Sanremo, dove son finite le canzonette?

Vero che di Sanremo bisogna trovare delle occasioni eclatanti per parlarne, ma stritolarlo tra trappismo, razzismo e satanismo, mi sembra  che quest’anno si sia esagerato sull’uso strumentale del cattivo gusto.

di Lamberto Colla Parma  17 febbraio 2019 –

Cosa accadrà quest’anno a Sanremo? E’ la domanda che ormai sorge spontanea alla vigilia del festival della Canzone Italiana. Quell’appuntamento annuale che, tra critiche, polemiche e episodi eclatanti, catalizza l’attenzione sul tubo catodico mediamente di 10 milioni di telespettatori, numero sotto il quale l’evento viene archiviato come un “FLOP”.

Proprio per la gran capacità attrattiva, il palcoscenico dell’Ariston e del Casinò prima, è stato frequentemente sfruttato per portare alla ribalta i problemi sociali più rilevanti e, non è stato infrequente, il sospetto che qualche “fuori programma” fosse stato costruito a tavolino per riaccendere i riflettori di una manifestazione che “non può e non deve fallire”.

E così, l’edizione del 1995, rimase impressa nella memoria di tutti noi per il gesto di “coraggio” del Pippo nazionale, lanciato dal palcoscenico verso la balaustra della galleria, per abbracciare e quindi salvare un telespettatore, per la cronaca un certo Piero Pagano, che tentò il suicidio in diretta.

Pippo Baudo e la RAI hanno sempre negato che l’episodio fosse stato costruito a tavolino, fatto sta che l’edizione numero 50 verrà ricordata per questo “fuori programma” piuttosto che per Giorgia che con il brano “Come Vorrei” vinse sia il festival che il premio della critica e altri due riconoscimenti (Premio Radio/TV e premio autori), mentre nei giovani trionfarono i Neri per Caso con “le ragazze”.

Un’edizione che vide anche il caso di Lorella Cuccarini, chiamata a ripetere l’esibizione per un black-out che aveva coinvolto diverse regioni. Di riffa e di raffa, l’edizione del tentato suicidio diventò la seconda più vista (66,5% di share) e la finale raggiunse il 75,2% risultando la quarta più seguita.

Insomma, gli “aiutini “ al festival sono sempre stati tollerati e anch’essi sono diventati parte integrante dello spettacolo tant’è che il “fuori programma” è diventato un appuntamento atteso.

Nell’edizione n° 69, II dell’era Baglioni, invece la sorpresa è stata la “rigidità e la goffaggine” di due talenti comici e maestri dell’improvvisazione come Virginia Raffaele e Claudio Bisio, rinchiusi nella rigidità imposta dagli autori, e soprattutto  dalla massa di polemiche che hanno coinvolto i partiti di maggioranza, di opposizione e persino la Chiesa.  La proclamazione del vincitore, Mahmood, portato alle stelle dalle giurie di qualità sconfessando il giudizio popolare che aveva scelto Ultimo con oltre il 46% di voti (il vincitore solo il 14%, un tasso ben inferiore anche alle preferenze dei terzi classificati ”Il Volo”) è stata presa come un “dispetto” a Salvini mentre uno sketch della bella e brava Virginia Raffaele è stato interpretato come l’evocazione di Satana e da alcuni rappresentanti della Chiesa è stato chiesto alla stessa di scusarsi. Infine, ma non da ultimo, sin dalla sua prima esibizione,  il trapper Achille Lauro venne accusato di promuovere l’ecstasy e le turbo droghe attraverso il suo tormentone “Rolls Royce” .

A una settimana di distanza Sanremo fa ancora parlare prendendo ampi spazi dei media convenzionali ma soprattutto del web, il vero obiettivo commerciale del festival n° 69. Quel web in cui i padroni sono i trapper (cantanti new dark che evolvono dal Rap e dall’Hip Hop estremizzando i contenuti e inneggiando al sesso estremo e al piacere degli effetti delle droghe. Trapper sono anche chiamati, negli USA, i “cavallini” della droga.). 

Insomma, pur di fare ascolti e conquistare un mercato “giovanissimo” ma discutibile, Sanremo si è spinto quasi alle soglie del Dark Web, mortificando il Buongusto, e sdoganando un genere musicale (trap) ben poco educativo soprattutto perché apprezzatissimo dai giovanissimi, come la tragedia di Corinaldo di dicembre scorso ha insegnato e prepotentemente portato alla ribalta delle cronache.

Al di là delle “coincidenze” evidenziate da “Striscia la Notizia”, la manifestazione canora nazionale per eccellenza, a mio parere,  è stato il Festival del Cattivo Gusto e la gran massa di pareri favorevoli pervenuti dai critici esperti non fa che confermare la discutibile qualità della categoria di opinionisti.

Il peccato originale: la scelta dei cantanti e di un genere musicale, trap, troppo rappresentato.

Discutibili infine gli interventi della politica e della Chiesa. Quest’ultima, nel sottolineare che da Sanremo si è invocato Satana,  attraverso l’esorcista Don Antonio Mattatelli ha colto l’occasione per dichiarare “Noi cattolici ci sentiamo sotto attacco. Si rispettano tutti tranne i cattolici. Si rispetta la sensibilità di tutti tranne che la nostra. C’è bullismo nei nostri confronti. Per troppo tempo anche noi siamo stati un po’ in pantofole. Dobbiamo riprendere a combattere. Ci deridono, ci attaccano, ci umiliano. Ci considerano una sottospecie.”

Sanremo si è quindi confermato il Festival dello share ma tomba del buongusto.

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