FEDIT: alla fine paga sempre Pantalone

Antico Magazzino di un Consorzio Agrario - foto storica -

Antico Magazzino di un Consorzio Agrario – foto storica –

Il più grande scandalo del Dopoguerra, come definì il Ministro delle Politiche Agricole Giancarlo Galan nel 2011, si risolve con la definitiva sentenza della Corte di Cassazione che obbliga il Ministero Delle Politiche Agricole e Forestali a risarcire, con circa 1 miliardo di euro, la Federazione Italiana consorzi Agrari scarl – Federconsorzi in concordato preventivo.

di Virgilio Parma, 22 maggio 2016.

Era il 1892 quando venne costituito il primo Consorzio Agrario a Piacenza, poi nel 1893 quello di Parma e via, in rapida successione, tutti gli altri.

Un campanile, un’agenzia del consorzio Agrario. Una struttura che ha rapidamente preso forma e concreta consistenza a partire dalla intelligente mente di Antonio Bizzozero chiamato a dirigere  le “Cattedre Ambulanti dell’Agricoltura” dell’Università di Parma  fondate in quell’anno dall’Onorevole Antonello Guerci. 

Menti intelligenti e politici lungimiranti avevano dato avvio alla rivoluzione industriale dell’agricoltura italiana che divenne il fattore fondamentale della ricostruzione post bellica.

Quella che sarebbe poi diventata la Federconsorzi divenne un organismo tanto importante da diventare azionista di riferimento della BNA (Banca Nazionale dell’Agricoltura) e FEDIT fu un organo fondamentale della politica agricola statale anche dopo la privatizzazione in grado di esercitare un pesante controllo su tutte le maggiori aziende del settore.

Tutta   l’innovazione agricola passava attraverso la Federconsorzi che divenne perciò un importante ingranaggio di sviluppo nazionale.

Ma alla fine degli anni ’80 qualcosa cominciò a scricchiolare sotto la pressione di una pesante crisi finanziaria che travolse i Consorzi Agrari.

Era l’estate del 1991 – 30 luglio 1991 – quando il Ministro all’agricoltura Giovanni Goria, rispondendo a  interrogazioni parlamentari annunciò il commissariamento della Federconsorzi. Il debito raggiunse i 2.400 miliardi di lire, le banche a questo punto, revocarono gli affidamenti e pochi mesi dopo i commissari nominati dal Governo fecero domanda di concordato preventivo.

Le responsabilità nel crac della “Holding” Fedit erano piuttosto chiare e quello che poteva essere frutto di “pettegolezzi” invece venne messo nero su bianco in una relazione presentata dalla Commissione d’indagine ministeriale , istituita dalla Ministra delle risorse agricole Adriana Poli Bortone.  Nella relazione si leggeva che vi erano gravi responsabilità non solo da parte del consiglio di amministrazione, del collegio sindacale, dei vertici delle organizzazioni professionali e di alcune associazioni di agricoltori, ma anche degli organi ministeriali che avrebbero dovuto vigilare e del sistema bancario che aveva finanziato la Federconsorzi senza coprirsi di adeguate garanzie. garanzie che le Banche dissero non essere necessarie in quanto il l’ente, ormai statale, non ne aveva bisogno.

Fatto sta che la vicenda giudiziaria, almeno la parte civilistica, che si era iniziata dalla domanda di concordato preventivo presentato dai commissari governativi, dopo 5 lustri si è conclusa con sentenza definitiva: lo Stato dovrà pagare danni e spese varie per quasi un miliardo. La Corte di Cassazione, con una sentenza immediatamente esecutiva, ha accertato a favore della Fedit un credito da parte dello Stato di circa un miliardo di euro.

Si era partiti da 463 miliardi di lire del 1992, poi con la maggiorazione del 4,4% si giunse a 511,878 milioni di euro del 2004 e la Corte di Appello di Roma, con sentenza del 12/10/20111 dichiarava il credito di euro 551.878.979,39 fino ad arrivare, con gli interessi pari al Tasso Ufficiale di Sconto (TUS) maggiorato del 4,4% con la esclusione della capitalizzazione (anatocismo) semestrale, fino a una cifra stimabile di 900 milioni di euro.

Quello che dal Ministro delle Politiche Agricole, (2011) Giancarlo Galan venne etichettato come  “ad avviso di qualcuno – e io sono fra quelli – lo scandalo maggiore dal dopoguerra in Italia peggio della Banca Romana” finisce per nuocere ai soliti noti: i contribuenti.

Questa anonima e generosa categoria di italica umanità costantemente chiamata a coprire i buchi  di scialacquatori irresponsabili ma mai responsabili.

Alla fine, paga sempre e solo Pantalone.

(in allegato la sentenza della Corte di Cassazione num. 9887 anno 2016 pubblicata il 13 maggio 2016)

 

Torna su