Avanti tutta, in ordine sparso! Branca, Branca, Branca… Leon, Leon Leon… Ehhhh HOP!

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Finalmente siamo ormai prossimi alla fase tre, quella del rilancio, e l’ordine sarà “fate un po’ come volete per salvarvi, noi continueremo incensarci e a multarvi”.  Intanto in 3 mesi chiuse 11.000 aziende e entro il 2020 potrebbero essere 100.000 secondo una stima di CGIA di Mestre. E intanto…

Chi l’ha visto Colao?

Di Lamberto Colla 24 maggio 93esimo giorno dell’anno 1 dell’era  COVID-19 e 74° pandemico – domenica

 Il super manager venuto da Vodafone è stato per caso colpito e Colao a Picco?

L’uomo della provvidenza, quello che avrebbe dovuto pianificare la ripresa, a capo di quasi una ventina di task force e circa 450 professionisti, dopo il pomposo annuncio della sua presa in carico durante i giorni del picco della malattia, non se ne è saputo più nulla.

Ma Colao non era stato chiamato proprio per pianificare la ripresa economica del Paese, quello che dal 18 maggio prima e poi dal 3 giugno avrebbe dovuto dettare le leggi, o meglio distribuire le ricette, per far decollare nuovamente le imprese, gli artigiani, più in generale tutto quel tessuto economico che aveva fatto l’Italia e portata a essere la 5° potenza economica del mondo?

Bei tempi quelli!

Probabilmente è rimasto blindato nella sua Londra a pianificare progetti e a condurre smart meeting in teleconferenza.

Insomma, ormai dovremmo riuscire a vedere i frutti di tutto questo gran lavoro di Colao and Company.

Mi auguro che i primi frutti del lavoro non siano i confusi protocolli disposti per le aperture dei negozi e degli altri esercizi commerciali che dal 18 maggio hanno potuto riaprire le saracinesche.

4 metri quadrati per tavolo e poi, dopo le proteste, diventati 2 metri lineari, le autocertificazioni d’essere congiunti o affini da rilasciare al ristoratore per poter godere di un tavolo senza divisori, disposizione anch’essa cancellata dopo le proteste e così via. L’ultima in ordine di tempo sarebbe l’‘apertura, approntata in fretta e furia, delle frontiere a partire già dal 3 giugno, giorno che era stato stabilito per rifare l’unità d’Italia, dopo che la Germania aveva annunciato la sottoscrizione di accordi bilaterali con Croazia e Grecia (Paese dal quale si è impadronita di tutti gli aeroporti grazie al lavoro della Troika) per mandare i propri cittadini in ferie bypassando Italia e Spagna e aprendo il corridoio anche a favore, guarda caso, di Danimarca, Austria, Olanda e gli altri Paesi che non intendono agevolare l’Italia con dotazioni finanziarie a fondo perduto.

Per fortuna c’è anche la Francia che ha necessità di un aiutino e allora, molto probabilmente, il “Recovery Fund” proposto dai cugini transalpini in alternativa ai Corona-Bond, forse potrà venire accolto nella sua forma originale, ovvero a fondo perduto e non a prestito come vorrebbero i nordici .

Giusto per rimarcare chi comanda, Merkel e Macron hanno fatto la comunicazione congiunta relativamente alla proposta d’accordo sottolineando che “in Europa non c’è accordo” se prima non passa tra Germania e Francia.

Così, quando tutto è stabilito, quando il nostro turismo verrà massacrato con il corridoio preferenziale che passerà per Croazia e Grecia, ecco che il 3 giugno si apriranno tutte le frontiere, tutti gli aeroporti, e improvvisamente i tassi di contagio regionali si sono abbattuti e di colpo sembra che siamo quasi immuni da covid-19, salvo ricordare quotidianamente che in autunno avremo una seconda e più pesante ondata di ritorno, che il Virus è cambiato (non è che per caso invece hanno imparato a curarlo a differenze dei primi due mesi che, con l’ossigenazione forzata venivano aggravate le condizioni di coloro che avevano problemi cardiaci in corso, posto che il coronavirus è stato accertato attaccare molti organi e solo per ultimo i polmoni?), e della pericolosità dei comportamenti dei giovani che, dopo tre mesi di isolamento, si son presi un aperitivo di gruppo e ora rischiano di prendere il posto dei runner, quei pericolosi untori che nella Fase 1  avevano messo a rischio la campagna d’isolamento e perciò costantemente perseguitati sui social e sui media convenzionali, utili comunque a alimentare il clima di tensione e paura, indispensabili al congelamento forzato di ogni attività.

