La vita riflessa nelle onde del mare

Poche volte sono stato in barca a veleggiare. Il beccheggio in mare aperto mi ha sempre procurato un forte senso di nausea che limitava la piacevole sensazione di essere cullato dal lento ondeggiare del mare e accarezzato da una dolce brezza marina.

Di Guido Zaccarelli Mirandola, 25 maggio 2019 – Una sola volta, da adulto, mi sono tuffato in mare aperto per assaporare la piacevole sensazione di galleggiare, senza impiegare una cintura salvagente per rimanere a galla.

Un azzardo avvolto nella speranza di trovare conforto nei corsi di nuoto praticati in giovane età. Vedevo in lontananza barche che sfrecciavano veloci senza batter ciglio e alcuni amici intorno a me che si divertivano, e nuotavano senza dimostrare alcun timore. Momenti vissuti in controluce dove il senso di libertà si confrontava con la preoccupazione di andare a fondo. Un timore reverenziale vissuto anche in una lontana occasione, quando dalla battigia ho nuotato facilmente fino alla prima linea di boa e il ritorno è stato reso difficile dal vento contrario che rendeva faticoso l’approdo. Rimanere là in mezzo al mare, senza avere un facile appiglio sul quale fare presa, mi ha portato rapidamente allo sconforto riducendo la possibilità di trovare una facile soluzione al problema. Poi, preso fiato e raccolto ogni energia preziosa sono riuscito a raggiungere la spiaggia affollata di persone intente nel loro relax.

“Là in mezzo al mare” è anche il titolo di un libro scritto dall’autore spagnolo Miquel Reina che racconta la vita di due coniugi, Harold Grapes e Mary Rose, che vivono la loro vita in una abitazione costruita sulla roccia, anche dopo la scomparsa prematura del figlio Dylan, avvenuta in seguito a un incidente. L’abitazione era il luogo della memoria tenuta felicemente in vita dai ricordi del figlio che, per loro, non aveva mai abbandonato la casa. Il senso dell’abbandono non è rimasto solo. Ha trovato facile compagnia quando Harold e Mary Rose sono stati costretti a lasciare l’abitazione in seguito all’erosione della roccia. L’ultima notte, prima del distacco, un fulmine si è abbattuto su di loro e la casa è scivolata lentamente in un mare in tempesta, iniziando a galleggiare come fosse avvolta da una cintura salvagente. L’abbandono ci porta al suo significato vero, dare (essere) in balìa dell’ignoto. Mai come in questo caso, l’immagine evocata dalla condizione “essere in mare aperto in balìa delle onde” porta l’uomo alla riflessione messa in relazione con la impossibilità di aggrapparsi all’ancora di salvataggio quando la vita toglie, e dà, senza un preciso (apparente) ordine delle cose, comportandosi come le onde del mare, che raggiungono la costa frizzanti e pieni di energia per poi abbandonarla e tornare rapidamente su se stesse: «mi basta pensare che lì finisce il movimento di un’onda e da lì riprende energia, che prende nuovamente la spinta perché se ne formi un’altra e poi un’altra ancora.»

Per molto tempo sono stato in balia delle onde e ho fatto fatica a tenere il timone in pugno, soprattutto quando sono andato per mare e mi è mancato l’appoggio. A volte ho incontrato mondi troppo lontani, imbarcazioni troppo lente o veloci dalle quali è stato meglio tenersi alla larga, in altri casi il vero sostegno per continuare. Momenti dove le onde davano energia e onde che, quando si ritiravano, toglievano energia. Un moto ondoso dove è stato difficile rimanere in superficie a stretto contatto con la linea sottile che divideva l’azzurro del cielo e il verde dell’acqua del mare.

Tra un’onda è l’altra, ho trovato l’energia per prendere una pausa necessaria per voltarmi indietro e guardare la scia che mentre nuotavo stavo lasciando dietro di me, per scoprire che non è mai stata dritta. Come la barca che segue una rotta precisa, ho notato che a volte mi attardavo in lunghe curve per riprendere fiato e continuare a nuotare. Il riflesso dell’acqua mi riportava l’immagine di un volto scavato che scompariva in profondità per tornare in superficie ad ogni sbuffo di acqua salata, che le onde alzavano la cresta per prendere il respiro e trarre dalla luce del sole l’energia per dare un senso alla loro presenza in quel preciso istante della vita, evitando di farmi scendere a picco fino a raggiungere le profondità marine. Istanti nei quali il pensiero ha retto fino a condurlo alla riflessione dove incontrare l’immagine dell’attesa: «solo fermandoti comprendi dove stai andando e quale direzione sta prendendo il corso della tua vita.» Il tempo avanza anche in balìa delle onde, e tutto muta e tutto si trasforma, in attesa che le nuvole si alzino e lo sguardo corra verso la luce che in quel momento unisce il cielo azzurro e il mare cristallino. Mi è bastato considerare che oltre le nuvole c’era la luce del sole: il desiderio di vivere.

L’onda della vita riprende il movimento di sempre, continui a nuotare senza cintura di salvagente perché ormai la tempesta è passata e hai imparato che nuotando puoi incontrare gli scogli più insidiosi, che ti arriveranno ancora degli spruzzi in faccia, degli schiaffi del mare e le sferzate di sale negli occhi, ma incontrerai anche una comunità nomade come è capitato ai coniugi Grapes che ti aiuteranno a dare il senso profondo della vita: «Aga guardò Harold seria e abbozzò un debole sorriso. «Siamo tutti nomadi, signor Grapes.» Quella frase lo sconcertò. «Non sono le pareti e nemmeno un posto a fare una casa. Sono le nostre esperienze, le persone che incontriamo nel percorso e, soprattutto, il modo in cui decidiamo di vivere la nostra vita. La vita è movimento. Un equilibrio instabile che può mutare da un momento all’altro.»

Riferimenti bibliografici:
Guido Zaccarelli, La Conoscenza Condivisa, verso un nuovo modello di organizzazione aziendale e Dalla Piramide al Cerchio, la persona al centro dell’azienda, Franco Angeli Editore.
Miquel R., 2018, La casa in mezzo al mare, Nord Editore, Milano
Riferimenti sitografici:
https://www.wikipedia.org/
https://www.miquelreina.com/
https://letturedikatja.com/la-casa-mezzo-al-mare-miquel-reina-nord/

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GUIDO ZACCARELLI

CURRICULUM – Guido Zaccarelli, è docente di informatica, consulente aziendale, saggista e collaboratore redazionale di Gazzetta dell’Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d’impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell’Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente a contratto di informatica presso l’Università di Modena Reggio.

Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) – La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) – Finestre di casa nostra (2013) – Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)

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