Disoccupazione: dove andremo a finire. Gli over 50 hanno superato superato i giovani

Non si riesce a vedere la luce in fondo al tunnel. Da un lato le promesse del governo circa interventi e manovre che rilanceranno il lavoro, occupazione e imprese, dall’altro l’Istat che sforna numeri sempre più preoccupanti.

di Lamberto Colla Parma 7 maggio 2017

Per l’Alitalia 600 milioni sono stati trovati immediatamente. Un prestito ponte, come è stato definito, che di fatto entrerà nel buco nero che ha già fagocitato 7,5 miliardi di euro, senza nulla risolvere perché chi deciderà di accaparrarsi la compagnia di bandiera lo farà aggiudicandosela dal fallimento.

L’Alitalia rappresenta la metafora italiana nell’ultimo decennio. Tirare la cinghia senza nulla risolvere, restano invece inebetiti a osservare l’ aumento progressivo della disoccupazione e  riduzione del potere d’acquisto delle famiglie. Nel frattempo, i migliori marchi industriali o espatriano o vengono acquisiti dalle imprese estere che, tempo pochi anni, trasferiranno la produzione fuori dal nostro Paese.

E così siamo agli ultimi posti in termini di crescita (1% o poco meno) con un tasso di invecchiamento preoccupante e con la prospettiva che presto l’ammortizzatore determinato dalle pensioni dei nonni a favore della sottoccupazione o disoccupazione dei figli presto si estinguerà.

Infatti, secondo le ultime statistiche Istat, la disoccupazione senile (over 50) ha superato quella giovanile in forza di un incremento di 103.000 unità nel corso dello scorso anno.

E per tutta risposta, la mini-manovra correttiva in discussione in questi giorni, annunciata senza incremento delle tasse, di fatto nasconde, poi neanche tanto velatamente, elementi che andranno sottrarre liquidità alle imprese per generare liquidità corrente allo Stato sciupone.

Una operazione che porterà fuori dal mercato altre imprese, soprattutto quelle che in sofferenza da rapporti lavorativi privilegiati con le amministrazioni pubbliche, che tra  pagamenti ritardati e ora anticipazioni fiscali (Split payment, ovvero l’obbligo di versare l’Iva direttamente all’erario e non al fornitore), perderanno ancor più terreno in termini di competitività. A questo occorre aggiungere la difficoltà e onerosità dell’accesso al credito costringendo così le imprese ai margini del mercato a alzare bandiera bianca e a lasciare a terra la truppa.

Lo Stato sta raschiando il barile, ma purtroppo al peggio non v’é mai fine.

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