Il diritto a essere sedotte

“Stop alla caccia alle streghe, provarci è un diritto dell’uomo”Il “manifesto” della Deneuve & C. infiamma le femministe.

di Lamberto Colla Parma 14 gennaio 2018 –

La seduzione è un gioco delle parti. Il maschio che rincorre e la femmina che fugge. Un gioco che ha delle regole e una sintassi tutta particolare e specifica. Non sempre il “no” di parte femminile è perentorio piuttosto il desiderio di allungare il periodo del gioco seduttivo, del corteggiamento. Altrettanto è vero che non tutti i maschi hanno la sensibilità di allentare la “presa” quando il rifiuto è più che palese e altri assumono comportamenti maldestri o ambigui.

Un gioco e un comportamento ancestrale che si fondono creando un’atmosfera isolata dal resto del mondo all’interno del quale i due contendenti si confrontano e, frequentemente, uno dei due soccombe al NO verbale e non verbale dell’altro sesso.

Nel periodo della mia gioventù erano molto più gli uomini che ricevevano “il due di picche”, come si diceva all’epoca.

Tanti i NO ricevuti (tantissimi anche dal sottoscritto) e tanti sogni spezzati.

Ma poi passava e via si ricominciava la ricerca della nuova possibile conquista, quella che ti faceva svolazzare le farfalle nello stomaco.

E’ comunque molto difficile accettare un NO ma lo è altrettanto affermarlo; un po’ per il rischio di essere classificata negativa, un po’ per il timore di fare soffrire l’altra persona.

Ricordo anche dei “predatori seriali”, gli appassionati di statistica, che nell’arena della mega discoteca “la chiedevano a tutte” e prima o poi, “una su mille cascava nella rete”.

Niente di strano e niente di violento, solo un gioco di ruolo.

E’ questo, in sintesi, quello che Catherine Deneuve e le altre cento intellettuali francesi hanno voluto sottolineare con il “manifesto” pubblicato su Le Monde schierandosi apertamente contro questa violenta ondata di “puritanesimo”.

«Lo stupro è un crimine, ma tentare di sedurre qualcuno, anche ostinatamente o in maniera maldestra, non lo è, come la galanteria non è un’aggressione machista», si legge sul manifesto.

Per le firmatarie, pur lodando «una legittima presa di coscienza delle violenze sessuali esercitate sulle donne, in particolare in ambito professionale», «questa liberazione della parola è diventata oggi il suo contrario: intimidiamo le persone affinché parlino “correttamente”, mettiamo a tacere chi non si allinea e quelle donne che rifiutano di conformarsi sono considerate traditrici e complici». «Gli uomini – aggiungono – sono stati puniti sommariamente, costretti alle dimissioni quando tutto quello che hanno fatto è stato toccare il ginocchio di qualcuna o cercare di rubare un bacio, parlato di argomenti intimi durante cene di lavoro o aver inviato messaggi a connotazione sessuale a donne per la quale l’attrazione non era reciproca».

Parole che hanno fatto infuriare le “femministe” dure e pure.

A capeggiare la replica femminista,  – come riportato dall’ANSA nel pezzo firmato da Paolo Levi da Parigi –  è stata la militante Caroline De Haas, che ha raccolto una trentina di firme per denunciare l’iniziativa di Deneuve & C.. La De Haas, intervistata da France Info, ha detto fra l’altro: “Le firmatarie della tribuna su Le Monde sono per la maggior parte delle recidive in materia di difesa di pedo-criminali o di apologia dello stupro“. “Questa tribuna – si legge nella dura replica ripresa da tutti i media – sembra un po’ quel collega fastidioso, quello zio noioso che non capisce quello che sta accadendo. Appena si fa un passo avanti nell’eguaglianza, anche se di mezzo millimetro, delle anime pure ci mettono subito in guardia sul fatto che rischiamo di cadere nell’eccesso. Ma nell’eccesso ci siamo in pieno, in Francia ogni giorno centinaia di migliaia di donne sono vittime di molestie, decine di migliaia di violenze, centinaia di stupri. Ogni giorno. La caricatura è questa”.

    Insomma, “i maiali e i loro alleati/e si preoccupano – concludono le femministe – e fanno bene. Il loro vecchio mondo sta per scomparire. Lentamente, troppo lentamente, ma inesorabilmente. Qualche reminiscenza polverosa non cambierà niente, anche se pubblicata su Le Monde”.

In conclusione, ognuno giudichi liberamente da che parte stanno gli eccessi. Personalmente rivendico di essere persona seria e a posto, che nel gioco della seduzione ha sempre trovato il piacere anche nelle innumerevoli delusioni. Il NO è un diritto ma il fatto di “provarci” non deve mettere a rischio l’onorabilità e soprattutto di essere tacciato per “maiale” o ancor peggio di “pedo-criminalità”.

(per restare informati – editoriali )

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