La pubblicità è ancora l’anima del commercio?

La raccolta pubblicitaria prosegue il trend negativo ed il primo quadrimestre 2017 ha registrato un -10% netto.  In crescita web (+3,5%) e radio (+3,9%). Abbiamo chiesto un’opinione sull’argomento  a Natalia Borri,

Presidente e Chief Creative Director di The Ad Store Italia, forte della crescita della sua agenzia, che in Italia ha chiuso il 2016 con un +25% e punta al +30% nel 2017. 

Parma 07 agosto 2017 – Mese dopo mese, anno dopo anno, la raccolta pubblicitaria, sin dall’inizio della crisi, ha macinato numeri con il segno negativo e molto spesso a due cifre. Il primo quadrimestre del 2017, a quasi 10 anni di distanza dalla bolla immobiliare statunitense, la madre di tutte le crisi, si è registrato un nuovo calo del 10% netto a conferma che le imprese hanno perso fiducia nel futuro o non riescono a percepire il valore ed il ritorno economico delle inserzioni pubblicitarie.

La Pubblicità è l’anima del commercio. Sembra che quell’antico aforisma, coniato in piena epoca consumistica, non abbia più alcun valore. E pensare che, al contrario, proprio la pubblicità dovrebbe correre in aiuto alle imprese e ai prodotti nei momenti di flessione del ciclo di vita. Tra le 4 leve di marketing quella che continua a mietere immeritato successo è quella del Prezzo, al ribasso ovviamente. Lunghissime campagne promozionali a prezzi scontatissimi che minano, a lungo andare, l’efficienza aziendale e inevitabilmente la qualità dei prodotti e, come ultimo tassello, la fiducia del consumatore che avrà un nuovo e stimolante pretesto per indagare altre strade.

«La pubblicità è morta – afferma Natalia Borri, Presidente e Chief Creative Director di The Ad Store Italia – se parliamo di pubblicità statica. Se per pubblicità si intende un’azienda che compra spazi chiusi su un media statico e comunica delle cose ad un target che ascolta, questo non esiste più. Oggi quello che vale è avviare e mantenere attiva una conversazione con il consumatore ed i mezzi statici funzionano solo quando vengono oculatamente integrati con altri media. In altre parole le aziende devono imparare ad ascoltare e non solo a parlare».

Il concetto dell’ascolto rappresenta la chiave del successo aziendale. Ascoltare il consumatore, le sue esigenze e le conseguenti aspettative per formulare dei piani di comunicazione ma soprattutto per creare prodotti e servizi che possano essere apprezzati dall’utente, disposto ad acquistarli al giusto prezzo.  

«Ormai il successo di una campagna – prosegue Natalia Borri – non è più determinato dai dati Nielsen o dalla quota di share ma da quanto se ne è parlato sui social e da quanto è stata condivisa la versione digitale. Funziona la radio ad esempio perché per quanto statica è un mezzo On The Go, lo si ascolta in macchina e costa poco. Il digitale, con tutte le sue implicazioni, sta crescendo sempre più. Oggi i piani di marketing e di advertising delle aziende devono prendere in considerazione la creazione e la gestione dei contenuti. Contenuti che si traducono in contest e video che poi vengono “spreddati” sui diversi mezzi e sui social network attraverso le dinamiche di orientamento degli influencer e dei blogger andando così a creare interazione con i consumatori, l’engagement».

È finita quindi la pubblicità monodirezionale dove l’azienda parlava e incantava il consumatore. Il successo di una campagna ora si misura dal livello di apprezzamento generato dal dialogo con l’utente ed immediatamente registrato dai sistemi digitali in termini di condivisioni, ad esempio, ma anche dagli stessi messaggi e commenti postati. La risposta quindi è pressoché immediata sia in termini numerici che in termini qualitativi del prodotto e della campagna stessa. 

«Blumarine ad esempio – continua Natalia Borri – ci ha chiesto di reinterpretare in chiave digital i primi quarant’anni del brand di moda per raccontare il marchio anche alle nuove generazioni. 

Dopo i primi 4 mesi dall’inizio della campagna abbiamo superato del 50-75% i valori di stima dei parametri dichiarati in fase di analisi preliminare a conferma che i contenuti espressi sono stati centrati. I primi tre video, dei sei che compongono l’intera campagna, hanno raccolto il consenso del pubblico coinvolto anche grazie alla collaborazione con blogger ed influencer scelti e gestiti dal nostro team interno di influencer specialist».

