Cereali e dintorni. Finale d’anno tra incertezze e timori.

Cereali e dintorni. Finale d’anno tra incertezze e timori.

Si stanno accumulando vari fattori di incertezza che potrebbero portare un po’ di vivacità ai mercati oltre ai tradizionali e ricorrenti problemi derivanti dalle prolungate festività internazionali con la logistica congestionata e non proprio a buon mercato.

di Mario Boggini e Virgilio – Milano, 10 dicembre 2019 –  Settimana che potrebbe essere importante:

Oggi è l’appuntamento dell’USDA ed è forse la notizia di mercato “più tranquilla”: le produzioni USA dovrebbero rimanere quelle di novembre e perciò si muoveranno solo i valori degli stock ma non si attendono cambiamenti significativi. Ben più importante ed adrenalinica l’attesa del 15 dicembre quando dovrebbero scattare i nuovi aumenti dei dazi USA per le merci d’importazione dalla Cina: ma il mercato pensa o forse spera che entro quella data venga trovato un accordo. Infatti ieri il seme a Chicago è aumentato a seguito di “rumors” insistenti e seri di una vendita di 120.000 tons alla Cina (e vi è chi riportava 300.000 tons) segno che la notizia di venerdì che la Cina avrebbe tolto i dazi all’importazione di semi e di carne di suino è da considerarsi “solida”… cosa riportata stanotte anche da Agricensius e da Pellati Informa, e altre Agenzia di agromercati.

Poi vi è l’attesa dell’insediamento del nuovo governo Argentino, che dovrebbe mettere nuove tasse all’esportazione di corn, grano e semi di soia. Non si sa quale possa esserne l’entità, così come non è chiaro il futuro del gruppo Vicentin.  “il gruppo Vicentin – scriveva lo scorso 5 dicembre un giornale locale argentino – sospende i pagamenti per 350 milioni di dollari”. Il gruppo è il più grande oleificio ed esportatore di semi, farina e olio del paese: circa 6 /8 milioni di tonnellate/anno, quindi 19.000 tonnellate giorno di semi in lavorazione. Per un paese che produce circa 50 milioni di tons di semi è evidente che sia un operatore importantissimo. Una notizia che ha immediatamente scatenato anche gli importatori nazionali e messo in fibrillazione il Chicago Board che ha visto salire la farina di soia  (+6,6/ton)

E’ comunque improbabile che salti un azienda cosi ma sicuramente gli interventi dello Stato o di altre Compagnie nazionali o internazionali non avverrà in tempi brevi..

Il segno più del seme è stato anche influenzato dall’aumento dell’olio a sua volta provocato dall’aumento di quello del palma, ai nuovi massimi da 3 anni, a causa della previsione di basse produzioni (uscite questa notte a – 14,35 % rispetto all’anno scorso e contro delle previsioni del -10%). Il corn e il grano, pur in un ambiente positivo a causa dell’ottimismo che circonda la guerra commerciale Cina/USA, non hanno niente di cui gioire. Le esportazioni di corn continuano infatti ad essere ridotte: 481.000 tons contro le 429.000 tons della scorsa settimana. E l’USDA riporta che dall’inizio della campagna sono state 6.532.000 tons contro 15.118.000, alla stessa data, di quella passata. Basse anche le vendite del grano : 314.000 tons contro 247.000 della scorsa campagna.

Dall’inizio della campagna sono comunque più alte della campagna passata: 13.017.000 tons contro 11.032.000.Le previsioni del tempo in Sud America continuano ad essere sempre le stesse: sostanzialmente buone per il Brasile e con qualche preoccupazione per l’Argentina, a causa della carenza di piogge e del loro probabile mancato arrivo entro il mese.

Poco da segnalare sul mercato interno se non farina di soya molto più care e difficoltà dal 06/12 ad avere prezzi dagli importatori che attendono le varie decisioni accennate sopra, morale in generale il mercato ha poco spazio a scendere e molto più spazio a salire specie per i proteici. Ma in questo frangente forse è meglio muoversi solo sul breve e medio termine.

Richiamiamo l’attenzione al calendario per le settimane 52/2019 e 1 e 2 del 2020 per le ricorrenti difficoltà logistiche e il fatto che dall’estero con il Natale Ortodosso il periodo delle festività si prolunga. 

Indicatori internazionali 10 dicembre 2019
l’Indice dei noli è sceso a 1551 punti, il petrolio sfiora i 59,00$/bar  e l’indice di cambio €/$ segna 1,10694 (Hr. 8,40).

 

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