Fallimenti, in lieve diminuzione nel corso del 2015

Fallimenti_anniSecondo la analisi del CERVED il 2015 ha registrato un lieve calo dei procedimenti.
Meno chiusure volontarie ma più fallimenti.  Dal Governo un inasprimento del quadro sanzionatorio penale nella disciplina dell’accordo di ristrutturazione del debito.

di Redazione economica Parma 27 dicembre 2015

Come è ormai consuetudine, in chiusura d’anno, cerchiamo di fotografare la crisi attraverso l’analisi delle procedure fallimentari. Ci corre in aiuto il CERVED segnalando che nel terzo trimestre del 2015 “è proseguito, rafforzandosi, il calo delle chiusure aziendali, in atto dall’inizio del 2014. Il miglioramento è dovuto soprattutto alla forte diminuzione delle liquidazioni volontarie, un dato che riflette aspettative più ottimistiche da parte degli imprenditori, mentre è tornato ad aumentare il numero dei fallimenti.”

Un dato che sta a indicare come stia crescendo la fiducia degli imprenditori verso un più roseo futuro. Nel periodo luglio – settembre infatti, si sono registrate liquidazioni volontarie inferiori dell’11% rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente, aziende in bonis, i cui imprenditori invece di decidere di tirare i remi in barca scommettono per il futuro. 

“Nei primi nove mesi del 2015 – segnala CERVED –  sono state chiuse da soci e imprenditori 41 mila società in bonis, cui corrisponde un netto calo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (-9,1%) e il livello più basso tra gennaio e settembre dal 2006.

Già nel primo trimestre dell’anno i primi segnali di un miglioramento si erano manifestati. 

In media nel primo periodo dell’anno, erano fallite 43 imprese ogni giorno, quasi due imprese ogni ora. Dal 2009 a aprile 2015 inoltre si contarono 78.978 imprese che abbandonarono il campo portando i libri in tribunale.

In questo contesto, dove è indispensabile raccogliere ogni timido segnale di positività, il 2015 verrà ricorderà anche per l’inasprimento delle pene introdotte dal DL 83/2015.

Le novità introdotte dal DL 83/2015.

A partire da giugno di quest’anno però, sugli amministratori delle società, potrebbe cadere una nuova tegola in forza del decreto legge 83/2015 che va a integrare la disciplina dell’accordo di ristrutturazione dei debiti, che può essere concluso se vi aderiscono creditori finanziari che rappresentano il 75% del credito, fermo restando l’integrale pagamento dei creditori non finanziari.

La nuova disciplina va a integrare anche il quadro sanzionatorio penale estendendone la rilevanza alle ipotesi di illecito anche ai nuovi istituti di ristrutturazione del credito e non soltanto per i consueti reati fallimentari come il Concordato Preventivo e l’Amministrazione Controllate.

Con il DL 83/2015 vengono pertanto estesi a “ristrutturazione” e “convenzione” i reati di Bancarotta fraudolenta, bancarotta semplice, simulazione di crediti o distrazione di beni, mercato di voto.

Il Quadro fallimentare dell’Emilia Occidentale

Piacenza: 79 fallimenti e 7 altre procedure nel 2015.

In complesso: n. 521 fallimenti di cui 370 aperti e 151 chiusi. n. 77 procedure di cui 64 aperte e 13 chiuse

Parma: 176 fallimenti e 40 altre procedure aperte nel 2015.

Complessivamente: n. 255 procedure di cui 146 aperte e 109 chiuse e n. 1128 fallimenti di cui 790 aperti e 338 chiusi

Reggio Emilia: 106 fallimenti e 17 altre procedure nel 2015.

In complesso: 1457 fallimenti di cui 813 aperti e 644 chiusi e n. 235 procedure di cui 114 aperte e 121 chiuse

Modena: 210 fallimenti e 48 altre procedure nel 2015

Complessivamente: n. 2292 fallimenti di cui 1077 aperti e 1215 chiusi. n. 207 procedure di cui 184 aperte e 23 chiuse

La speciale classifica vede quindi in testa Modena seguita da Parma, Reggio Emilia  infine Piacenza. Significativo il divario tra la prima e l’ultima classificata. A Modena infatti si sono registrati quasi il triplo di fallimenti rispetto alla più “lombarda”  Piacenza, forse una coda ai disastri naturali che hanno investito la patria delle ceramiche e dei motori, dal terremoto alla tromba d’aria e per finire l’alluvione. Una terra martoriata che, in silenzio e con orgoglio, sta cercando di rialzarsi per tornare a svettare tra i distretti più efficaci e produttivi d’italia.

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