Aperta in ritardo la pesca al tonno.

Aperta in ritardo la pesca al tonno.

Sorpresa, certi alti magistrati sono collusi e strumentali ai partiti, schermati dalla indipendenza della magistratura che invece è riuscita a togliere lo scudo ai parlamentari i quali, almeno in teoria e sino a conclusione del mandato, avrebbero dovuto anch’essi godere di questo sacrosanto principio. Già nel 1985 Francesco Cossiga mandò un Generale di Brigata dei carabinieri alla sede dell’ANM e nel 2008 intervenne in diretta TV  per “patolare” Luca Palamara intervistato da Maria Latella sulle dimissioni di Mastella dal Governo Prodi (da ascoltare). Ma che sorpresa!

 

Di Lamberto Colla Parma, 31 maggio 100esimo giorno dell’anno 1 dell’era  COVID-19 e 81° pandemico – domenica

Il Presidente della Repubblica e, ricordiamolo, Presidente anche del CSM Sergio Mattarella ha sottolineato “il grave sconcerto e la riprovazione per quanto emerso, non appena è apparsa in tutta la sua evidenza la degenerazione del sistema correntizio e l’inammissibile commistione fra politici e magistrati”, e ancora, in un altro passaggio del discorso alla sede del CSM, “sollecitato modifiche normative di legge e di regolamenti interni per impedire un costume inaccettabile quale quello che si è manifestato, augurandosi che il Parlamento provvedesse ad approvare una adeguata legge di riforma delle regole di formazione del CSM” (in calce il testo completo della nota del Quirinale).

L’antefatto è ovviamente riferito alla divulgazione di messaggini  e colloqui tra Luca Palamara, già presidente di ANM (Associazione Nazionale Magistrati) e componente del CSM (Consiglio Superiore della Magistratura) con altri suoi colleghi ai quali indicava la necessità di “attaccare Salvini” nonostante non vi fossero i presupposti legali per farlo. 

Già, perché secondo il costrutto giuridico che si è instaurato nell’Italia post “Mani Pulite”, la giustizia non si ottiene con la sentenza definitiva bensì con la raccolta di indizi. Una giustizia forcaiola ben sostenuta da certi movimenti (M5S) e da non pochi giornalisti e testate giornalistiche funzionali alla costruzione e divulgazione di una “verità” alternativa alla realtà. Si potrebbero chiamare fake news ma visto che sono elaborate da editori “seri” non possiamo, sono solo falsità spudoratamente funzionali anche a  stravolgere l’ordine costituito.

 “Verità” funzionali a animare un popolo che se proprio si sforza legge i titoli dei giornali e che delle proprie difficoltà trova lenimento solo pensando che alcuni privilegiati possano trascorrere almeno qualche ora in galera o, in alternativa alla carcerazione, destinato ai servizi sociali. Non importa se da innocenti. Non importa se avranno la vita sociale e familiare distrutta, non importa se faranno fuori il proprio patrimonio per difendersi, piccolo o grande che fosse ma si presume frutto di lavoro e impegno, non importa tutto questo, importa che a quel posto vada un altro della nuova emergente parte politica che metterà le cose a posto… o forse no!

 Se all’epoca di Mani Pulite si poteva, almeno per un certo periodo, sperare che certi interventi della magistratura avrebbero potuto ripristinare una nuova etica nella politica italiana, oggi dobbiamo invece ancora sopportare questa arrogante presunzione di colpevolezza che ha soffocato definitivamente  la legittima presunzione di innocenza.

 Se qualcuno avesse ancora dei dubbi sull’affermazione precedente, consigliamo l’ascolto di alcuni passaggi di  Piercamillo Davigo a Piazza Pulita del 29 maggio 2020 -( https://www.la7.it/piazzapulita/video/davigo-lerrore-italiano-e-stato-quello-di-dire-sempre-aspettiamo-le-sentenze-29-05-2020-327607 -) il quale tutt’ora, con la solita e convinta veemenza, sostiene che “L’errore italiano è stato quello di dire sempre: “Aspettiamo le sentenze”. Se invito a cena il mio vicino di casa e lo vedo uscire con la mia argenteria nelle tasche, non devo aspettare la sentenza della Cassazione per non invitarlo di nuovo”.

