrambi travolti dalla furia delle acque. E’ ancora disperso, invece, Filippo Agnelli, 67, padre di Luigi, che si trovava insieme al figlio quando la loro auto è stata travolta dalla furia delle acque.

 

Durante il summit in Prefettura, al quale hanno partecipato anche il Presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini, l’Assessore regionale alla difesa del suolo Paola Gazzolo e i sindaci dei Comuni colpiti, il Presidente del Consiglio ha dichiarato che “appena ci sarà la possibilità tecnica, dichiaremo lo stato di emergenza”. “Il governo”, ha aggiunto Renzi “farà la propria parte sia per i Comuni con la deroga al Patto di Stabilità, sia per i cittadini, con aiuti dal punto di vista fiscale”. E mentre il presidente della Regione Bonaccini promette risorse straordinarie, oltre ai 2 milioni di euro già stanziati per la ricostruzione dei paesi alluvionati, ricordiamo che il disastro che ha colpito il piacentino è solo l’ultimo in ordine di tempo, che l’Emilia ha dovuto sopportare.

Francesco_Ficcarelli_FB_baganza_fuoriIl 13 ottobre 2014, l’esondazione del torrente Baganza ha mandato sott’acqua la zona sud ovest di Parma, per fortuna, senza fare vittime tra le persone, ma provocando ingenti danni, soprattutto nel quartiere Montanara e nella zona di via Po, dove un mix di acqua e fango ha invaso garage e scantinati, arrivando fino ai piani più bassi delle case.

 

 

 

Il 19 gennaio 2014, invece, nel modenese, l’onda della piena causata dalle forti piogge ha aperto una falla nell’argine del fiume Secchia, che ha cominciato a Jpegdefluire sommergendo 10.000 ettari di territorio colpendo otto Comuni della zona della Bassa, già provati dal terremoto del 2012. Per 48 ore, Bastiglia e Bomporto sono rimaste sott’acqua, con almeno duemila persone bloccate ai piani alti delle case, mentre altrettante sono state evacuate dalla Protezione Civile a mano a mano che le acque del fiume invadevano il territorio. Quasi duemila anche le aziende colpite, milioni i danni subiti dall’economia e dai cittadini che, in poche ore, si sono visti portare via i sogni di una vita. C’è stata anche una vittima, il volontario Oberdan Salvioli, 43 anni, trascinato via dalle acque, mentre tentava di aiutare i suoi concittadini alluvionati.

 

Se, poi guardiamo a quanto è accaduto nel resto d’Italia, è evidente che i fenomeni si stanno facendo sempre più frequenti e con effetti sempre più disastrosi sulla popolazione.

Da un lato c’è il clima, che sta cambiando velocemente e riserva sempre più spesso precipitazioni abbondanti rilasciate in poco tempo, che vanno a ingrossare i fiumi e i corsi d’acqua. Dall’altro c’è la mano dell’uomo, sempre più indiscriminata quando si tratta di urbanizzazione, a discapito dell’ambiente. Infine, c’è la scarsa attenzione alle opere di manutenzione e controllo dei letti dei fiumi e dei torrenti, dei fossi, degli argini, delle casse di espansione, insieme al consolidamento delle frane e di briglie di contenimento del terreno, oltre, ovviamente, al rispetto delle leggi di tutela del suolo e dell’ambiente.

 

La parola che si sente pronunciare sempre più spesso, i cui effetti sono, purtroppo, sotto gli occhi di tutti, è “dissesto idrogeologico”. All’inizio dell’anno, il rapporto presentato dall’Unione Bonifiche dell’Emilia Romagna ha evidenziato come la nostra regione abbia visto aumentare il rischio del 10% rispetto al 2014 e che, per prevenire altri eventi disastrosi, sarebbero necessari ben 894 interventi, per un importo superiore al miliardo di euro.

 

 

 

 

 

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