Una Bussola per navigare

Una Bussola per navigare

Di Mario Vacca Parma 11 ottobre 2020 – Secondo alcuni economisti il 2019 è stato l’ultimo anno di un mondo come lo abbiamo conosciuto e con il 2020 arriverebbe una nuova realtà e, che ci piaccia o no, sarà con noi almeno fino al 2032. In effetti mai come in questi giorni possiamo capire che se si decidesse di riaprire tutto e tornare alla situazione precedente ci ritroveremmo in un attimo al punto di partenza.

L’economia non ripartirà subito perché con il blocco totale dovuto al lockdown ed alle restrizioni per il contenimento della pandemia ci saranno molti fallimenti. E’ probabile che moltissimi soggetti non saranno più in grado di pagare i propri debiti, altri non saranno più in grado pagare i canoni di affitto. Se da una parte qualcuno non paga, dall’altra c’è qualcun altro che non riscuote. Il gioco è a somma zero. Per uscirne occorre una strategia di grande equilibrio e di lento e cauto procedere. Ci saranno periodi di “stringi e allenta” sempre con il rischio pandemia usato alla nausea per limitare la libertà delle persone concedendo brevi sprazzi di libertà che restituiscono risultati per il quali occorre stringere nuovamente il cappio e così via.

Per rappresentare l’attuale situazione in cui si trovano le imprese, mi piace riportare l’analogia di noto pubblicista: “Per descrivere questo momento mi viene in mente un’avventura di pesca alle Bahamas. Ero andato a pescare uscendo con il kayak durante la fase di alta marea. L’alta marea può essere intesa come una sufficiente copertura di liquidità che consente di navigare galleggiando sopra le insidie del fondale. Al mio ritorno, la marea si era ritirata di molti metri e, per raggiungere la strada, per tornare a casa, dovevo attraversare un tratto di acqua molto bassa con rocce e coralli affioranti e taglienti, compresi ricci di mare. Tutto ciò con delle ciabatte approssimative che mi fornivano una protezione solo parziale. Il rischio era quello di ferirsi i piedi, di scivolare, di rompere il kayak e di perdere i pesci che avevo preso. Dovevo trovare un sistema per riportare in sicurezza pesci, piedi e kayak. L’unico modo era quello di procedere lentamente. Sondando il terreno prima di compiere un passo. Poi, una volta avanzato, tirarmi dietro l’imbarcazione sul velo di acqua laddove possibile, o caricandola a forza di braccia, spostandola in un punto sicuro. E così via per diverse ore, sotto il sole tropicale, fino alla fine del percorso. È stata una prova di pazienza, forza e abilità, di calcolo del rischio da effettuare prima di ogni passo, approfittando di ogni pozza di acqua più fonda e di ogni appoggio più sicuro dove appoggiare il piede senza tagliarmi o scivolare. Queste sono le doti che dovrebbero avere coloro che in questo momento si trovano nella posizione di stabilire la strategia migliore per tirare fuori le imprese da questa “bassa marea” insidiosa in cui ci troviamo, ben sapendo però che facendo i passi sbagliati, si rischia non solo di fare danni irreparabili, ma anche di affondare e perdere tutto”.

E’ facile intuire quindi che sondare il terreno è l’operazione più importante che in economia chiamiamo programmazione e controllo. E’ quindi necessario, programmare, controllare ma anche riorganizzare le proprie risorse ed adattarle al cambiamento. Un bravo imprenditore deve essere consapevole dei propri punti di forza e dei propri punti di debolezza. Difficilmente una persona può eccellere in tutti gli ambiti: ricerca e sviluppo, marketing e vendite, acquisti, amministrazione e controllo, finanza, affari legali, produzione, logistica etc. – il che porta l’imprenditore a doversi chiedere: quali sono gli aspetti che posso presidiare in prima persona, perché sono “forte” e preparato, e su quali invece devo cercare soci, collaboratori o manager eccellenti? La risposta a questa domanda impatta eccome sull’organizzazione, perché le “mansioni” dell’imprenditore e la configurazione del primo “organigramma” aziendale dipendono strettamente da questo.

