Lo “zampino” della Corte Costituzionale tedesca sull’operato UE.

Lo “zampino” della Corte Costituzionale tedesca sull’operato UE.

Giusto per non far mancare nessun elemento utile al mantenimento della caotica situazione UE nel bel mezzo di una pandemia, ci si mette anche la Corte Costituzionale tedesca a imporre chiarimenti sull’operato della BCE e le modalità di intervento atte a contrastare gli effetti pandemici. 

Di Lamberto Colla 10 maggio 2020 – 79esimo giorno dell’anno 1 dell’era  COVID-19 e 60° pandemico – domenica-

E’ proprio vero che le situazioni di stress portano a emergere i grandi fattori positivi e il loro opposto. 

Dalla parte dei “buoni” sicuramente ci stanno le popolazioni e tra queste spiccano il personale sanitario e i volontari, mentre all’opposto si sono guadagnati il podio più alto i vertici dei vari paesi, capaci di dare dimostrazione di arroganza e perciò subito puniti dal Covid-19, con Zingaretti e Johnson che ne hanno fatto le spese in prima persona tra l’ilarità collettiva.

Una pandemia totalmente tralasciata dalla casa comune europea; quell’UE che sino a febbraio ha messo il becco in ogni azione di ciascun governo, Italia in particolare, mentre di fronte al più grave pericolo  globale dopo la seconda guerra mondiale si è data alla latitanza lasciando a ogni Stato la libertà di agire secondo sentimento al punto tale, che persino il proverbiale indisciplinato italiano è diventato un modello da seguire.

Dopo insistenze su insistenze, provenienti da Giuseppe Conte, al quale gliene va dato atto e merito, gli organismi dell’Unione Europea hanno iniziato a cercare una quadra comune, ovviamente dal punto finanziario e nient’altro, mettendosi a discutere su un MES “più “tollerante” con ridotte obbligazioni nei confronti degli Stati che ne dovessero fruire (E’ da verificare la portata di una clausola che consentirebbe alla Commissione di richiedere il rientro immediato del prestito allo Stato impegnato) e poi sul Recovery Fund e infine anche su un nuovo intervento “bazooka” della BCE.

Quando tutto sembrava iniziare a prendere  una strada ragionevole e condivisibile, ecco che sulla labile “pace” interviene la Corte Costituzionale tedesca a scompigliare ancora le carte.

Con la sentenza dello scorso 5 maggio la Corte Costituzionale tedesca, intervenendo a gamba tesa su questioni che non la riguardano, ha concesso tre mesi alla BCE per spiegare le ragioni del suo programma di acquisto di titoli di stato, creando in questo modo un pericoloso precedente che potrebbe ulteriormente minare la fragile coesione tra “alleati”, sempre meno splendidi.

La BCE non avrà difficoltà a rispondere e giustificare il proprio operato, basterà che vada a rispolverare le centinaia di pubblicazioni, commenti interviste e studi per spiegare i ragionamenti economici che stanno dietro alle sue scelte.  Non c’è rischio quindi che il supremo tribunale tedesco metta in atto la sua minaccia: ordinare alla Bundesbank, di ritirarsi dal programma di acquisto titoli, un gesto senza precedenti che avrebbe conseguenze imprevedibili.

Ma se questo non accadrà, con la pubblicazione di una simile sentenza, la Germania ha di fatto aperto la strada alla potenziale incondizionata ribellione alla gerarchia dell’Unione Europea, rischiando di mettere definitivamente la pietra tombale su una UE che stenta a ritrovare la strada maestra che fu lastricata dai suoi padri fondatori.

Le prime voci ad alzarsi con violenza contro gli alleati di ferro tedeschi sono stati proprio i francesi.

In sincrono ma in modo indipendente il ministro Le Maire e il Governatore Villeroy respingono la sentenza della Corte tedesca di Karlsruhe definendola un “Attacco inutile e pericoloso, solo Bce e Corte Ue possono giudicare”. 

Le Maire insiste sul punto: “E’ importante ricordare l’indipendenza della Bce, che è sola nel giudicare ciò che è necessario in termini di condotta della politica monetaria”. Infine ricorda che opera sotto la supervisione “della Corte di Giustizia europea al servizio degli interessi dei Paesi membri”. 

Toni meno duri sono stati utilizzati da Giuseppe Conte che ha ricordato come “l’indipendenza della Bce è il fulcro dei trattati e nessuna Corte costituzionale può dirle cosa può o non può fare”. Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri invece ha oltremodo minimizzato all’inverosimile sostenendo che  “La sentenza sulla Bce non ha conseguenze pratiche”.

Invece le conseguenze pratiche ci saranno perché la sentenza tedesca lancia nuove e oscure ombre sulla gestione politica della intera Unione Europea proprio nel momento di maggior crisi tra i rappresentanti degli stati membri ma anche tra le istituzioni e le popolazioni, queste ultime sempre più radicalizzate verso posizioni antieuropeiste.

Questi nostriSplendidi Alleati” trovano sempre l’occasione buona per non smentirsi.

“Andrà tutto bene… o quasi” 

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