Sempre la solita storia. Basta con i ricatti!

financial-times-27nov16-referendum-no-8-banche-fallirannoIl Financial Times torna a occuparsi del “nostro referendum” e ipotizza che 8 banche falliranno in caso di vittoria del NO. Che sia vera la “leggenda metropolitana” che racconta di un Governo legato ai poteri forti della finanza?

di Lamberto Colla Parma 28 novembre 2016 

Proprio domenica mattina, mentre noi uscivamo con l’articolo “Gli occhi puntati sul nostro Referendum” nel quale facevamo riferimento, tra le altre cose, alla ben poco elegante uscita dell’ Economist di pochi giorni prima, che di fatto paragonava Mussolini a Berlusconi, ecco che un’altra testata britannica se ne esce con un “velato appoggio” al “SI” ipotizzando, con il sostegno di pareri di esperi, che in caso di sconfitta del fronte di Renzi 8 banche italiane falliranno.

Una posizione posta in essere per condizionare il voto, attraverso il la semina del dubbio e della paura. Paura di entrare ancor più profondamente in una crisi che dura da troppi anni e sta facendo consumare i risparmi a tantissimi.

Paventare il crollo di 8 banche vuol dire insinuare il tarlo che potrebbero volatilizzarsi gli ultimi risparmi in men che non si dica. Il “Bail In”  ha già fatto le sue vittime.

Disoneste queste testate e disonesti i mandanti!

Ma se tutti questi giornali economici spingono verso una sola direzione, quella del “SI”, non è che per caso veramente ci possa essere una diretta connessione tra Governo e la Finanza mondiale che il mondo vuol governare?

Ha forse ragione il Giudice Ferdinando Imposimato? Il presidente onorario aggiunto della Corte di Cassazione, all’indomani del divieto da parte delle autorità accademiche dell’Università degli Studi Roma 3 di concedere il confronto tra il Giudice e gli studenti sulle questioni a favore del NO, ha affermato, dai microfoni di Radio Cusano Campus, che “C’è un’assoluta contiguità tra questa riforma costituzionale e il piano di Rinascita Democratica della P2”.  “Questa operazione di stravolgimento della Costituzione – ha aggiunto Imposimato – è iniziata nel 1969 quando si propose, attraverso il piano di Rinascita Democratica, il modello che era stato elaborato da Gelli, il quale a sua volta lo aveva ricevuto da altri che volevano imporlo all’Italia. La Costituzione – ha proseguito – è riuscita a difendersi e questo progetto di repubblica presidenziale è sicuramente contenuto in questa riforma del governo. C’è un’assoluta contiguità tra questa riforma e il piano di Rinascita Democratica della P2. Hanno gli stessi obiettivi.

Oppure hanno ragione i “complottisti” quando sostengono che una “mano fatata” avrebbe guidato la scrittura della riforma seguendo le indicazioni mosse dalla più potente banca d’affari mondiale. La  JP Morgan che nel maggio 2013 trasmise un documento di 16 pagine (scaricabile al Link), qua e là, in giro per le cancellerie d’Europa, con alcune considerazione e “democratici” suggerimenti. 

Interessante leggere uno di quei “passi di alta democrazia” di JP Morgan:

Quando la crisi è iniziata era diffusa l’idea che questi limiti intrinseci avessero natura prettamente economica: debito pubblico troppo alto, problemi legati ai mutui e alle banche, tassi di cambio reali non convergenti, e varie rigidità strutturali. Ma col tempo è divenuto chiaro che esistono anche limiti di natura politica. I sistemi politici dei paesi del sud, e in particolare le loro costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell’area europea. Quando i politici tedeschi parlano di processi di riforma decennali, probabilmente hanno in mente sia riforme di tipo economico sia di tipo politico. 

I sistemi politici della periferia meridionale sono stati instaurati in seguito alla caduta di dittature, e sono rimasti segnati da quell’esperienza. Le costituzioni mostrano una forte influenza delle idee socialiste, e in ciò riflettono la grande forza forza politica raggiunta dai partiti di sinistra dopo la sconfitta del fascismo.

I sistemi politici e costituzionali del sud presentano tipicamente le seguenti caratteristiche: esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti; governi centrali deboli nei confronti delle regioni; tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori; tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo; e la licenza di protestare se vengono proposte sgradite modifiche dello status quo. La crisi ha illustrato a quali conseguenze portino queste caratteristiche. I paesi della periferia hanno ottenuto successi solo parziali nel seguire percorsi di riforme economiche e fiscali, e abbiamo visto esecutivi limitati nella loro azione dalle costituzioni (Portogallo), dalle autorità locali (Spagna), e dalla crescita di partiti populisti (Italia e Grecia)”.

Per correttezza introduciamo il testo inglese originale:

The journey of national political reform

At the start of the crisis, it was generally assumed that the national legacy problems were economic in nature. But, as the crisis has evolved, it has become apparent that there are deep seated political problems in the periphery, which, in our view, need to change if EMU is going to function properly in the long run.

The political systems in the periphery were established in the aftermath of dictatorship, and were defined by that experience. Constitutions tend to show a strong socialist influence, reflecting the political strength that left wing parties gained after the defeat of fascism. Political systems around the periphery typically display several of the following features: weak executives; weak central states relative to regions; constitutional protection of labor rights; consensus building systems which foster political clientalism; and the right to protest if unwelcome changes are made to the political status quo. The shortcomings of this political legacy have been revealed by the crisis. Countries around the periphery have only been partially successful in producing fiscal and economic reform agendas, with governments constrained by constitutions (Portugal), powerful regions (Spain), and the rise of populist parties (Italy and Greece).

Sì, avete letto bene! In “soldoni”, JP Morgan afferma che le “costituzioni” garantiscono i lavoratori e consentono al popolo di opporsi alla decisioni governative non apprezzate.

Oppure dovremmo aggiungere che la reale volontà popolare, che nel 2013 venne chiamata a esprimersi – attraverso un sondaggio elettronico promosso dalla Presidenza del Consiglio, è stata totalmente disattesa da questa riforma costituzionale?

Carta Canta!

E’ sufficiente scaricare e leggersi il RAPPORTO FINALE della “Consultazione pubblica sulle riforma costituzionali” per osservare che NESSUNA delle indicazioni riportate dal documento presidenziale e comunque sintesi della Voce Popolare, è stata accolta.

A seguire alcune slide di sintesi riportate dal Documento Finale in questione.

Penso che, nonostante tardivamente, ci siano sufficienti motivi di analisi  e riflessione prima di infilarsi nella cabina elettorale.

Informatevi e meditate.

Un elettore informato è un cittadino attivo e cosciente.

(per consultare gli articoli della proposta di riformahttp://media.wix.com/ugd/14a30c_9dd527489fa24d648ca3b33c6913e1db.pdf

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DDLPRES/955273/index.html )

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