Cereali e dintorni. USA e Cina nella storia, accordo sottoscritto.

Cereali e dintorni. USA e Cina nella storia, accordo sottoscritto.

Alla fine Donald Trump potrà vantarsi di avere domato il dragone cinese e rinforzare così la strada per il rinnovo del “contratto d’affitto” alla  Casa Bianca. 

di Mario Boggini e Virgilio – Milano, 16 gennaio 2020 –  Ieri pomeriggio l’agognata firma degli accordi USA-CINA, è solo la fase 1, si è concretizzata e secondo le fonti è composto da circa 90 pagine ma ancora non sono noti i dettagli. Riportiamo qualche flash di comunicazioni raccolti da varie fonti:

“…si è capito che molte questioni strutturali che oppongono la Cina agli USA rimangono insolute e saranno oggetto di una Fase 2 di negoziazioni”, che si presume essere ben più difficile della prima fase.

“…la Cina si impegna a importare in 2 anni l’equivalente di 200 miliardi di dollari di prodotti USA in aggiunta ai 187 di base che sono stati importati nel 2017 e che si intendono già “impegnati” per il 20/21 e il 21/22 – cioè prima dell’inizio della “guerra” (di questi 200: 77,7 di beni manifatturieri, 52,4 di beni energetici, 37,9 di servizi e 32 di prodotti agricoli”

“…Da parte loro gli USA hanno ridotto al 7,5% (da 15%) i dazi su importazioni di prodotti cinesi per l’equivalente di 100 miliardi di dollari (in vigore dal 1/9/19). Ma rimane il dazio del 25% su importazioni di prodotti cinesi per l’equivalente di 250 miliardi di dollari”

“…il vice-premier cinese Liu ci teneva a precisare che l’acquisto da parte della Cina prodotti agricoli USA in 2 anni avverrà “in base alle condizioni del mercato”. (tutte di fonte Pellati e comunque in linea con altre due agenzia di lingua inglese)

A fronte di tale notizia il mercato di Chicago ha reagito in ribasso con la sola eccezione del grano e in effetti gli Usa hanno lasciato troppo tempo alla controparte per trovare o altre fonti e rimedi alle minacce USA e  ora bisognerà attendere per capire se la Cina avrà veramente bisogno di più merce, principalmente seme di soya.

Invece Goldman Sachs stima che gli acquisti di farina di soya aumenteranno in un intervallo dal 40 al 70% e li stima in 45 milioni di tonnellate per il 2020 e 55 milioni di tonnellate per il 2021.

Per il mercato domestico: il grano è in sensibile aumento e questo influenza l’orzo, mentre il mais sembra ricavarne un piccolo beneficio. All’origine è ancora leggermente rincarato, ma il mercato nazionale è ancora molto intasato da vecchi contratti ed esecuzioni tardive.

La situazione semi di soya e farine di soya, nel bimestre gennaio febbraio, risentiranno di mancati arrivi e ricoperture dall’estero per quanto successo in Argentina e questo sta incendiando il mercato interno che potrebbe quindi anche staccarsi da quanto potrà fare il mercato d’origine.

I cruscami hanno iniziato una lenta discesa, tengono invece polpe di bietola, buccette di soya e foraggi fibbrosi.

Per il mondo dei biodigestori si segnala una qualche disponibilità di mais in granella tossinato. La posizione delle farine e farinette sta quasi normalizzandosi. La famosa partita di grano destinata a tale settore è ancora nelle nebbie del porto di Ravenna e ora il venditore statunitense ha aggiunto al prezzo imposto anche un prefinanziamento della merce.

Indicatori internazionali 16 gennaio 2020
l’Indice dei noli è sceso a 768 punti, il petrolio sfiora i 58,00 $/bar  e l’indice di cambio €/$ segna 1,11496 (Hr. 8,30).

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