Trattori antichi, mon amour!

Una collezione privata di trattori e macchine agricole da fare impallidire per completezza e fascino. Decine e decine di macchine agricole  completamente restaurate e perfettamente funzionanti che raccontano la storia della meccanizzazione agricola nel corso degli ultimi 90 anni.

di Virgilio Parma 28IMG_2875 febbraio  2016 – 

Attraversare il portone che dà accesso alle tre nuovissime rimesse appollaiate sulle dolci colline di Siccomonte, è come attraversare la porta dello Stargate. 

Un tuffo nel passato remoto dell’agricoltura, anche se alla fine sono trascorsi solo 90 anni.  Decine di trattori d’ogni marca e dimensioni, verdi, grigi, azzurri, arancioni o rossi, una distesa di fiammanti gioielli da ammirare che, alla pari delle auto d’epoca, raccontano con orgoglio il loro trascorso in attività. 

IMG_2845C’è la prima trebbia, una Laverda per intenderci, che fa bella mostra della appesa a una parete che sembra guardare dall’alto il mare di trattori posizionati a terra uno accanto all’altro come lo erano gli agricoltori in ogni piazza di   un qualsiasi villaggio intenti a raccontarsi le novità e a scambiarsi merci. 

C’è la trattrice a vapore con il suo allungato camino e il Mc Cormick del 1930 che bisbiglia con  l’Oto Melara che a sua volta lancia un guanto di sfida al Fordson. L’antico Steyer e l’agile e  piccola Fiat che  fan bella mostra a fianco dei “Bull-Dog” e  dei Fergusson ma anche i cingolati nostrani, che hanno portato la modernità sulle ripide pendici, affiancati agli imponenti Caterpillar che smuovevano invece le montagne mentre i primi le dominavano.

Ogni mezzo quindi rappresentava una specialità, ognuno era stato creato dall’ingegneria europea piuttosto che statunitense per assolvere al meglio a quei compiti che, prima di loro, erano assegnati a intere squadre di contadini.

IMG_2867Macchine inesauribili molte delle quali ancora si vedono lavorare  nei campi a sfalciare l’erba piuttosto che a trascinare vecchi rimorchi sui quali sono stipati sacchi di fertilizzanti  o cassette d’uva.

Sedili in ferro ammortizzati da balestre, grandi volanti e un paio di lunghe leve posizionate sotto lo sterzo, tre grossi pedali e un misero tachimetro era tutto quella di cui disponevano i pionieri della meccanizzazione agricola per governare queste macchine e farle volare tra i campi e il centro aziendale. 

Zigzagando tra le decine di macchine agricole, non si ha la sensazione di essere all’interno  di un salone museale bensì di una rimessa di attrezzature pronte a prendere il cammino al primo cenno del loro mecenate. Belle e pronte a tornare al servizio di Lamberto Marvasi, l’appassionato collezionista, che proseguendo la passione del padre, ha donato dignità e bellezza a questi straordinari pezzi che hanno contribuito a innalzare l’Italia a una delle più importanti potenze economiche e leader indiscussa in campo agroalimentare. Una sinergia uomo – macchina i cui risultati sono sotto l’occhio di tutti e motivo di invidia da parte delle altre nazioni anche ben più grandi e organizzate del nostro Paese.

Un tesoro, quello celato tra le dolci colline comprese tra Fidenza e Salsomaggiore che, almeno per ora, rimane nella disponibilità del proprietario o al massimo degli ospiti dell’agriturismo “Innsbruck” all’interno del quale la straordinaria collezione è ospitata. 

Chissà che un giorno la collezione possa aprirsi al pubblico dei tanti appassionati alle radici  della nostra cultura e  un compendio didattico alla convenzionale formazione scolastica oltre che un ulteriore punto di interesse turistico locale.

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