Le verità nascoste della busta arancione

Le verità nascoste della busta arancione

Di Mario Vacca Parma 4 ottobre 2020 – Negli scorsi giorni è emersa sui quotidiani nazionali la notizia dell’aumento dello stipendio del presidente dell’Inps e naturalmente da più parti è giunto un segno di sdegno non tanto per il fatto in se per se quanto per il delicato momento in cui avviene. Si tratta effettivamente di un caso politico giacché trattasi di una decisione presa dal Ministro del Lavoro – che vigila istituzionalmente sull’Inps – e dal Ministro dell’Economia, provvedimento che adegua anche i compensi di altri consiglieri e dell’intero CdA. Parrebbe che la copertura finanziaria di tali adeguamenti provenga dall’eliminazione della busta arancione e dalle relative spese postali. Nell’intento dell’allora presidente Tito Boeri, consapevole della delusione previdenziale a cui sarebbero andati incontro molti lavoratori e del problema sociale legato all’insufficienza delle pensioni, l’Istituto avrebbe dovuto recapitare la busta arancione – inizialmente ai lavoratori del settore privato –   affinché ciascuno si rendesse conto – con le nuove normative – quando e con che assegno sarebbe andato in pensione; A detta dello stesso Boeri, stando al modello statistico-previdenziale dell’istituto – chi è nato negli anni ottanta – versando quindi con il metodo puramente contributivo – una volta ritirato dal mondo del lavoro incasserebbe un assegno “Light” non congruo alle vecchie aspettative e sicuramente ad affrontare un adeguato tenore di vita.

Il documento avrebbe fornito informazioni sul ‘montante contributivo’, ovvero su quanti soldi il lavoratore avrebbe versato per la pensione; da questa cifra, il documento avrebbe indicato anche una stima dell’assegno pensionistico lordo. Naturalmente si sarebbe trattato di una previsione calcolata con il montante ed alcuni indicatori economici (Pil e inflazione). L’altra informazione contenuta sarebbe stato il cosiddetto ‘tasso di copertura’, ovvero il confronto della pensione rispetto all’ultima paga ricevuta, giusto per avere un’idea del tenore di vita futuro del lavoratore.

Accantonato quindi il vecchio metodo, l’attuale calcolo con il metodo contributivo impone molte riflessioni dal momento che la pensione sarà frutto del montante contributivo che il lavoratore avrà versato (e quindi accumulato) nel corso dell’intera vita lavorativa.

Fondamentale è individuare alcune informazioni che non sono ben evidenziate quali:

  • L’importo soglia: requisito per accedere alla pensione sarà il versamento un importo minimo al di sotto del quale l’assegno non verrà erogato e sarà quindi necessario prolungare l’attività lavorativa oltre gli anni minimi consentiti dall’attuale normativa;
  • Massimale contributivo: è il tetto retributivo oltre cui il reddito percepito non è soggetto a contribuzione previdenziale e quindi l’assegno pensionistico non sarà proporzionale al reddito effettivamente conseguito;
  • L’integrazione al minimo è stato un istituto che ha tutelato i pensionati al di sotto di un determinato livello di reddito, il cui assegno pensionistico non sia sufficiente a garantire una vita dignitosa e qualora l’assegno sia al di sotto di un determinato importo fissato annualmente dalla legge il pensionato ha potuto aver diritto ad una integrazione. Tale istituto non è previsto per le pensioni liquidate interamente con il sistema contributivo.

Rimane oggi l’incognita del motivo per il quale è stata accantonata la busta arancione, o per un effettivo risparmio a favore degli stipendi dei top manager o, a detta di alcuni, per rinviare una protesta sociale lasciando nell’oblio della conoscenza per ancora un altro lasso di tempo i giovani lavoratori italiani che tra Covid, disoccupazione, studi che finiscono sempre più tardi, hanno – se li hanno – lavori precari che non molto probabilmente non consentiranno un flusso regolare nel versamento dei contributi.

Il consiglio fondamentale è bypassare il mancato inoltro della busta arancione ed accedere alle informazioni previdenziali collegandosi alla pagina personale sul sito dell’Inps – che da ottobre 2020 potrà avvenire soltanto attraverso l’accesso Spid – e simulare la futura uscita a pensione.

Carriera discontinua ed altalenante , requisito contributivo dell’anzianità, circa 43 anni, importi soglia

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Chi è Mario Vacca

Mi presento, sono nato a Capri nel 1973, la mia carriera è iniziata nell’impresa di famiglia, dove ho acquisito la cultura aziendale  ed ho potuto specializzarmi nel management dell’impresa e contestualmente ho maturato esperienza in Ascom Confcommercio per 12 anni ricoprendo diverse attività sino al ruolo di vice presidente.
Queste capacità mi hanno portato a collaborare con diversi studi di consulenza in qualità di Manager al servizio delle aziende per pianificare crescite aziendali o per risolvere crisi aziendali e riorganizzare gli assetti societari efficientando il controllo di gestione e la finanza d’impresa.
Nel corso degli anni le esperienze aziendali unite alle attitudini personali mi hanno permesso di sviluppare la capacità di anticipare e nel contempo essere un buon risolutore dei problemi ordinari e straordinari dei miei clienti.
Per migliorare la mia conoscenza e professionalità ho accettato di fare esperienza in un gruppo finanziario inglese e, provatane l’efficacia ne ho voluta fare una anche in Svizzera.
Queste esperienze estere hanno apportato conoscenze legate al Family Business, alla protezione patrimoniale tanto per le imprese quanto per i singoli imprenditori ed all’attenzione per l’armonizzazione fiscale tra le diverse realtà ed al rischio d’impresa.
Mi piace lavorare in squadra, mi piace curare le pubbliche relazioni e, sono convinto che l’unione delle professionalità tra due singoli, non le somma ma, le moltiplica.
Il mio impegno è lavorare sodo ma, con etica, lealtà ed armonia.

Contatto Personale: mvacca@capri.it