 Insomma per il famoso PM, come da lui stesso confermato, a fare prova sono gli indizi e perciò, secondo il suo teorema, le sentenze sarebbero solo delle appendici inutili.

Infatti, grazie a indizi, spesso creati a arte o, nella migliore delle ipotesi raccolti in modo errato o esposti in modo decontestualizzato, moltissimi innocenti hanno sono stati ospiti delle patrie galere,  hanno avuto la vita professionale distrutta, e quella sociale di conseguenza.

Per fortuna è anche giustizia il terzo grado di giudizio, stadio nel quale la maggior parte dei processi terminano con l’assoluzione.

Una assoluzione spesso tardiva che, riportiamo l’esempio di Enzo Tortora ma come lui tanti altri, sono stati logorati nel fisico, con una durata della vita enormemente accorciata e quella vissuta non è stata certamente serena né tantomeno felice, per loro e i loro affetti. Ricordiamo che circa il 45% delle pronunce di primo grado è modificato in secondo, in modo parziale o con un ribaltamento dell’esito iniziale

Un approccio forcaiolo alla giustizia che non è di un Paese civile. Non è nemmeno di un Paese che vorrebbe modernizzarsi e dove la evasione  (tanto falsamente combattuta) la si ricerca nella imprenditoria, prevalentemente quella piccola, pur sapendo che altro non è che la conseguenza diretta dell’alto tasso di corruzione, sia in ambito politico che negli organismi tecnici al servizio dell’apparato statale, dove i cittadini sono le vittime, prima dei corrotti poi dei loro uffici che li perseguitano nel tentativo di dimostrare una evasione funzionale a alimentare gli ingordi allocati nelle loro stesse stanze.

Cominciate a pulirvi in casa e vedrete che l’evasione si ridurrà e molto meno “liquido” circolerà per oliare gli ingranaggi statali.

 Tornando a bomba al caso Palamara, che alla fine è la summa di tutte le distorsioni, già nel 1985  Francesco Cossiga aveva mandato un generale di Brigata dei Carabinieri nella sede della ANM accusandoli di eversione. A ricordarlo è stato Paolo Guzzanti dalle colonne del “Riformista” del 29 novembre 2019 . “Ma certo che mandai i carabinieri!”. Mi disse Cossiga – scrive Paolo Guzzanti – quando diventammo amici: “Mandai un generale di brigata con un reparto antisommossa, pronti a irrompere nel palazzo dei Marescialli”. Oggi fa impressione riascoltare nelle registrazioni la voce del “matto” Cossiga quando attaccava lo strapotere di alcuni magistrati e lo faceva spavaldamente come un Cyrano de Bergerac, odiato da tutti nel 1985 – trentaquattro anni fa – quando invece aveva ragione. Il Consiglio superiore della magistratura si è recentemente infangato con l’inchiesta di Perugia che ci ha fatto assistere in diretta al mercato delle procure, alla vendita del diritto.Tutto già parte di un vizio d’origine contro cui oggi pochi hanno il fegato di combattere. Cossiga mi aveva invitato a fare colazione al Quirinale”.

Sempre dal “Riformista” è invece dei giorni scorsi la dura presa di posizione del direttore Sansonetti (certamente non è un uomo di destra) il quale accusa che, dalle carte dell’inchiesta di Perugia sul caso Palamara, sarebbe emersa una “giornalistopoli” della quale, però, nessuno parla, così come denuncia  quello che ha definito “silenzio assoluto” sulle indagini che riguardano da vicino il mondo della magistratura .

