I colori che ci piacciono. Tutto il resto è… mai na gioia!

I colori che ci piacciono. Tutto il resto è… mai na gioia!

Di Lamberto Colla Parma,  8 novembre 2020 328esimo giorno dell’anno 1 dell’era  COVID-19 e 242° pandemico – domenica –

Ci eravamo illusi di avere imboccato la strada della normalità o quantomeno di una convivenza pacifica con il virus e settembre aveva segnato il record di ripresa economica. Con uno straordinario + 16% di incremento del PIL l’Italia aveva doppiato la Germania e, nonostante fosse ancora a -4% rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente, il risultato premiava la caparbietà e la volontà dei nostri orgogliosi concittadini.

Ma la raffica di DPCM di ottobre ha cancellato tutto e fatto ripiombare nelle tenebre le anime dei tanti gloriosi imprenditori e lavoratori italiani. 

Il 50% dell’intera popolazione attiva si è caricata dei sacrifici e il resto?

Sacrifici, economici soprattutto, di cui i dipendenti pubblici sono stati esonerati e molti dei quali sono addirittura sollevati dall’impegno di presentarsi al lavoro dovendo “produrre” in smart working.  Una produttività, in termini di efficienza dei servizi al cittadino, tutta da comprendere sapendo quanto ancora il lavoro sia dipendente dalla “carta” limitando perciò l’efficacia del tele lavoro. Un ulteriore appesantimento che gravita sulla testa del resto d’Italia, quella parte di popolazione già messa sotto pressione da molti mesi.

Che debba essere chiamato a compartecipare al sacrificio italico anche il popolo del pubblico impiego è lo stesso Massimo Cacciari a chiederlo. Il filosofo e politologo dichiaratamente di sinistra, invitato a  “Piazzapulita” a esprimersi sull’ultimo DPCM, come riportato da ADNKRONOS, ha invocato una chiamata “alle armi” anche per loro: “Voglio dire ai miei colleghi dello stato e del parastato, prima o dopo arriveranno a voi, per forza. E io spero che ci arrivino presto, perché è intollerabile che questa crisi la paghi metà della popolazione italiana”.

Ormai è inutile conteggiare gli errori governativi. Sono sotto gli occhi di tutti. 

E’ palese, nonostante l’alzata di scudi di protezione richiamando le difficoltà degli altri Paesi, come questo dovesse consolarci, che l’esercito di consulenti ha prodotto il “vuoto pneumatico“. Non è stato in grado di pianificare nemmeno le più banali, scontate e prevedibili azioni che qualsiasi donna o uomo di buon senso avrebbe potuto adottare. Dai trasporti alle scuole, dalla riorganizzazione dei medici di famiglia a un sistema di monitoraggio e tracciabilità della pandemia.  Capacissimi invece di scaricare le responsabilità su altri, le Regioni e le amministrazioni locali in genere, e ovviamente sui cittadini, feriti negli affetti e nell’a salute, nella economia familiare e depressi dalla prospettiva futura sempre più incerta, spauriti dalla consapevolezza di non avere una guida capace di portarli fuori dalle sabbie mobili.

Con questa oscura prospettiva ci si incammina verso il Natale e poi verrà Capodanno, Carnevale e infine Pasqua nella consapevolezza che probabilmente a tavola con noi non avremo i nostri affetti, non incontreremo gli amici per  il brindisi delle feste e non vivremo il piacere dell’entusiasmo dei nipoti intenti a scartare i regali di Santa Lucia o di Babbo Natale o della Befana. 

Il 25 dicembre 2020 taglieremo il panettone “MAINA GIOIA” in solitudine, colmi di rabbia e rassegnati a trascorrere i successivi 160 giorni pandemici in semi clausura.

Gli unici colori che ci piacciono sono il Verde, il Bianco e il Rosso, simboli di speranza, uguaglianza e sacrificio, mentre il Giallo, il Rosso e l’Arancione sono solo i colori della disfatta, dell’iniquità e della solitudine!

W l’Italia e W gli Italiani!

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LINK:

https://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2020/11/05/cacciari-anche-statali-devono-pagare-crisi_3tjx1pRowI6EwgAwIY3VOO.html

https://www.quirinale.it/page/tricolore

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