Essere soli con se stessi in compagnia della solitudine

C’è un giorno nella vita di ogni persona nella quale la luce dell’alba s’offusca al primo chiarore del mattino, riflettendo i propri raggi dorati nella penombra di una nuova esistenza che avanza improvvisa e senza un perché.

Incurante, avvolge ogni istante del tempo di qualcosa di surreale che spinge l’uomo a cambiare lo sguardo sul mondo e l’accordo musicale con l’armonia delle cose.

Di Guido Zaccarelli Mirandola 23 febbraio 2019 – La realtà si manifesta in modo diverso e tutto non è più uguale a qualche istante prima, sospesa nel vuoto, sola con se stessa, in compagnia della solitudine: «essere soli con se stessi». Cosa significa essere soli?«essere avvolti nel mantello del vuoto».

Uno spazio che si crea istantaneo e che allontana i frastuoni dell’ambiente circostante, immergendo l’individuo in un luogo dove viene a meno il respiro, il contatto con la realtà, quel mondo possibile che esiste solo innanzi alla condizione se, allora: «Ulisse sbarcò a Itaca immerso in un sonno profondo». Un mondo vero “solo se” effettivamente le cose andarono effettivamente come narrato nei testi mitologici. Gli occhi fissano il vuoto e anche il silenzio s’ammutolisce. L’uomo inizia a camminare come un funambolo sulla corda che unisce se stesso e un punto sconosciuto, l’estremo al quale ogni persona non vorrebbe mai tendere, quando scompare una persona cara, quando vai in vacanza e il posto vicino a te è vuoto, quando ricevi una notizia che stravolge i tuoi sentimenti.

Come nel caso di un lavoratore quando si presenta al mattino in azienda e il tornello non gira come il giorno precedente, perché è stato licenziato. In queste e altre circostanze, l’uomo viene avvolto da un profondo senso di smarrimento trovandosi con il mondo capovolto ai suoi piedi e completamente «solo con se stesso in compagnia della solitudine», immerso in molteplici domande senza un perché, fino a spingerlo sull’orlo del precipizio, completamente in bilico tra il sentiero battuto della sua esistenza e un futuro incerto e senza speranza. Ecco entrare in scena la solitudine che diventa amica del quotidiano affiancando l’uomo in ogni circostanza, invisibile, instancabile ma soprattutto implacabile. «Ti chiama, ti dà ordini. E tu mestamente ubbidisci riconoscendo in Lei l’autorità. Un’amicizia sempre più intima fino a renderti completamente schiavo del momento, che oscilla tra i sorrisi del passato e il caos del presente». Un nubifragio arrivato all’improvviso che spazza via come uno tsunami le radici dell’identità dell’uomo fino a sradicare le certezze facendole scivolare nel profondo dell’anima. La discesa è rapida come lenta sarà la risalita fino a raggiungere la luce di una nuova alba. Un percorso in discesa senza barriere fino a raggiungere ad elevata velocità la parte più intima dell’IO.

Un luogo dove ambire di sostare solo quando la serenità è l’ossigeno che continuamente tiene in vita l’esistenza della felicità. Il tempo avanza e la vita scorre ancora sulla corda del funambolo, incontrando sul proprio cammino argini resistenti che consentono di mantenere l’equilibrio e altri molto deboli che fanno ondeggiare la fune con movimenti pericolosi, come nella poesia “La solitudine” di Alda Merini: «Ci sono momenti di solitudine che cadono all’improvviso come una maledizione, nel bel mezzo di una giornata. Sono i momenti in cui l’anima non vibra più». Ma dietro l’angolo ecco di nuovo un argine resistente che riporta l’uomo nella condizione di equilibrio.

La solitudine sempre lì accanto: «andiamo, è l’alba di un nuovo giorno» e insieme, mano nella mano, prendere la strada del giorno che sta per cominciare. «E così ad ogni alba, ma non per sempre». C’è un giorno nella vita di ogni persona nella quale la luce dell’alba s’illumina al mattino di gioia riflettendo i propri raggi dorati nella speranza di una vita dispersa, che trova il coraggio di mettersi a nuovo. È il momento magico della vita, dove l’uomo si sveglia e chiama a sé la solitudine: «andiamo, è l’alba di un nuovo giorno».

L’uomo prende per mano la solitudine e insieme prendono la strada del giorno che sta per cominciare. È un giorno diverso dal precedente. È il momento della rinascita dove non si è più soli con se stessi, dove non si dipende dalla solitudine, ma è l’uomo che domina la solitudine, riconquistando la propria identità e la voglia di vivere continuamente in contatto con la realtà che chiede ogni giorno di vivere senza un perché.

Riferimenti bibliografici: Guido Zaccarelli, La Conoscenza Condivisa, verso un nuovo modello di organizzazione aziendale e Dalla Piramide al Cerchio, la persona al centro dell’azienda, Franco Angeli Editore.

GUIDO ZACCARELLI

Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) – La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) – Finestre di casa nostra (2013) – Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)
CURRICULUM
Guido Zaccarelli, è docente di informatica, consulente aziendale, saggista e collaboratore redazionale con Gazzetta dell’Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d’impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell’Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente a contratto di informatica presso l’Università di Modena Reggio.

Torna su