Memorabile nel 2008 (vedi video) è stato l’intervento di Francesco Cossiga entrando, telefonicamente a gamba tesa, in diretta TV mentre la giornalista Maria Latella intervistava Luca Palamara in merito alla vicenda di Clemente Mastella, dimissionario dal Governo Prodi aggredendo con gran ferocia Luca Palamara, comodamente seduto a rispondere autorevolmente alle domande della giornalista. “Un magistrato che non capisce nulla di diritto o è molto spiritoso. La faccia da intelligente non ce l’ha assolutamente. Si chiama Palamara come il tonno, io ho fatto politica per 50 anni e vuole che non riconosco uno dalla faccia, mi diverte se mi querela. Lei si chiama Palamara e ricorda benissimo l’ottimo tonno che si chiama Palamara…”.  Val  la pena di ascoltare tutto l’inquietante intervento di Francesco Cossiga per comprendere quanto fosse stato preveggente il Presidente emerito, quello stesso che mandò il Generale di Brigata alla sede di ANM nel 1985.

Lo stesso Sindaco di Napoli e ex magistrato, De Magistris, nelle ultime ore si è anche lui tolto un sassolino, dichiarando che “andavo bene quando parlavo di Berlusconi” a conferma di come certa magistratura, per fortuna non la maggioranza che comunque è rimasta silenziosa,  potesse scorrazzare nei corridoi della politica utilizzando impunemente le procedure per bloccare iniziative politiche di rappresentanti del popolo legittimamente eletti.

Il sindaco di Napoli, a Non è L’Arena, ha infatti sferrato un vero e proprio attacco a Giorgio Napolitano e Nicola Mancino, colpevoli – a suo dire – di averlo allontanato da inchieste bollenti quando il primo sedeva al Quirinale e il secondo presiedeva il Csm. “Fui allontanato per volere di Napolitano e Mancino. Il CSM, Napolitano e Mancino mi hanno fatto fuori, perché fino a quando indagavo su Berlusconi, mi facevano l’applauso; come cominciai ad indagare a sinistra, mi dissero: ma che fai, indaghi pure a sinistra? Io fui spostato, i corruttori li lasciarono in Calabria”.

Un vaso di Pandora che si è scoperchiato che però non ha ancora guadagnato l’appeal che merita sui giornali.

Chissà come mai!

La pesca è stata aperta ma molto probabilmente le reti resteranno impigliate sul fondo roccioso.

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A seguire la Nota dell’Ufficio Stampa della Presidenza della Repubblica sulle vicende inerenti al mondo giudiziario 

«In riferimento alle vicende inerenti al mondo giudiziario, assunte in questi giorni a tema di contesa politica, il Presidente della Repubblica ha già espresso a suo tempo, con fermezza, nella sede propria – il Consiglio Superiore della Magistratura – il grave sconcerto e la riprovazione per quanto emerso, non appena è apparsa in tutta la sua evidenza la degenerazione del sistema correntizio e l’inammissibile commistione fra politici e magistrati.

 Il Presidente della Repubblica ha, in quella stessa sede, sollecitato modifiche normative di legge e di regolamenti interni per impedire un costume inaccettabile quale quello che si è manifestato, augurandosi che il Parlamento provvedesse ad approvare una adeguata legge di riforma delle regole di formazione del CSM.

Una riforma che contribuisca – unitamente al fondamentale e decisivo piano dei comportamenti individuali – a restituire appieno all’Ordine Giudiziario il prestigio e la credibilità incrinati da quanto appare, salvaguardando l’indispensabile valore dell’indipendenza della Magistratura, principio base della nostra Costituzione.

Per quanto superfluo va, peraltro, chiarito che il Presidente della Repubblica si muove – e deve muoversi – nell’ambito dei compiti e secondo le regole previste dalla Costituzione e dalla legge e non può sciogliere il Consiglio Superiore della Magistratura in base a una propria valutazione discrezionale.

