Il vuoto intorno e la mancanza dell’altro al tempo del #coronavirus

Il vuoto intorno e la mancanza dell’altro al tempo del #coronavirus

La libertà è la sorgente cristallina da cui discende la vita stessa dell’uomo che ha cavalcato le civiltà per approdare ai giorni nostri, trovandosi di fronte un limite al

quale non era abituata: un virus invisibile che arriva da un paese lontano e, in poco tempo, contagia la terra mobilizzando l’intera umanità verso una cambio di rotta repentino delle proprie abitudini e comportanti, dai contorni ancora incerti.

di Guido Zaccarelli Mirandola 19 marzo 2020 – Le persone da sempre sono state proiettate nel loro fare quotidiano, verso il nuovo che avanza, nella smisurata situazione di perdere ogni istante del tempo presente, pensando che solo il futuro possa soddisfare il desiderio di esistenza, lasciando al qui e ora il solo fare di esserci. Il tempo è l’unità di misura che scandisce la vita terrena e consegna nella mani dell’uomo la consapevolezza che il tutto è in divenire e nulla è mai fermo, e come sostiene Eraclito «è sostanza dell’essere e soggetta alla trasformazione».

Ciò che fino a qualche giorno prima era possibile, ora è vietato. Siamo di fronte a un cambiamento storico, di portata eccezionale, e di fronte alle differenze geografiche nessuna etica, religione o politica è in grado di giustificare ciò che il mondo in questo momento sta attraversando, perché come diceva Pascal «i costumi e i valori cambiano con tre gradi di latitudine, al di là o al di qua dei Pirenei».
Le civiltà che ci hanno preceduto, come quella attuale, e quelle che verranno dopo di noi, sono caratterizzate in forma ciclica da un inizio, da un periodo di massimo splendore per concludersi e diventare il punto di riferimento per la nascita della civiltà successiva, ognuna riflessa nei propri atteggiamenti e nei propri valori.
Può darsi che il contesto attuale, segni il confine storico di questa civiltà perché da questa ne discenda un’altra, distesa verso un minor individualismo economico e maggiormente orientata al valore della Persona e del bene comune.

L’agorà è sempre stato il luogo del confronto e della dialettica, ben espressa nell’arte della interazione tra le persone alla ricerca continua della verità, quella riflessione sociale a cui Platone ambiva durante i dialoghi per raggiungere, attraverso la filosofia, l’idea, quale meta finale della conoscenza.
Tommaso d’Aquino, nelle 5 vie, affermava che il livello della conoscenza umana è tale solo quando si arriva alla scoperta delle sue cause prossime e indica nel divenire, nella casualità, nel partire dal possibile e dal necessario, dai gradi di perfezione e dall’ordine inverso, le circostanze che danno origine all’autonomia della natura: «l’uomo come la natura è stata creata per essere autonoma».
Il luogo, il tempo e la dialettica sono i capisaldi per approdare all’altro, come meta finale della conoscenza che avviene attraverso l’interazione dialogica. Il vuoto e la mancanza sono gli occhi con i quali gli uomini intravedono gli sguardi altrui dietro la maschera che ogni giorno indossano quando escono al mattino di casa e salgono sul palcoscenico della vita quotidiana, per affrontare il mondo (il pubblico) sapendo di essere continuamente oggetto della soggettivazione del giudizio altrui. Come affrontare le luci della ribalta?.

Ervin Goffaman ha offerto al mondo il proprio sguardo, riportando in chiave drammaturgica la vita dell’uomo e affermando che: «l’uomo recita il personaggio del momento, indossando una maschera per interpretare ora il ruolo da protagonista o come personaggio di sfondo della scena in atto. Il problema nasce quando, travolto dall’abitudine, la trattiene anche quando è solo e in stretta relazione con se stesso».
La giornate sono sempre scandite all’insegna di una sana quotidianità e il tempo è ciclicamente vissuto tra il lavoro, la casa e il divertimento all’interno della propria comunità.
Il vuoto e la mancanza sono sotto gli occhi di tutti. L’uomo li impiega per osservare la realtà e l’ambiente circostante e per essere visto e riconosciuto nelle infinite dimensioni con le quali si presenta agli altri mondi, talvolta sconosciuti. Ed è in questo gioco di riflessi e di sguardi reciproci, che il vuoto e la mancanza diventano i punti di riferimento sui quali la solitudine edifica la sua presenza negli individui, che agisce favorendo il dialogo tra uomo e macchina e non tra uomo e uomo.

Le persone si ritrovano in luoghi pubblici, utilizzano mezzi pubblici, percorrono le strade delle città immersi nella tecnologia con lo sguardo perennemente riflesso nello schermo del proprio telefono. Tutt’introno il vuoto e la mancanza di adesione sociale. La presenza dell’altro è per dare senso al vuoto, per giustificare a se stessi che non si è soli ma in compagnia della solitudine.
Il senso di vuoto che si è creato negli individui, in relazione alla mancanza di libertà invocata dalle circostanze, ha reso evidente come la tecnologia offra all’uomo la possibilità di mantenere vivo il sistema delle relazioni andando a riempire il vuoto prodotto dalla solitudine della vita domestica. Ma questo non è sufficiente e come afferma la teoria dei gas di Boyle-Mariotte «se l’uomo riesce a comprimere la metà di un gas la pressione che si esercita sul contenitore aumenta del doppio».

Questo a dire che, il perdurare del divieto sulla mancata disponibilità dell’uomo a gioire del senso di libertà, avrà effetti sullo Spirito umano, dal greco pneuma, soffio, che si sentirà compresso come un gas e incapace di riempire la mancanza di vuoto che si è creata tutto intorno.

Qui nasce forte il paradosso, da un lato le persone desiderano vivere continuamente immersi nella comunità reale ma costantemente assorti a dialogare con la tecnologia e isolati dalla realtà circostante. Dall’altro, quando la comunità reale viene a mancare, a seguito di una privazione della libertà, ecco nascere forte il desiderio dell’incontro reale, per colmare il vuoto apparso all’improvviso e senza un perché.
La tecnologia diventa lo strumento per eccellenza che consente di mantenere il filo conduttore con la comunità reale nella speranza che il tempo dedicato ai dialoghi renda consapevole l’uomo che, una volta terminata la pandemia, sia vivido in tutti il desiderio di incrociare gli sguardi e i sorrisi delle persone con le quali si condivide il proprio tempo.

Era necessario incontrare il CoVid-19 per riportare gli uomini a condividere i valori dello stare insieme e del vivere le giornate immerse al tempo presente?

Nasce l’esigenza di una presa cosciente dell’uomo posto in relazione al mutamento dei paradigmi invocati dal momento attuale, che diventano essenziali per riportare la sua idea di centralità all’interno di un nuovo mondo, dove comprendere il valore dell’altro posto in relazione con se stesso.

 

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CURRICULUM – Guido Zaccarelli, è docente di informatica, giornalista, saggista, consulente aziendale e collaboratore redazionale di Gazzetta dell’Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d’impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell’Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente a contratto di informatica presso l’Università di Modena Reggio.
Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) – La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) – Finestre di casa nostra (2013) – Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)