La doccia fredda della Corte dei Conti

poverta-gdeAnno bisesto, anno funesto. I nodi stanno venendo al pettine.

Dalla Corte dei Conti e dall’OCSE segnali poco incoraggianti per l’Italia e l’Europa. Il tasso di povertà stimato da Actionaid è altamente preoccupante.

di Lamberto Colla Parma, 21 febbraio 2016.

Nemmeno il tempo di “gongolarsi” dei trionfalistici dati resi noti dall’INPS sullo stato occupazionale del 2015 che a raffica, nelle 48 ore successive, la Corte dei Conti e l’OCSE piazzano un “uno due” da tramortire un peso massimo.

Invece niente, il domatore di leoni al Governo italico, non solo non fa una piega, ma si diletta a ammaestrare i suoi “canguri” nel tentativo di fare passare, interamente e senza danni, la proposta  DDL della collega Cirinnà riguardo alle unioni civili e la questione controversa della “Stepchild adoption”. Una questione sicuramente importante quella dell’utero in affitto che  rischia però di fare abortire il Governo e lo stesso partito di maggioranza relativa, dove la componente cattolica si scontra con quella laica e, c’è da augurarselo, con la individuale posizione etica di ciascun deputato.

Così, mentre in Parlamento ci si azzuffa per la “stepchild adoption – utero in affitto” al punto che la Cirinnà ha seriamente minacciato di abbandonare la politica causa il tradimento dei pentastellati, minaccia prontamente ritirate per dovere di responsabilità, passa sotto sordina che l’OCSE ha ridotto la stima di crescita dell’UE di quasi mezzo punto percentuale e ovviamente anche la stima dell’Italia di altrettanto.

Uno 0,4% di PIL che verrà meno e che cagionerà molti dolori agli italiani che pagano le tasse e i consumatori che rilasciano il 22% su quasi ogni prodotto che acquistano e che potrebbe passare entro breve sino al 25,5% nel caso di mancato raggiungimento di determinato equilibrio tra PIL e debito pubblico. Un inasprimento delle aliquote scongiurato negli ultimi due anni in forza di una maggiore flessibilità concessa dall’UE e dai dati di PIL che, matematicamente parlando, avevano temporaneamente disinnescato la bomba.

I primi segnali che il Governo fosse in pre-allarme  erano già pervenuti a più riprese negli ultimi giorni, dalla proposta del “taglio delle pensioni di reversibilità” alla proposta della “tassa sull’ascensore”. Nessun segnale pervenuto sulla riduzione dei vitalizi dei parlamentari e dell’esercito dei consiglieri regionali o di alienazione degli ENTI Inutili e via dicendo.Niente di tutto ciò.

E allora ecco che a innescare nuovamente  l’ordigno ci ha pensato la Corte dei Conti richiamando pesantemente il Governo reo di non avere realizzato una politica di contenimento delle spese minimamente sufficiente. Il presidente della Corte, in occasione della apertura dell’anno giudiziario, è stato categorico:  Squitieri infatti “è dell’avviso che il parziale insuccesso o, comunque, le difficoltà incontrate dagli interventi successivi di revisione della spesa siano anche imputabili a una non ottimale costruzione di basi conoscitive sui contenuti, sui meccanismi regolatori e sui vincoli che caratterizzano le diverse categorie di spesa oggetto dei propositi di taglio”.

Una tirata di orecchie non indifferente che spiana definitivamente la strada all’aumento dell’aliquota iva e un ulteriore inasprimento della pressione fiscale.

Nessuno ha voluto metter mano alla “Spending Review”  (contenimento delle spese dell’apparato statale) ed oggi la macchina Italia è troppo onerosa, un tenore di vita che il padrone (cittadino) non può più permettersi.

A dare la misura dello stato di decadimento della “proprietà” ci ha pensato, proprio nelle stesse ore dell’OCSE e della Corte dei Conti, l’organizzazione Actionaid, stimando in ben 4 milioni di cittadini ricadenti nella classificazione di “povertà assoluta” e di ben 17 milioni che spingono alla porta della povertà.

L’incremento delle tasse potrà solo alimentare questi due raggruppamenti e sottrarre risorse anche al sistema di volontariato e assistenza così ben diffuso nei cuori degli italiani e ancora di salvezza per molti, immigrati compresi.

Temo che così procedendo, sia a livello internazionale e ancor peggio a livello domestico,  il 2016 sarà l’anno della resa dei conti.

Anno bisesto, anno funesto…

PARMAOTTOBRE2015 033-1.

  

  

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