Grazie, è una parola scomparsa dal vocabolario della lingua italiana?

Grazie, è una parola che sembra scomparsa dal vocabolario della lingua italiana. Grazie evoca la reciprocità, il “vivere” grato la piacevolezza

dell’incontro con l’altro senza “vivere” l’attesa dell’aspettativa, dove il beneficio reciproco si muove in forma circolare, ricorrente e senza fine: «grazie per il tempo che mi hai donato, per avermi pensato, per l’attenzione riservata».

 

Di Guido Zaccarelli Mirandola, 8 settembre 2019 – Grazie è una parola che trova la sua natura nella dimensione autopoietica impiegata in ogni circostanza senza indugio, o timore, di essere abusata nell’utilizzo. Sembra che la parola abbia smarrito il senso di appartenenza e diventata un sopramobile al quale togliere la polvere al mutare delle stagioni, che si dispiegano innanzi agli albori di questo terzo millennio, dove i bit corrono veloci, uno di seguito all’altro, senza sosta.

Scriverla, o pronunciarla, ha un significato enorme per l’energia luminosa che è in grado di infondere nell’uomo e il beneficio che è capace di trasmettere negli altri, quale espressione autentica della virtù che adorna e nobilita l’essere Persona immerso nell’alveo della gratitudine.

 

L’essere grato conduce l’uomo a riconoscere il gesto come l’espressione autentica del sentimento emotivo che va oltre la ragione e la pura razionalità. I benefici che ne derivano si ritrovano nella sua etimologia che esprime il piacere di “fare del bene” che conduce l’anima in uno stato di gioviale serenità. Grazie è l’espressione autentica di rara bellezza eufonica, e visiva, che rientra nell’immagine comune dei comportamenti legati all’eleganza dei costumi e dei comportamenti, “grazie ai quali” la persona esprime la sua identità.

 

La parola riporta alla semplicità per mostrare il volto di “chi sei” spesso tenuto in ombra dalla maschera velata della quotidianità. È talmente semplice ringraziare che la quotidianità l’ha persa per strada ritenendola ridondante rispetto alla sua forza energizzante che è in grado di esprimere. La velocità degli scambi comunicativi digitali toglie tutto ciò che adorna qualsiasi corpo testuale, o vocale, (buongiorno, cordiali saluti), facendolo rimanere solo con se stesso all’interno di un contesto enunciativo arido e freddo, “senza grazia”.

 

Il quotidiano è legato alla scansione del tempo dove le abitudini fanno parte della vita delle persone che si ripetono al momento e nelle circostanze in cui si trovano. Non ripetere la parola grazie significa, come afferma lo psicologo e filosofo tedesco Hermann Ebbinghaus , che identificò la curva dell’apprendimento e la curva dell’oblio, dimenticare. Il ricordo perde la traccia e gradualmente non ringraziare rientra nelle abitudini quotidiane. Ma grazie, possiede dentro di sé il carisma e l’autorevolezza proveniente dal latino charis che conduce a vedere l’altro come caro che infonde sentimenti di tenerezza.

 

Grazie, fin dalle sue origini, porta con sé il desiderio di coinvolgere emotivamente gli altri agendo sul fascino che l’autorevolezza è in grado di esprimere per accompagnare le persone a vivere uno “stato di grazia” dove abbracciare il sentimento della felicità. Grazie e felicità hanno qualcosa che le lega, il dono e la reciprocità, che trovano nel “dare senza perdere e prendere senza togliere” la vera natura della loro esistenza.

Qui si aprono le vie respiratorie verso il benessere che conduce ad armonizzare l’anima in ogni sua parte che inizia con “l’ascolto interiore” per approdare “all’ascolto esteriore” in un continuo andirivieni per ricordare all’uomo che grazie fa parte della vita quotidiana e deve essere ricordata per il bene che è in grado di esprimere, evitando di non ritrovarla quando viene ricercata nel vocabolario della lingua italiana. Grazie.

Riferimenti bibliografici:

Guido Zaccarelli, La Conoscenza Condivisa, verso un nuovo modello di organizzazione aziendale e Dalla Piramide al Cerchio, la persona al centro dell’azienda, Franco Angeli Editore.

Riferimenti sitografici:

https://www.wikipedia.org/

 

CURRICULUM – Guido Zaccarelli, è docente di informatica, consulente aziendale, saggista e collaboratore redazionale di Gazzetta dell’Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d’impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell’Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente a contratto  di informatica presso l’Università di Modena Reggio.
Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) – La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) – Finestre di casa nostra (2013) – Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)

Torna su