Clima, accordo raggiunto, ma…

inceneritore-parmaL’elefante ha partorito il topolino. Raccogliamo i segnali positivi che possano comunque fungere da

collante per nuovi  e più illuminati e impegnativi accordi  sul fronte climatico e chissà anche sul fronte della pace. Per ora, quanto uscito dal summit parigino sul clima, appare più un accordo di facciata che di sostanza.

di Lamberto Colla Parma, 20 dicembre 2015.

Finalmente arriva una notizia positiva a interrompere questo periodo di crisi globale.  Apriamoci quindi alla speranza che finalmente un ponte verso una nuova era, più illuminata,  possa essere gettato.

Sono 195 i Paesi sottoscrittori, in rappresentanza del 90% dei delle emissioni nocive, che hanno sottoscritto l’accordo sul clima di Parigi. Il COP21, almeno nelle buone intenzioni è riuscito a fare centro.

Basti pensare che il ben più noto protocollo di Kyoto (COP3 – 11 dicembre 1997) fu sottoscritto da 180 Paesi che complessivamente rappresentavano solo il 12% delle emissioni in atmosfera.

Almeno sul piano della rappresentanza  si deve registrare il successo per farci ben sperare per il futuro.

L’obiettivo principale è il contenimento della temperatura della Terra entro i +1,5 gradi rispetto all’epoca pre – industriale, cosa che di fatto comporterebbe una riduzione di 0,5 gradi rispetto il livello  attualmente raggiunto (+2 gradi °C). Un’impresa ardua che però sta a significare che sono stati ascoltati gli appelli delle comunità scientifiche, pur nell’incertezza che caratterizza le conoscenze delle dinamiche di fenomeni globali e di lunghissimo respiro,  che ipotizzano che i danni provocati dai cambiamenti climatici valutati a fine secolo saranno molto ingenti.

Già perché se tutto appare positivo starà soprattutto alla buona volontà dei singoli Paesi rispettare l’accordo non essendo stata prevista, almeno in questa prima stesura, alcuna sanzione da applicarsi.

Nemmeno sono stati previsti gli strumenti necessari per centrare gli obiettivi e forse,  questo potrebbe risultare vincente. Anziché far calare dall’alto, come accadde con il protocollo di Kyoto, le modalità utili a perseguire gli obiettivi, sembra che sia stato preferito un approccio “Bottom-Up” , dal basso verso l’alto lasciando perciò a ciascuno la scelta delle modalità, degli strumenti.

“Il fine giustifica i mezzi”. Questo sembrerebbe la filosofia scaturita da Parigi. 

«Sarà la Storia a giudicare i risultati, non tanto sulla base degli accordi ma su ciò che inizieremo a fare da oggi» ha affermato il ministro dell’Ambiente delle Maldive, Thoriq Ibrahim, uno degli Stati più a rischio del pianeta.

L’accordo, che entrerà in vigore nel 2020, mira alla dismissione delle energie generate ai combustibili fossili (carbone, gas, petrolio),  a rafforzare le misure di risparmio energetico e a proteggere le zone boschive.

Temperatura – L’obiettivo, come si diceva in precedenza, è ambizioso e consiste nel contenimento del riscaldamento del pianeta “ben al di sotto di 2°C”. Gli impegni sottoscritti dai vari Stati, però, si orienterebbero già verso i 3°C.

Tempistica – L’accordo prevede una revisione al rialzo degli obiettivi di riduzione di emissione di gas a effetto serra ogni 5 anni,  soltanto però a partire dal 2025. Un traguardo temporale che a molti esperti appare tardivo.

Risorse – Sarebbe limitato a solo un centinaio di miliardi di dollari i fondi destinati agli Stati più vulnerabili alle  alterazioni climatiche, come il Bangladesh e le isole del Pacifico. Giusto per iniziare perché potrebbe essere in seguito rivista la somma come richiesto dai paesi più poveri.

Limiti e Vincoli – Il presidente di COP21, Laurent Fabius, ha tenuto a precisare che tali accordi hanno il “carattere giuridicamente vincolante” di un patto. Un patto che, stando agli esperti, si baserebbe unicamente sulla buona volontà dei governi, non prevedendo alcuna forma di sanzione.

Impegni specifici – La Cina, che a causa della sua cavalcata per colmare il gap industriale con l’occidente è riuscita a diventare in breve tempo un paese di riferimento economico e il più   più inquinante del mondo, si è impegnata, per la prima volta a limitare le sue emissioni di gas ad effetto serra al massimo entro il 2030. Anche l’India ha promesso di impegnarsi a migliorare la propria efficienza energetica, senza tuttavia fissare degli obiettivi precisi.

Voto d’incoraggiamento 6= sarebbe il voto da assegnare ai partecipanti al COP21. Una quasi sufficienza d’incoraggiamento a studiare e a recuperare nel più breve tempo possibile anche perché, al di là degli studi scientifici,  alcuni segnali inequivocabili di ribellione la natura li ha manifestati in tutto il pianeta.

  

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