Il CSM, a norma della Costituzione, conclude il suo mandato dopo quattro anni dalla sua elezione e può essere sciolto in anticipo soltanto in presenza di una oggettiva impossibilità di funzionamento, condizione che si realizza, in particolare, ove venga meno il numero legale dei suoi componenti. Qualora ciò avvenisse il Presidente della Repubblica sarebbe obbligato dai suoi doveri costituzionali a convocare, entro un mese, nuove elezioni dell’intero organo, ovviamente secondo le regole vigenti per la sua formazione.

 L’attuale CSM, rinnovatosi in parte nella sua composizione, non si trova in questa condizione ed è impegnato nello svolgimento della sua attività istituzionale.

Se i partiti politici e i gruppi parlamentari sono favorevoli a un Consiglio Superiore della Magistratura formato in base a criteri nuovi e diversi, è necessario che predispongano e approvino in Parlamento una legge che lo preveda: questo compito non è affidato dalla Costituzione al Presidente della Repubblica ma al Governo e al Parlamento.

Governo e Gruppi parlamentari hanno annunziato iniziative in tal senso e il Presidente della Repubblica auspica che si approdi in tempi brevi a una nuova normativa. Risulterebbe, peraltro, improprio un messaggio del Presidente della Repubblica al Parlamento per sollecitare iniziative legislative annunciate come imminenti. Al Presidente della Repubblica competerà valutare la conformità a Costituzione di quanto deliberato al termine dell’iter legislativo, nell’ambito e nei limiti previsti per la promulgazione. 

Per quanto attiene alla richiesta che il Presidente della Repubblica si esprima sul contenuto di affermazioni fatte da singoli magistrati contro esponenti politici va ricordato che, per quanto gravi e inaccettabili possano essere considerate, sull’intera vicenda sono in corso un procedimento penale e diversi procedimenti disciplinari e qualunque valutazione da parte del Presidente della Repubblica potrebbe essere strumentalmente interpretata come una pressione del Quirinale su chi è chiamato a giudicare in sede penale o in sede disciplinare: la giustizia deve fare il suo corso attraverso gli organi e secondo le regole indicate dalla Costituzione e dalle leggi.

 È appena il caso di ricordare, infine, che un eventuale scioglimento del Consiglio Superiore della Magistratura comporterebbe un rallentamento, dai tempi imprevedibili, dei procedimenti disciplinari in corso nei confronti dei magistrati incolpati dei comportamenti resi noti, mettendone concretamente a rischio la tempestiva conclusione nei termini previsti dalla legge.

In merito alle vicende che hanno interessato la Magistratura, il Presidente della Repubblica, come ha già fatto in passato, tornerà a esprimersi nelle occasioni e nelle sedi a ciò destinate, rimanendo estraneo a dibattiti tra le forze politiche e senza essere coinvolto in interpretazioni di singoli fatti, oggetto del libero confronto politico e giornalistico».

Roma, 29/05/2020

 

LINK:

https://www.ildubbio.news/2020/01/29/radicali-italiani-ora-diteci-quante-condanne-sono-ribaltate-in-appello/

https://www.ilmessaggero.it/primopiano/politica/berlusconi_anziani_centro_servizi_sociali_dalema-372650.html

https://www.la7.it/piazzapulita/video/davigo-lerrore-italiano-e-stato-quello-di-dire-sempre-aspettiamo-le-sentenze-29-05-2020-327607

https://www.ilriformista.it/rimpiangere-cossiga-ma-certo-che-mandai-i-carabinieri-a-palazzo-dei-marescialli-pronti-ad-irrompere-16389/ 

https://www.ilriformista.it/magistratopoli-si-allarga-a-macchia-dolio-e-coinvolge-i-giornalisti-al-soldo-dei-servizi-segreti-102761/?refresh_ce

Cossiga-Palamara https://youtu.be/IkXVc6nIL_8

 

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