Cereali e dintorni. Fondi corti, forse anche di finanza.

Fondi corti,  stock mondiali elevati e previsioni di raccolti positive mantengono quieto un mercato come da tempo non si assisteva. Solo eventi esterni e imprevedibili, al momento attuale, potrebbero influire sulle tendenze in coso. 

di Mario Boggini e Virgilio – Milano, 3 maggio 2019 –

I fondi d’investimento continuano a vendere allo scoperto mantenendo le loro posizioni “corte” basandosi su alcuni presupposti: stock mondiali molto alti, raccolti del Sud America buoni, stabilità generale dei consumi, possibile calo delle esportazioni verso la Cina dove la peste suina falcidia gli allevamenti. A tal riguardo nella notte l’Agenzia Agricensius ha scritto: “Weighed down by the biggest ending stocks in history – estimated at 900 million bushels (24.5 million mt) – it appears it would take a monumental commitment from China to buy US soybeans in order for futures to budge.”

“Considerando il maggior dato di scorte finali della storia – stimato in 900 milioni di bushel (24,5 milioni di tonnellate) – ci vorrebbe un impegno monumentale da parte della Cina per comprare la soia americana in modo che i future possano muoversi”.

Il segno positivo sui cereali è dovuto a motivi meteorologici nel Midwest che, perdurando, potrebbero vedere gli agricoltori costretti a destinare più spazio ancora agli areali a soia. Possono sussistere anche altre spiegazioni alle scoperture dei fondi che comunque restano molto pericolose in quanto, in caso di inversione di tendenza promossa da fattori esterni, darebbero una spinta molto forte al mercato. Intanto le trattative con la Cina continuano senza sosta ma anche senza risultati, pur intuendo che si è vicini ad una soluzione.

Nulla di nuovo nel mercato interno e rimane valido quanto comunicato lunedì. Anche per il comparto delle bioenergie nessuna novità, Gli unici vantaggi di questa stabilità sono quelli di rendere le programmazioni economiche o di trasformazione sul medio lungo termine più agevoli e sicure. Ieri la farina di soya sul 2020 era fissata a 321€ tonnellata base Ravenna e il mais a 171€ sino a dicembre, mentre il novembre 19 giugno 2020 quotava a 173€.

Sono valori accettabilissimi che promuovono l’acquisto per coloro i quali non abbiano coperture già consistenti. Del resto si stanno osservando dei valori minimi di base, che specie sul comparto soya, non si rilevavano da  diverso tempo.

In definitiva, stando così con i fondamentali e i fondi scarichi, forse anche di finanza, il mercato potrebbe cambiare solo su spinte derivanti da eventi esterni che non sono comunque prevedibili.

Indicatori internazionali 3 maggio 2019
l’Indice dei noli è leggermente risalito sino a 1032 punti, il petrolio è a quota 62$  e l’indice di cambio €/$ segna 1,11662  (Hr. 8,30).

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