Referendum, perché dobbiamo andare a votare.

Matteo Renzi

Matteo Renzi

Si è persino scomodato il Presidente della Corte Costituzionale, Paolo Grossi, a invitare i cittadini al voto. Il giusto contraltare all’indelicata presa di posizione del Premier a favore dell’astensionismo.

Una mossa astutissima di Renzi, il cui risultato si giocherà politicamente, che ancora una volta ha dimostrato lucidità e spregiudicatezza. Un modo per costruirsi la via d’uscita, dopo Banca Etruria, dal caso petrolio, lobby che ha visto coinvolta, per ragioni affettive e non politiche, l’ex Ministra Guidi.

di Lamberto Colla  Parma 14 aprile 2016 – –

Se Matteo  Renzi non si fosse azzardato, come non avrebbe dovuto fare in qualità di Presidente del Consiglio, a invitare al NON VOTO per il referendum di domenica 17 aprile, molto probabilmente me ne sarei rimasto a casa a gustarmi la vittoria dei disertori. Quella massa di soggetti che, per pigrizia, per incomprensione del quesito referendario proposto, o per strategia di votazione, avrebbero contribuito al mancato raggiungimento del quorum, contribuendo perciò a invalidare il referendum stesso.

Non ho cambiato idea su questa specifica chiamata alle urne, ma ho cambiato idea su come esprime la mia opinione.

Andrò a votare come ha chiesto di fare il Presidente della Corte Costituzionale Paolo Grossi.

Un invito che, giustamente, viene a poche ore di distanza dall’invito opposto del Presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Un’uscita ben poco elegante da parte di una così alta carica dello Stato che mi ha lasciato basito. Vero che Renzi è anche il capo del partito di maggioranza ma l’opinione in tal senso l’avrebbe dovuta fare esprimere a un portavoce del PD, a un suo fidato, ma non lui.

Un’intervento che dimostra, ancora una volta, quanto astuto sia il nostro giovane premier.

In piena bagarre, messo all’angolo dalla vicenda Guidi-Gemelli, con le piaghe dal caso Banca Etruria ancora non rimarginate e costantemente sotto pressione dai vecchi leopardi (un pochino smacchiati) compagni di partito, Renzi non ha perso invece la lucidità e, con un colpo di genio, è entrato a gamba tesa sul referendum pensando, molto probabilmente, di giocarsi a suo favore il numero degli assenteisti propio a 48 ore dalla votazione di sfiducia del Governo proposta sia da M5S sia da Forza Italia (19 aprile).

La vittoria schiacciante che si determinerà da parte dei non votanti, vittoria peraltro strategicamente preparata a tavolino scindendo la consultazione referendaria dalle prossime imminenti elezioni amministrative, verrà esaltata dal Presidente del Consiglio e Capo del PD, come una Sua Vittoria accomunando e portando a suo favore tutti i pigri, gli ignoranti (quelli che non hanno compreso la domanda a cui rispondere) e tutti quelli, di destra e di sinistra, che sull’argomento avessero scelto di contribuire al mancato raggiungimento del quorum.

No, questo vantaggio non possiamo concederlo a nessuno. Nessuno potrà avvantaggiarsi politicamente di una massa di voti, peraltro inesistenti, trasformando un “referendum tecnico” in una consultazione politica.

Ecco quindi svelato anche il mistero della “strana” apparizione sulla scena politica del Presidente della Corte costituzionale.

L’invito del Presidente Paolo Grossi lo faccio mio e anch’io dico: andiamo a votare. E’ un nostro diritto, è un dovere e soprattutto, per quel che mi riguarda, non voglio rientrare nel novero di quelli che daranno credito al Presidente del Consiglio.

Quindi andiamo a votare: SI o NO.

Per comprendere il quesito referendario c’è ancora tempo due giorni. Sono ampiamente sufficienti per farsi la propria opinione.

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