Disoccupati, cercasi!

In Italia il lavoro langue e il tasso di disoccupazione   resta alto, peggio di noi solo Grecia, Spagna e Cipro,  seppure costante da 4 mesi.

Eppure in Europa ci sono Paesi a rischio di crescita per il problema contrario: pochi disoccupati da assumere per soddisfare agli ordini industriali.

di Lamberto Colla Parma 05 marzo 2017

Il sogno di una economia che finalmente torni a competere. Dalla Danimarca una notizia che fa ben sperare ma che, allo stato attuale, sembra un paradosso; non ci sarebbero abbastanza lavoratori da assumere, questo è quanto raccontato dal New York Times che ha incontrato l’imprenditore Peter Enevoldsen, proprietario di un’azienda meccanica, la Sjorring Maskinfabrik. Con un tasso di disoccupazione del 4,3% e una economia in crescita, le imprese danesi stanno incontrando notevoli difficoltà a intercettare disoccupati in età lavorativa utili a sostenere la produzione industriale e quindi a soddisfare gli ordini.

Il piccolo stato dell’Unione Europea (membro Ue ma con valuta tradizionale, la Corona Danese così come il Regno Unito è la Sterlina) ha adottato una severa politica contro l’immigrazione  scontrandosi di fatto con il problema della manodopera al punto tale che,  nel corso del 2016, nonostante il grande potenziale di crescita, il PIL è cresciuto solo del 1,1%. Così procedendo, si legge nell’articolo del New York Times, il Paese scandinavo riconosciuto dalle Nazioni Unite col più alto tasso di felicità e qualità della vita nel mondo, rischia la paralisi dell’economia. 

Al momento non ci resta che invidiare i danesi e accontentarci del nostro 0,9% di incremento di PIL e di un tasso di disoccupazione che da 4 mesi non si muove ma che resta a valori molto alti relegando l’Italia al fondo della classifica con un misero 11,9% seguita solo da Grecia e da Spagna  ma con la differenza che l’economia spagnola sta producendo incrementi di PIL del 3,5%, tra i più alti dell’UE.

I dati diffusi dall’ISTAT hanno inoltre evidenziato un lieve calo la disoccupazione giovanile ma, con l’eliminazione degli incentivi, il mercato del lavoro ha perduto l’euforia drogata dal Jobs Act. Ciononostante, rileva l’istituto di statistica, il dato è peggiorativo di 0,3 punti percentuali rispetto il medesimo periodo del 2016. 

L’Eurostat ha in contemporanea diffuso i dati riferiti alla disoccupazione europea che vede il dato stabile al 9,6%. Il dato italiano è il quarto dato più alto dopo Grecia (23%), Spagna (18,2%) e Cipro (14,1%). A gennaio,  invece, il tasso più basso si è registrato in Repubblica Ceca (3,4%) e Germania (3,8%). 

Una posizione di classifica ben poco onorevole per l’Italia e  lascia poche speranze per un futuro prossimo all’insegna del cambiamento soprattutto se la politica interna si occupa prevalentemente di primarie e di tangenti.

Se lo si vuole la strada per un pronto recupero dell’economia ci sarebbe: abbassare le tasse. Lo ha fatto la Russia di Putin introducendo la Flat Tax e lo faranno gli Stati Uniti di Trump abbattendo le tasse del ceto medio. Nel primo caso i risultati sono sotto gli occhi di tutti e nel secondo, sempre che i detrattori del neo presidente a stelle e strisce lo consentano, i risultati si vedranno ben presto.

La differenza? USA e Russia sono Stati sovrani mentre il nostro è uno stato vassallo dell’UE con l’aggravante di una classe politica mediocre, giusto per utilizzare un termine dal sapore ottimistico.

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