L’Unità, fallita! 

L’Unità, fallita! 

Il riferimento ovviamente non è al noto quotidiano della sinistra, peraltro sincero nella sua posizione di parte, ma all’unità tanto invocata dal Presidente della Repubblica.

Ma tra balle e cose non dette l’unità politica non si trova. A rischio anche quella tra nord e sud. 

 

Di Lamberto Colla 26 aprile 2020 – 65esimo giorno dell’anno 1 dell’era  COVID-19 e 46° pandemico – domenica –  Il Presidente Sergio Mattarella non perde occasione per invocare l’unità, almeno per sconfiggere il comune nemico dal nome di un videogioco: Covid-19. 

 

Ma niente da fare. Tra balle raccontate da ogni schieramento a piccoli e grandi tradimenti consumati all’interno sia dell’opposizione sia della compagine governativa, tutto prosegue nel segno del caos, nella incertezza e nelle promesse mai mantenute e smentite a poche ore di distanza. 

 

Irresponsabili! Fa bene il Presidente Mattarella a richiamare, ma dovrebbe essere più incisivo, meno pacato nei suoi interventi verso gli uni e gli altri, richiamando all’ordine anche l’esercito di consulenti raramente d’accordo tra loro ma molto attratti dalla TV e dai media in genere, magari  capaci di inventarsi qualche fake news da smontare, anche se era stata in precedenza una verità di un suo collega o della sua stessa precedente vita.  

 

Ormai si stanno raggiungendo limiti che potrebbero risultare pericolosi da valicare tra distanze sociali, distanze siderali tra politica e popolo, e ormai anche tra nord e sud.

Il Covid sta facendo uscire il peggio da tutti. Dal governatore campano che chiuderà ai veneti e lombardi al Feltri di Bergamo che provoca con la teoria della mancata diffusione al sud del covid-19 conseguenza dalla inoperosità della gente meridionale.  

 

Infine, se si aggiunge che a colpo d’occhio, e non solo, il governo della emergenza è a trazione “posteriore” (Conte, Arcuri, Colao &C.) il gioco è fatto e lo sforzo di Giuseppe Garibaldi potrebbe presto venir meno, soprattutto se dovesse passare l’ipotesi del commissariamento della Lombardia. 

 

Utile sarebbe invece che i tanti piloti della barca facessero un esame di coscienza e cominciassero a tacere e ad ascoltare molto di più il popolo e il loro Presidente Sergio Mattarella di cui riportiamo il discorso di ieri. 

 

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del 25 aprile ha inviato il seguente messaggio: 

  

«Nella primavera del 1945 l’Europa vide la sconfitta del nazifascismo e dei suoi seguaci. 

  

L’idea di potenza, di superiorità di razza, di sopraffazione di un popolo contro l’altro, all’origine della seconda guerra mondiale, lasciò il posto a quella di cooperazione nella libertà e nella pace e, in coerenza con quella scelta, pochi anni dopo è nata la Comunità Europea. 

  

Oggi celebriamo il settantacinquesimo anniversario della Liberazione, data fondatrice della nostra esperienza democratica di cui la Repubblica è presidio con la sua Costituzione. 

  

La pandemia del virus che ha colpito i popoli del mondo ci costringe a celebrare questa giornata nelle nostre case. 

  

Ai familiari di ciascuna delle vittime vanno i sentimenti di partecipazione al lutto da parte della nostra comunità nazionale, così come va espressa riconoscenza a tutti coloro che si trovano in prima linea per combattere il virus e a quanti permettono il funzionamento di filiere produttive e di servizi essenziali. 

  

Manifestano uno spirito che onora la Repubblica e rafforza la solidarietà della nostra convivenza, nel segno della continuità dei valori che hanno reso straordinario il nostro Paese. 

  

In questo giorno richiamiamo con determinazione questi valori. Fare memoria della Resistenza, della lotta di Liberazione, di quelle pagine decisive della nostra storia, dei coraggiosi che vi ebbero parte, resistendo all’oppressione, rischiando per la libertà di tutti, significa ribadire i valori di libertà, giustizia e coesione sociale, che ne furono alla base, sentendoci uniti intorno al Tricolore. 

  

Nasceva allora una nuova Italia e il nostro popolo, a partire da una condizione di grande sofferenza, unito intorno a valori morali e civili di portata universale, ha saputo costruire il proprio futuro. 

  

Con tenacia, con spirito di sacrificio e senso di appartenenza alla comunità nazionale, l’Italia ha superato ostacoli che sembravano insormontabili. 

  

Le energie positive che seppero sprigionarsi in quel momento portarono alla rinascita. Il popolo italiano riprese in mano il proprio destino. La ricostruzione cambiò il volto del nostro Paese e lo rese moderno, più giusto, conquistando rispetto e considerazione nel contesto internazionale, dotandosi di antidoti contro il rigenerarsi di quei germi di odio e follia che avevano nutrito la scellerata avventura nazifascista. 

  

Nella nostra democrazia la dialettica e il contrasto delle opinioni non hanno mai, nei decenni, incrinato l’esigenza di unità del popolo italiano, divenuta essa stessa prerogativa della nostra identità. E dunque avvertiamo la consapevolezza di un comune destino come una riserva etica, di straordinario valore civile e istituzionale. L’abbiamo vista manifestarsi, nel sentirsi responsabili verso la propria comunità, ogni volta che eventi dolorosi hanno messo alla prova la capacità e la volontà di ripresa dei nostri territori. 

  

Cari concittadini, la nostra peculiarità nel saper superare le avversità deve accompagnarci anche oggi, nella dura prova di una malattia che ha spezzato tante vite. Per dedicarci al recupero di una piena sicurezza per la salute e a una azione di rilancio e di rinnovata capacità di progettazione economica e sociale. A questa impresa siamo chiamati tutti, istituzioni e cittadini, forze politiche, forze sociali ed economiche, professionisti, intellettuali, operatori di ogni settore. 

  

Insieme possiamo farcela e lo stiamo dimostrando. 

  

Viva l’Italia! Viva la Liberazione! Viva la Repubblica!»   

  

  

  

Roma, 25/04/2020