A 30 anni dal muro di Berlino.

Nessun più avrebbe creduto che il “Muro di Berlino” e la recinzione di 1.400 km che separavano la Germania Est dall’Europa sarebbe crollato.

 

Di Lamberto Colla 9 novembre 2019 – Le cronache, quasi quotidianamente, raccontavano di bizzarri tentativi di evasione o, ancor peggio, di giovani sacrificati sotto i colpi dei Vopos (Volkspolizei o Deutsche Volkspolizei, ossia la Polizia Popolare Tedesca) nel tentativo di scalare la recinzione per guadagnare la libertà.

E i pochi fortunati che riuscivano a tornare in Germania Ovest narravano di una vita impossibile, spiata 24 ore su 24, dove il tuo miglior amico poteva essere una spia al soldo del regime, pur di guadagnarsi il pane quotidiano o qualcosa per riscaldarsi.

 

La sopravvivenza soprattutto, questo era il motto di ciascun uomo o donna della DDR!

 

Ma quel fatidico 9 novembre  1989 accadde qualcosa di straordinario. La sbarra che separava le due Germanie si sollevò. Un “miracolo”, frutto di una combinazione fortunata e e del lavoro di 3 statisti lungimiranti, Papa Giocanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła) e le sue continue picconate ai paesi dell’Unione Sovietica a partire dalla sua Polonia,  ma soprattutto a Michail Gorbaciov (ultimo presidente dell’URSS) che  fu il propugnatore dei processi di riforma legati alla perestrojka e alla glasnost’, e Helmut Kohl, cancelliere della Repubblica Federale, che volle l’unificazione e la ottenne quando persuase la Banca Centrale della Repubblica Federale ad accettare che i due marchi (monete nazionali tedesche), quello dell’ovest e quello dell’est, avessero lo stesso valore. Ma senza il consenso dei leader europei tutto questo non sarebbe accaduto. Nulla sarebbe successo se la soluzione non fosse piaciuta al presidente francese François Mitterrand, a Giulio Andreotti (presidente del Consiglio dal luglio 1989 all’aprile 1991) e al primo ministro britannico, Margaret Thatcher.

Sembra preistoria! Sono trascorsi solo 30 anni e di politici visionari come quelli sopra enunciati non se ne sente parlare e, quel che è peggio, le divisioni sono aumentate.  L’Europa, dopo la sua iniziale federazione monetaria, ha perso i valori che furono dei suoi costitutori e gli obiettivi di reciprocità e sostegno sono rimasti nel cassetto. Certamente oggi si viaggia più liberamente e a minor costo, ma è ben poca cosa rispetto alle aspettative di fine millennio.

 

Ma la speranza deve restare accesa, in fondo i corsi e ricorsi storici potrebbero portarci a una nuova liberazione, quella dai muri sociali e sempre in continuità di pace, posto che comunque, nel continente europeo, non si è mai vissuto un così lungo periodo privo di conflitti armati.

(Foto di Francesca Bocchia e Lamberto Colla)

 

 

 

 

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