Di Vittorio Colao, il supermanager al quale erano state affidate le sorti della ripresa, non si sa più nulla.

Indiscrezioni giornalistiche lo danno in disarmo e pare che nella riunione in videoconferenza con Palazzo Chigi di venerdi 15 giugno, abbia in sostanza espresso un pensiero del tipo: perché mi avete chiamato? Sapete che c’è? Finiamola qui. A fine mese chiudiamo con questa farsa.

E così, spazientito Conte che di Colao ne avrebbe fatto a meno sentendolo più come un “tutor” infiltrato dal Quirinale, a Colao è stata riservata la stessa attenzione che è stata riservata all’opposizione e ai giornalisti che tentavano di fare chiarezza sui tanti punti oscuri delle mosse del Governo, capace invece di auto celebrarsi, un giorno si e un giorno no.

E allora avanti tutta, in ordine sparso.

Stagione balneare anticipata, si fa per dire, bar e ristoranti e aeroporti aperti e … ops i bambini, dove li mettiamo?

No dei bambini e degli studenti ne parleremo, non possiamo mica riempirli come un imbuto…!

Insomma se le cose non vanno come dovrebbero la colpa è di altri. Colpa delle banche se i finanziamenti non arrivano, dell’INPS se a non arrivare sono le provviste per la cassa integrazione ordinaria e in deroga, degli speculatori nazionali e internazionali se le mascherine non si trovano, del contagio è invece colpa dei runner e dei giovani goduriosi mentre al contrario il Governo farà, disporrà … con il collaudato metodo dell’azzeccagarbugli, ha emanato un decreto di 266 articoli ,che necessita, per essere messo in funzione, di ben 98 decreti applicativi.

Se andrà tutto bene nel 2021, quando la nuova versione covid-20, ben più aggiornata, sarà messa in commercio gratuitamente, come fece Bill Gates quando lanciò il suo programma operativo DOS che, a forza di essere copiato e hakerato, divenne il sistema imperante sui computer di tutto il mondo, potremo vedere i frutti del Decreto Rilancio (un tempo decreto aprile), ma a quel tempo molte imprese non ci saranno più. “Nei primi 3 mesi di quest’anno, dichiara la CGIA di Mestre,  il numero complessivo delle imprese artigiane presente in Italia è sceso di 10.902 unità, un dato negativo, tuttavia in linea con quanto registrato nello stesso arco temporale dei 3 anni precedenti (vedi Tab.1). Il peggio, dovrebbe purtroppo sopraggiungere nei prossimi mesi, quando l’effetto economico negativo del Covid si farà sentire con maggiore intensità”.

Quasi 11.00 aziende perdute in soli tre mesi e il 40% degli aventi diritto il 18 maggio scorso non hanno avuto il coraggio di riaprire temendo per i maggiori oneri certi in contrapposizione degli incerti ricavi.

E allora avanti tutta! Come al solito si farà presa sulle infinite risorse degli italiani, sulla loro capacità imprenditoriale e creatività, per poi farsi belli e andare a rastrellare i tanto sudati guadagni.

Mi auguro che il Presidente Mattarella, a fine emergenza, faccia i conti per conto di tutti gli italiani e i loro sacrifici, facendo ingoiare, ai vari scienziati al governo e ai microfoni delle cliniche piuttosto che al comando di inutili quanto incapaci task force, la loro arrogante incapacità.

Meglio che ci pensi Mattarella a fare giustizia, perché in caso contrario in molti ormai potrebbero anche essersi rotti le p…e di tutti quanti e allora … in do ciàp a ciàp!

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con il Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte in occasione del giuramento
(foto di Francesco Ammendola – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

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