Lavoro, la strage continua, anzi accresce

Alla vigilia del 1° maggio, altri 4 morti, nello stretto spazio temporale di 24 ore, si aggiungono alla lunga lista dei decessi sul  lavoro. Una piaga da combattere che però, con la persistenza della crisi economica, non si riesce a contrastare, anzi si allarga.

di Lamberto Colla Parma  28 aprile 2019 –

Nell’arco di sole 24 ore il numero delle vittime sul lavoro si accresce di altre 4 unità. Da Nord a Sud, democraticamente, la morte “bianca” ha già colpito 205 volte da inizio anno, 703 erano state nel 2018 che sommano a 1450 se si considerano i decessi avvenuti durante le trasferte lavorative in auto.

Mai così tanti da quando è stato aperto l’Osservatorio indipendente delle morti sul lavoro (1° gennaio 2008)!

Nonostante le restrizioni legislative, il fenomeno non accenna a diminuire, anzi è in continuo aumento.

La crisi irrisolta e nemmeno tamponata che sta opprimendo la società italiana, spinge i datori di lavoro a economizzare su ogni centro di costo e i lavoratori a rischiare, anche la vita, pur di interrompere l’astinenza lavorativa.

Un sistema cortocircuitato, salvo quando i datori sono spudoratamente responsabili dell’eliminazione delle più banali norme di sicurezza e dello sfruttamento lavorativo, che stenterà a tornare nell’alveo della normalità stando così le condizioni economiche e sociali.

“Da quell’anno (2008) – scrive l’Osservatorio – , con oltre 15000 morti sul lavoro è come se fossero spariti gli abitanti di una cittadina come Sasso Marconi. Rispetto al 2017 registriamo un aumento del 9,7%. Rispetto al 2008 registriamo un aumento del 9,4% (e tutti gli anni parlano di cali inesistenti).“  L’agricoltura ha da sola il 33,3% di tutti i morti sui luoghi di lavoro (ben 149 agricoltori che hanno perso la vita guidando un trattore).

Ed oggi siamo ancora una volta a raccontare di decessi sul lavoro, 4 per l’esattezza, e distribuiti su tutta la longitudine e latitudine della penisola, a Livorno, Savigliano, Sestu e Ravello.

Una strage infinita che si somma all’incremento della malattie, come ha sottolineato il neo segretario generale della CGIL Landini: “da inizio anno i morti sono stati più di 200 e aumentano gli infortuni e le malattie professionali, inaccettabile”.

Si, inaccettabile ma come opporsi?

Fornendo lavoro! Mettendo le imprese in grado di fare profitti e di dare occupazione.

Che a mancare sia il lavoro lo ha confermato nei giorni scorsi anche l’OCSE segnalando il raddoppio della sottoccupazione a partire dal 2006. “In particolare, riferisce il dossier, i contratti a tempo determinato si collocano al 15,4% del lavoro dipendente contro una media nell’area Ocse dell’11,2%.” e prosegue “Scivolano i salari. I rischi di un salario basso sono aumentati più della media Ocse per i lavoratori dipendenti con un livello di istruzione medio o basso.”.

Insomma, sempre secondo l’Organizzazione per  la Cooperazione e lo Sviluppo Economico,  siamo il fanalino di coda dei Paesi OCSE e raggiungiamo il paradosso che  al tasso elevato di disoccupazione si aggiunge il “rischio disoccupazione”.

Una spirale senza fine che deve essere interrotta, se vogliamo interrompere anche le morti bianche e pure i suicidi, altra piaga connessa al lavoro, più specificatamente legata al ruolo imprenditoriale.

I suicidi, cosiddetti economici, dal 2012 al 2017 hanno registrato una impennata del 15,2% attestandosi a 1.000 negli ultimi 7 anni ai quali vanno sommati i 717 tentativi di suicidio. A rilevarlo l’Osservatorio “Suicidi per motivazioni economiche” della Link Campus University.

Ad accomunare le vite degli imprenditori, quelli piccoli e privi di protezioni, e i loro salariati è la crisi economica, incapace di risparmiare la maggioranza delle classi sociali, andando invece a rimpinguare i forzieri dei pochi super ricchi.

Notre Dame, docet.

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