Additivi sotto accusa per le malattie autoimmuni

Lab_biologiaVi può essere una correlazione tra malattie autoimmuni, tra cui diabete, sindrome intestino irritabile, celiachia e persino sclerosi multipla, e l’assunzione di taluni additivi alimentari.

A fare la scoperta sono stati l’Istituto Israeliano di Tecnologia Technion di Haifa e l’Istituto Aesku-Kipp in Germania.

La ricerca, pubblicata su Autoimmune Reviews, spiega che alcuni additivi possono indebolire la resistenza dell’intestino a batteri, tossine e altri elementi nocivi nutritivi e non.
Nel loro studio, i ricercatori si sono concentrati sul significativo aumento dell’uso di additivi alimentari industriali volti a migliorare la qualità come il gusto, l’odore, la consistenza e la durata e hanno scoperto un “collegamento circostanziale significativo tra l’aumento dell’uso di prodotti alimentari trasformati e l’aumento nell’incidenza di malattie autoimmuni.”

A finire sul banco degli imputati in particolare: glucosio, sodio, solventi grassi (emulsionanti), acidi organici, glutine, transglutaminasi microbica (un enzima speciale che funge da colla alimentare) e particelle nanometriche.
Secondo gli autori dello studio, la loro assunzione costante aumenta il rischio di sviluppare malattie autoimmuni, nelle quali il sistema immunitario attacca cellule, tessuti o organi come se fossero corpi estranei.

L’invito, quindi, è quello di leggere sempre attentamente l’etichetta degli alimenti. Con l’entrata in vigore del regolamento comunitario 1169/2011, gli ingredienti devono comparire in ordine decrescente di presenza nell’alimento.

Particolare attenzione secondo il primo autore della ricerca, Aaron Lerner, va prestata ai piatti pronti ma anche a carne, pesce, dolciumi, bevande e prodotti da forno.

[Fonte: Teatro Naturale per Sol&Agrifood 1 febbraio 2016]

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