Aziende 4.0. Più tecnologie e meno persone?

L’era 4.0 segna un confine importante nella gestione dei flussi informativi con i quali vengono organizzati i dati all’interno dell’azienda.

L’era 4.0 è una modalità che è stata definita a livello mondiale per segnare l’inizio di un cambiamento senza ritorno nel sistema delle relazioni sociali, economiche e politiche iniziato in Inghilterra con la rivoluzione industriale 1.0, a cui ha fatto seguito il modello organizzativo 2.0 ideato da Henry Ford fino ad arrivare alla rivoluzione digitale 3.0 che ha segnato il passaggio dal mondo analogico al mondo digitale, degli zero e uno.

Di Guido Zaccarelli 9 novembre 2017 – Il passaggio all’era 4.0, quarta rivoluzione industriale, vede protagonisti i dati (i digit) e un governo sistemico molto avanzato delle macchine che dialogano tra di loro e gestiscono cicli di produzione e funzioni di alto livello, riducendo al minimo la presenza di persone che vengono dirottate verso nuove attività oppure, se carenti di competenza, fuori dall’impresa. L’IOT, l’internet delle cose, è un neologismo creato a ragione per indicare che l’era 4.0 ha permesso di mettere in comunicazione (interconnettere) tra di loro le cose a livello globale e di farle dialogare scambiando dati e informazioni in tempo reale ad altissima velocità. Un passo in avanti fondamentale per mettere il mondo in grado di dialogare alla pari ( peer to peer communication).

Fino a che punto questo potrà risultare un vantaggio per la forza lavoro attuale, per il futuro di nuove economie e per il futuro delle nuove generazioni?.

Le macchine dialogano in maniera sempre più vorticosa tra di loro riducendo in forma crescente la presenza di persone che nel tempo non sono riuscite a costruirsi una solida base formativa – informativa a carattere tecnico – scientifico – esperienziale in grado di assorbire in breve tempo i mutamenti interni ed esterni all’azienda.

Gli scenari micro e macro economici disegnano un quadro promettente per le figure professionali in possesso di elevate specializzazioni in grado di accompagnare le richieste del mercato maggiormente esposte alla produzione di grandi quantità di prodotti fabbricati in minor tempo. L’elevata specializzazione delle persone potrebbe mostrare un limite importante nel grado e nella capacità di osservare il problema, mostrando la parte a vantaggio dell’insieme.

In questa fase storica, l’elevata specializzazione e l’innalzamento del livello tecnologico, porta con sé l’immagine reale di uno tsunami che anziché colpire le coste di una nazione, flagella le persone che devono uscire dal sistema produttivo per la presenza di un flusso tecnologico di vasta portata a cui sta fa seguito una esondazione senza controllo. Una dimensione del tempo complessa che avendo superato il punto di non ritorno deve incontrare nella sua lenta e inesorabile evoluzione un nuovo equilibrio dove poggiare la nascita di una nuova era.

Il problema non è il futuro. È il presente che chiama a sé la necessità urgente di dare una risposta immediata a tutte le persone che si ritrovano in un solo giorno senza un lavoro e che devono fronteggiare la mancanza del salario con azioni temporanee senza una precisa strategia, bensì fondata sulla quotidianità.

Il passaggio obbligatorio è la formazione e il recupero di una sfumata identità personale e professionale sostenuta dalle istituzioni e dalle comunità che si devono fare carico di dare una risposta al problema. Non solo. Anche le aziende dovrebbero agire in prima persona con progetti pilotati di valorizzazione delle competenze che andrebbero perdute e, una volta recuperate, essere di sostegno alla formazione sul campo per i giovani che necessariamente devono essere accompagnati a completare l’eccellenza scolastica.

Gli sgravi fiscali e gli iperammortamenti dovrebbero essere orientati non solo alla tecnologia per massimizzare i profitti e ottenere economie di scala per competere con i mercati globali, ma anche alle persone, in quanto essere il valore crescente più importante di una azienda.

La sola tecnologia da sola non è in grado di reggere le sorti del futuro: occorre vedere l’evoluzione dei tempi mettendo la persona al centro dell’ecosistema organizzativo per il valore associato alla condivisione della conoscenza ( IOP – persone che dialogano tra di loro ) fondata sulla reciprocità.

Occorre riflettere. Spetta a tutti Noi dare una risposta a questo problema che oggi si presenta senza confini. Solo in questo modo il mondo globale può osservare e controllare dall’esterno lo sviluppo e l’evoluzione delle moderne organizzazioni e all’interno affiancare il cambiamento con azioni e comportamenti senza offuscare la vita delle persone per renderle protagoniste attive del loro futuro.

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