L’Organizzazione Aziendale non è solo buon senso: esistono alcuni principi basilari che vanno sempre tenuti presente. Ogni azienda è un sistema complesso, ovvero un insieme di risorse strettamente interconnesse le cui attività dovrebbero convergere verso pochi, fondamentali obiettivi comuni. Questo patrimonio di connessioni è estremamente prezioso e pertanto necessita di essere gestito ed indirizzato. L’organizzazione aziendale è un universo di principi generali, approcci metodologici e tecniche specifiche che danno risposta esattamente a questa esigenza.

In azienda è fondamentale l’esistenza di un sistema di pianificazione strategica che, all’interno del controllo di gestione, agevola il management nel decidere cosa fare nel dettare le linee guida affinché si possano raggiungere gli obiettivi prefissati. Il controllo di gestione è un insieme di tecniche e strumenti fondamentali per la pianificazione e controllo dell’andamento aziendale. Queste tecniche e strumenti sono il supporto al management per progettare strategie riguardo le decisioni per competere, migliorare le quote di mercato, aumentare la saturazione della produzione, per avere, alla fine, migliori risultati economici e finanziari. Luigi Di Stasi nel suo libro “Pianificazione e controllo di gestione” definisce il concetto di pianificazione strategica   quale il processo di riflessione eseguito dal management aziendale al fine di definire anzitutto gli obiettivi strategici che l’azienda intende proporsi e, successivamente, le decisioni che devono essere prese per raggiungere tali obiettivi, attraverso una chiara, anche se non dettagliata, determinazione dei piani attuativi, suddivisi fra i vari settori aziendali.

Due momenti fondamentali quindi caratterizzano il controllo di gestione: la redazione del budget e l’analisi degli scostamenti tramite i quali sarà possibile tenere sotto controllo l’andamento della situazione gestionale dell’azienda. Il report periodico evidenzierà eventuali scostamenti dai dati consuntivi permettendo di rintracciare la genesi per intervenire tempestivamente al fine di correggere eventuali deficienze venutesi a creare.

Il riassetto organizzativo e l’adozione di un buon piano di controllo di gestione saranno tanto più efficaci quanto più rilevante sarà l’esperienza della persona chiamata ad implementare tali sistemi e ad interpretarne i risultati.

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Chi è Mario Vacca

Mi presento, sono nato a Capri nel 1973, la mia carriera è iniziata nell’impresa di famiglia, dove ho acquisito la cultura aziendale  ed ho potuto specializzarmi nel management dell’impresa e contestualmente ho maturato esperienza in Ascom Confcommercio per 12 anni ricoprendo diverse attività sino al ruolo di vice presidente.
Queste capacità mi hanno portato a collaborare con diversi studi di consulenza in qualità di Manager al servizio delle aziende per pianificare crescite aziendali o per risolvere crisi aziendali e riorganizzare gli assetti societari efficientando il controllo di gestione e la finanza d’impresa.
Nel corso degli anni le esperienze aziendali unite alle attitudini personali mi hanno permesso di sviluppare la capacità di anticipare e nel contempo essere un buon risolutore dei problemi ordinari e straordinari dei miei clienti.
Per migliorare la mia conoscenza e professionalità ho accettato di fare esperienza in un gruppo finanziario inglese e, provatane l’efficacia ne ho voluta fare una anche in Svizzera.
Queste esperienze estere hanno apportato conoscenze legate al Family Business, alla protezione patrimoniale tanto per le imprese quanto per i singoli imprenditori ed all’attenzione per l’armonizzazione fiscale tra le diverse realtà ed al rischio d’impresa.
Mi piace lavorare in squadra, mi piace curare le pubbliche relazioni e, sono convinto che l’unione delle professionalità tra due singoli, non le somma ma, le moltiplica.
Il mio impegno è lavorare sodo ma, con etica, lealtà ed armonia.

Contatto Personale: mvacca@capri.it