La sopravvivenza delle startup

La sopravvivenza delle startup

Alcuni studi evidenziano che le aziende italiane sopravvivono al quinto anno solo nel 60,6% dei casi.

Di Mario Vacca Parma. 8 novembre 2020 – La mancanza di liquidità o difficoltà di accesso al credito sembrano essere le principali cause almeno nella stragrande maggioranza dei casi ma, ovviamente, possono essere considerati soltanto come cause finali che hanno portato alla crisi ed alla successiva chiusura ma non la genesi del problema.

Un interessante esame delle varie cause dietro ai fallimenti delle piccole e medie imprese viene da un’intervista a

Susan Solovic, esperta di piccole e medie imprese, consulente per il Congresso USA sull’imprenditoria femminile e membro attivo di molti consigli di direzione di scuole di business universitarie come Harvard e St.Louis, affronta l’incognita in un interessante documento che analizza le cause esistenti dietro i fallimenti delle piccole e medie imprese del mercato americano le cui analogie con la situazione italiana sono tante.

Mancanza di formazione per diventare un imprenditore

Molti imprenditori si avvicinano all’avvio di un’impresa senza una specifica formazione nella totale ignoranza delle regole fondamentali comuni per indirizzare un’azienda, farla crescere e migliorare. Il problema è tanto più grave quanto il fatto che, soprattutto i giovani, attraverso internet, hanno una quantità di informazioni importante per poter scegliere la formazione più adatta o i consulenti più interessanti.

Molti sono spinti e guidati dalla passione è spesso affiancata dalla competenza specifica di prodotto o servizio. Però la passione e la competenza specifica non garantiscono da sole il successo ed occorrono competenze sufficientemente adeguate per costituire e gestire un business.

Mancanza di originalità

Secondo Susan Solovic il secondo problema riguarda la mancanza di originalità: nella stragrande maggioranza dei casi le nuove attività propongono servizi e prodotti già esistenti senza offrire ai potenziali clienti alcun valore aggiunto e quindi nessuna spinta motivazionale per cambiare le abitudini di acquisto.

Mancanza di visione

Saper definire gli obiettivi aziendali non è facile come sembra ed infatti molti imprenditori non hanno una meta chiara davanti a sé. “Un obiettivo senza un piano è solo un desiderio.” diceva Antoine de Saint-Exupéry. In questo caso ci troviamo con i tanti miei contributi precedenti riguardo una corretta pianificazione strategica.

Mancanza di fondi

La Solovic ritiene che condurre una piccola impresa in un periodo di incertezza come quello odierno è stressante, ma è altrettanto stressante lasciare che le scelte di business vengano dettate dalla marea e non dalla mano dell’imprenditore sul timone, ed è quindi inutile lamentarsi della difficoltà di ottenere fondi per partire e di come l’economia oggi sia ancora più dura con le piccole imprese.

La mano dell’imprenditore sul timone imporrebbe una programmazione economico/finanziaria che- sin dalla progettazione del business – evidenzierebbe il fabbisogno finanziario dell’azienda in ogni momento del percorso considerato e quindi favorirebbe la scelta di intraprendere o meno un business e, nel caso affermativo, con quali passi.

 

 

Fare gli stessi errori, più e più volte

Sovente sono realtà profittevoli ad andare in crisi perché non hanno liquidità per proseguire nella gestione quotidiana (pagare l’affitto, saldare i fornitori, pagare gli stipendi, le tasse, i professionisti…) e questo perché non vi è il minimo controllo sui flussi di cassa o l’uso di strumenti idonei!

Susan spiega che da sempre attribuisce questo meccanismo all’entusiasmo del novello imprenditore che conosce questi fatti da una prospettiva di buon senso, ma quando si tratta della sua attività non riesce spesso ad essere completamente obiettivo.

Diventare imprenditore però è molto più che prendere decisioni e saper correre rischi. Diventare un imprenditore di successo significa in primis fare i compiti a casa, sviluppare le proprie competenze sia di prodotto che di conduzione dell’attività e questo richiede tempo. Non sempre un bravo cuoco piò agevolmente diventare un buon conduttore di ristoranti o un bravissimo barman gestire con efficienza un bar alla moda.

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Chi è Mario Vacca

Mi presento, sono nato a Capri nel 1973, la mia carriera è iniziata nell’impresa di famiglia, dove ho acquisito la cultura aziendale  ed ho potuto specializzarmi nel management dell’impresa e contestualmente ho maturato esperienza in Ascom Confcommercio per 12 anni ricoprendo diverse attività sino al ruolo di vice presidente.
Queste capacità mi hanno portato a collaborare con diversi studi di consulenza in qualità di Manager al servizio delle aziende per pianificare crescite aziendali o per risolvere crisi aziendali e riorganizzare gli assetti societari efficientando il controllo di gestione e la finanza d’impresa.
Nel corso degli anni le esperienze aziendali unite alle attitudini personali mi hanno permesso di sviluppare la capacità di anticipare e nel contempo essere un buon risolutore dei problemi ordinari e straordinari dei miei clienti.
Per migliorare la mia conoscenza e professionalità ho accettato di fare esperienza in un gruppo finanziario inglese e, provatane l’efficacia ne ho voluta fare una anche in Svizzera.
Queste esperienze estere hanno apportato conoscenze legate al Family Business, alla protezione patrimoniale tanto per le imprese quanto per i singoli imprenditori ed all’attenzione per l’armonizzazione fiscale tra le diverse realtà ed al rischio d’impresa.
Mi piace lavorare in squadra, mi piace curare le pubbliche relazioni e, sono convinto che l’unione delle professionalità tra due singoli, non le somma ma, le moltiplica.
Il mio impegno è lavorare sodo ma, con etica, lealtà ed armonia.

Contatto Personale: mvacca@capri.it