Un pubblico che The Ad Store ha segmentato con precisione andando alla ricerca, tra l’altro, di quegli influencer che raccolgono follower nel bacino di riferimento indicato dal cliente.

«Potendo contare su profili altamente qualificati abbiamo avuto l’opportunità di partecipare a diverse gare internazionali. Un esempio è rappresentato dalla gara vinta per Meridiana (www.meridiana.it)  conquistata per avere progettato e messo in opera il restyling totale del portale che si “propone” in modo diverso a seconda del profilo del consumatore, sia esso un utente professionale o un privato viaggiatore. Insomma un portale in grado di configurarsi su misura alle caratteristiche del soggetto che vi accede. Con questo progetto abbiamo confermato il nostro approccio strategico, creativo ed innovativo, forti anche delle nuove partnership internazionali attivate sul finire dello scorso anno. Di volta in volta, suggeriamo al cliente idee innovative, sostenute da capacità organizzativa e differenti competenze che si sono sviluppate in quasi 25 anni di attività e che negli anni sono cresciute in via esponenziale con l’ampliamento stesso del Network The Ad Store. Oggi infatti sono 15 le nostre agenzie sparse in tutto il mondo e l’obiettivo per il 2018, in occasione del venticinquesimo dalla fondazione di Ad Store a NYC, è proprio di arrivare a 25 agenzie nei cinque continenti».

Il Network è una risorsa in continua crescita che si arricchisce, ogni anno, di nuove agenzie che accettano di sottoscrivere il manifesto “Human” al quale ogni aderente deve rispondere. 

«La nostra battaglia per una comunicazione più “Human” parte da lontano. – sottolinea Natalia Borri che da Parma governa e gestisce tutto il network internazionale – Il tutto parte dal nostro modello di lavoro, un gruppo di agenzie che collaborano strettamente secondo il nostro originale modello di “fast networking” che nulla ha a che vedere con l’organizzazione delle holding. Siamo un network che crede nello “Humanifesto” che abbiamo sottoscritto e che ci impegna a mettere le persone al centro del nostro business; nelle relazioni con i nostri dipendenti, nelle relazioni con i nostri fornitori, nei rapporti con le agenzie partner e con i nostri clienti. Questo comporta tutta una serie di impegni reali, di trasparenza, di crescita delle professionalità e nelle risorse da dedicare alle persone e nel welfare. Crediamo che il nostro progetto abbia senso se, mentre crescono le nostre aziende, cresce il potere delle persone che lavorano con noi e operano con noi.  Siamo lo Human Network  e  la comunicazione la intendiamo H2H (Human to Human ndr) oltrepassando il più tradizionale approccio B2B o B2C ».

L’attenzione principale è perciò rivolta alle relazioni umane e conseguentemente alle esigenze di ciascuno che  diventa il fattore dominante della scelta della comunicazione strategica dell’agenzia e della consulenza offerta al cliente. Un fattore che si è dimostrato vincente e particolarmente efficace riuscendo, in tal modo, a suggerire soluzioni innovative consentendo a The Ad Store di confrontandosi alla pari con le grandi agenzie internazionali.

Anche Paul Cappelli, Fondatore e Presidente Emerito di The Ad Store – in apertura della convention annuale dell’agenzia riunita a Cannes durante il Festival Internazionale della Creatività – sottolinea che “la comunicazione debba abbracciare una dimensione più umana”, esprimendo così un punto di vista diametralmente opposto a quanto dichiarato da Arthur Sadoun, CEO di Publicis Group, per il quale il futuro dei dipendenti del gruppo si avvale invece del supporto della tecnologia e nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei rapporti interpersonali.

Creatività, un approccio relazionale (H2H) e una buona dose di tecnologia e competenze “digital oriented” sono gli ingredienti che hanno consentito a The Ad Store Italia di chiudere un 2016 con un +25% di fatturato ed una prospettiva del +30% per l’anno in corso a conferma dell’ipotesi secondo cui la crisi mostra sempre anche l’altra faccia, quella dell’opportunità.  

 

THE AD STORE. 

·         Natalia Borri: Presidente e Chief Creative Director

·         30 dipendenti (Italia)

·         15 agenzie internazionali

·         Sede del Network: Parma

·         Core Business: Progetti integrati di comunicazione aziendale.

(Video Cannes)

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