I tre giorni di passione per Matteo Renzi

reportageInizia oggi la salita al calvario di Matteo Renzi. Tre giorni che si concluderanno il 19 aprile con le votazioni,

in Senato della Repubblica,  alle mozioni di sfiducia mosse al Governo sia dal M5S che dal centro destra.

di Lamberto Colla Parma, 17 aprile 2016.

Un’accerchiamento al Governo che, almeno a parole, non è difeso in toto dalla sinistra né tantomeno da alcuni componenti del PD. C’è però anche da dire che, nel momento estremo, i voti del PD si sono sempre compattati a favore del loro leader trascinandolo fuori dalle acque agitate del parlamento in subbuglio.

C’è da immaginarsi l’apprensione di Renzi in attesa dei dati referendari, soprattutto quelli numerici. Un respiro di sollievo lo potrà trarre con l’avvicinarsi dei dati definitivi dell’affluenza alle urne, sempre che la rete dei pentastellati fallisca la chiamata a raccolta di tutti i militanti, potendo quindi giocare la carta politica, assegnando il successo dell’eventuale diserzione di massa dai seggi, alla propria capacità di leadership. Infatti, molto furbescamente, l’Harry Potter nostrano, senza perdersi d’animo di fronte allo scandaletto sul petrolio che ha coinvolto, seppure indirettamente, l’ex Ministra Federica Guidi, ha invitato all’astensione. Un invito legittimo ma inopportuno, per un’alta carica dello Stato, contrastato persino dalla fazione dello stesso PD che che indirizzava verso un certo tipo di scelta tra tra le due opzioni offerte dalla scheda.

Così inopportuna da convincere lo stesso Presidente della Corte Costituzionale a intervenire sull’importanza di esercitare il diritto – dovere di voto.

Ma a prendere le difese di Renzi è sceso in  campo persino il Presidente Emerito Giorgio Napolitano ricordando a tutti, come se non fosse questione arcinota, che l’astensione è lecita e prevista dalla Costituzione. “Se la Costituzione prevede che la non partecipazione della maggioranza degli aventi diritto è causa di nullità, – dichiara Napolitano intervistato da Repubblica – non andare a votare è un modo di esprimersi sull’inconsistenza dell’iniziativa referendaria”.

L’aspettativa del popolo italico, paradossalmente, invece di essere rivolta sulle conseguenze del voto è tutto orientato sulla affluenza, quell’arido e laico numero che decreterà la vittoria o la sconfitta di Renzi.

Ancora una volta si è dimostrato come la politica sia riuscita a mistificare, quando non riesce a mascherare, la realtà del Paese e i veri e sacrosanti problemi.

Comunque, dopo lo spoglio ufficiale, Renzi avrà ancora tempo 48 ore per prepararsi all’assalto delle mozioni di sfiducia del prossimo 19 aprile e se sarà sufficientemente armato lo si potrà capire lunedi mattina con i commenti, non tanto delle opposizioni,  piuttosto dei vari rappresentanti delle correnti del PD e degli altri partiti che hanno contribuito al galleggiamento del governo Renzi in ogni tempesta da quando è alla guida del Governo. 

Nel frattempo una boccata d’aria, il Matteo nazionale, l’ha presa dopo questi ultimi mesi di pressione, schiacciato come è tra l’Etruria e le Trivelle, riuscendo a fare passare la riforma costituzionale a dimostrazione della compattezza del partito.

Staremo a vedere perciò quanto ossigeno avrà ancora di riserva, dopo questa tormentata tre giorni di passione, e se sarà sufficiente per condurre a termine la legislatura e le promesse mancate, lavoro, ripresa e spending review, che sono le vere aspettative degli umili sudditi.

Il 20 e’ un altro giorno, si vedrà!

   

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