Federalismo, scissionismo, autoreferenzialità e informazione

Niente di nuovo sotto il sole, o quasi. La tornata elettorale di domenica scorsa ha riportato alla ribalta il solito teatrino che da oltre vent’anni accompagna i momenti di massima democrazia (sempre più rari peraltro) del nostro Paese.

di Lamberto Colla Parma 12 novembre 2017

Da un lato le strategie interne dei partiti per trovare la quadra utile a accaparrarsi il maggior numero di seggi e magari di governare, dall’altra i media e la magistratura che puntualmente entrano a gamba tesa “su una o sull’altra“ determinata coalizione.

Così Berlusconi, mentre tesse la tela del centro destra per sfondare in Sicilia, il 31 ottobre (una settimana prima delle elezioni) viene raggiunto dall’ennesimo avviso di indagine, nientepopodimeno che per le stragi di mafia del ’93. La procura di Firenze ha infatti ottenuto, dal giudice delle indagini preliminari, la riapertura del fascicolo, archiviato nel 2011, e delegato nuovi accertamenti alla Direzione investigativa antimafia.

Matteo Renzi, invece, se ne va oltreoceano a far visita al suo amico Barak Obama, fingendo disinteressamento o subodorando l’ennesima sconfitta del PD che, al contrario del centro destra,  è alle prese con le correnti scissioniste, gli ex fuoriusciti e gli ex fondatori della grande coalizione che fu l’Ulivo, per accaparrasi le redini del partito piuttosto che delle sorti dei cittadini e nello specifico dei siciliani.

Infine il movimento grillino, sempre più autoreferenziale, insiste nella posizione di alternativa con il rischio, o forse il vantaggio, di restare all’opposizione. Meglio criticare l’operato degli altri che essere criticati per gli insuccessi dei propri rappresentanti. Da Parma, passando per Roma e Torino, probabilmente il movimento di Beppe Grillo dovrebbe fare tesoro degli errori e portare qualche significativo cambiamento se veramente intende contribuire al cambiamento di questo strano Paese.

All’indomani delle elezioni siciliane il Centro destra sfiora il 40% e porta il suo Candidato Musumeci sul trono che era di Crocetta, il M5S conferma di essere il partito di maggioranza relativa con quasi il 35% di estimatori mentre è solo terzo il partito di Renzi con un misero 19%, ben lontano dal 40% che in questi anni il plenipotenziario della politica italiana, ci ha frequentemente ricordato di rappresentare. Dal 40% alle europee del 2014 al 40% del referendum costituzionale del dicembre 2016 (peccato che il 60% abbia scelto diversamente), che peraltro avrebbe dovuto decretare l’abbandono della politica dell’ex premier.

Ma sorpresa delle sorprese, il centro destra non fa in tempo a brindare che un suo neo deputato, Cateno de Luca, viene arrestato per evasione fiscale. Chissà, se non fosse stato eletto, forse non si sarebbero accorti di questa sua dimenticanza del valore di 1,7 milioni di euro.

In questo marasma e ridondanti notizie, sempre le medesime riportate ogni 30 minuti dai notiziari radio televisivi e in prima pagina ogni mattina, passa in sordina la notizia che un gruppetto di giovinastri di Casapound ha raccolto il 9,08% del consenso degli elettori di Ostia. Quasi il 10% degli aventi diritto hanno scelto Casapound. Vero che è solo una municipalità di Roma (la X per intendersi) ma ha pur sempre una popolazione di 250.000 abitanti, come Brescia e più di Parma.

Due sarebbero stati i dati da portare all’onore delle cronache:

  1. che Casapound aveva deciso di portare le proprie idee nel contesto democratico partecipando alle elezioni;
  2. Che Casapound ha ottenuto un risultato più che sorprendente. (sarebbe stato stimolante analizzare il caso sotto molteplici punti di vista)

Invece niente! Solo silenzio sulla questione salvo il tentativo di assegnare al neo movimento politico il fiancheggiamento di organizzazioni mafiose (il Clan Spada), culminata con il naso rotto del giornalista Rai che tentava il colpo grosso di fare confessare Roberto Spada, il presunto capo clan, di avere sostenuto  l’ascesa di Caspound (peccato che il “boss” avesse espresso apprezzamento per il M5S).

Un episodio cruento e da condannare senza se e senza ma, quello della testata al giornalista di NEMO, trasmesso decine di volte giovedi scorso e seguenti, con annessi commenti, guarda caso,  tutti orientati all’equivalenza Casapound / Spada o Casapound e criminalità o Casapound e ignoranza.

Anche questo è giornalismo. Per l’informazione equidistante restiamo in attesa.

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