Dalla memoria delle persone alla memoria digitale: nasce l’identità 4.0

“Sarà perché l’aria che qui si respira è la stessa che respirò Pico della Mirandola, illustre umanista rinascimentale, più noto per la sua proverbiale

memoria che per il suo pensiero filosofico che poneva “l’uomo” al centro del mondo e con esso la sua dignità e la sua libertà di stabilire il proprio destino.

di Guido Zaccarelli Mirandola (MO) 19 maggio 2019 – La memoria è il filo conduttore che tiene annodato le esperienze del passato al trascorrere del tempo, vissuti dall’uomo in ogni momento della sua esistenza alla continua ricerca della propria identità.

La memoria ricorda quando l’esperienza soggettiva trascorsa è immersa nell’alone della sensorialità e s’appropria dell’emozione impiegando l’intelligenza per associare le informazioni passate con quelle nuove.

Il primo studioso che ha osservato le tecniche da impiegare per memorizzare è stato Aristotele il quale ha posto al primo livello la vista, per la capacità di vedere e selezionare gli oggetti della realtà. Al secondo livello ha collocato le sensazioni, che rappresentano l’insieme degli stimoli che con la memoria contribuiscono a sviluppare l’intelligenza. Il ricordo transita dalla possibilità di recuperare le sensazioni che le emozioni hanno indotto nell’uomo nella fase di registrazione dell’esperienza.

L’identità porta la persona a rivedersi allo specchio nel vedere corrisposta l’immagine esteriore al suo essere uomo dentro. L’osservazione diventa il crocevia per attribuire valore alla memoria che trasuda la sua presenza anche davanti allo specchio, che non inganna se stessa essendo il frutto della verità. Guardarsi allo specchio è vitale per affinare ciò che si era in relazione a ciò che si è, da destinare ad una dimensione futura per edificare la nascita di una uguaglianza costruita sulle orme dell’esperienza pregressa. Perché identità significa, uguale a se stessi. Ecco che allora la memoria e l’identità s’involano per abbracciare altri ricordi da disporre a fattore comune per il bene dell’organizzazione.

I ricordi condivisi contribuiscono alla crescita collettiva essendo l’espressione nobile del fare comune e l’energia vitale dell’efficienza e dell’efficacia del’azione organizzativa che migliora grazie alla partecipazione di tutte le persone, nessuna esclusa. La memoria diventa a questo punto il punto di partenza per realizzare la nuova mappa mentale delle persone che supera, per dirla come il filosofo e matematico polacco Alfred Korzybski: «le convinzioni, le credenze, le deduzioni e i valori che le esperienze di vita hanno portato ad assumere gli uomini creando una soggettiva idea del mondo». Godere della memoria altrui è un passo avanti importante per le persone e per le aziende che possono beneficiare di informazioni fondamentali per lo sviluppo e per la sopravvivenza, riflettendosi sulla efficienza, sulla efficacia e sulla economicità che compongono i pilastri del tempio della redditività dell’impresa.

La memoria scorre sul filo del tempo e la storia in ogni istante definisce se stessa alla luce dei fatti e degli accadimenti che ogni giorno si schiudono agli occhi del mondo. Dal fare manuale delle prime comunità si è passati al fare automatico delle macchine che in poco tempo devono realizzare una elevata quantità di prodotti per rispondere rapidamente ai bisogni della popolazione. In questo passaggio epocale del nostro tempo, la tecnologia ha sostituito l’uomo nelle attività produttive incapace di trasferire la memoria umana nella memoria digitale dei computer che è diventata la protagonista assoluta dell’industria 4.0.

L’azienda ha lasciato per strada un elevato numero di lavoratori che rappresentavano l’unità d’intenti e la memoria storica dell’impresa. Il ricordo del singolo diventava patrimonio comune in grado di orientare, e agevolare, il comportamento dei colleghi in una direzione o nell’altra favorendo la contrazione dei costi e l’incremento della redditività. Oggi, sembra che le persone abbiano perso la memoria e la capacità di ricordare… e demandano… «chiedi ad a …» riversando nell’altro, nel “non so” e nelle esternalizzazioni i vuoti creati nell’azienda.

I nuovi modelli organizzativi hanno smarrito i ricordi dei lavoratori e sciupato il valore aggiunto della loro memoria. I ricordi che venivano condivisi tra le persone godevano di una energia elitaria frutto dello stare insieme che animava lo spirito della relazione all’interno della comunità imprenditoriale. Frammentare i ricordi del passato significa, sfumare il valore intrinseco della relazione sociale delle persone riducendo progressivamente il valore dello stare insieme. L’identità 4.0 nasce per suggerire al mondo imprenditoriale che le persone devono essere messe nelle condizioni di condividere la memoria e trovare nei ricordi i punti di contatto per tratteggiare una nuova linea che recuperi dal passato il valore della relazione da piantare nel presente, per godere dei sui frutti nel futuro.

Le aziende devono ripensare all’intera filiera organizzativa per riportarla ai principi cardini della conversazione tra persone che si scambiano informazioni utili alla continua ricerca di relazioni di condivisione. Agendo in questa direzione di marcia, la memoria torna ad assumere il ruolo chiave che ha avuto nel tempo contribuendo ad elevare l’asticella dell’apprendimento collettivo e l’innesto di una nuova credenza condivisa che trova nella “memoria circolare collettiva” la genesi dell’identità 4.0, dove le persone diventando risorse preziose per il futuro di intere generazioni.

Riferimenti bibliografici e sitografici:
Guido Zaccarelli, La Conoscenza Condivisa, verso un nuovo modello di organizzazione aziendale e Dalla Piramide al Cerchio, la persona al centro dell’azienda, Franco Angeli Editore.
Riferimenti sitografici: https://www.wikipedia.org/

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GUIDO ZACCARELLI

CURRICULUM – Guido Zaccarelli, è docente di informatica, consulente aziendale, saggista e collaboratore redazionale di Gazzetta dell’Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d’impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell’Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente a contratto di informatica presso l’Università di Modena Reggio.

Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) – La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) – Finestre di casa nostra (2013) – Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)

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